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lunedì 12 Aprile 2021

Il piacere dei sensi Versailles è un anagramma

Versailles è un anagramma

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Giovanni Pozzi nel suo volume La parola dipinta (Adelphi, 1981) sostiene che in Italia l’anagramma vero e proprio comparve insieme con le numerose poesie che celebrarono l’erezione dell’obelisco vaticano. Sempre secondo Pozzi, esso fu importato da un provenzale stabilitosi a Roma, Guglielmo Blanc il quale, nei suoi Epigrammata in obeliscum (Oma, 1586), incluse una scelta di anagrammi corredata addirittura da un piccolo trattato sull’argomento, vòlto quasi a esortare gli italiani a cimentarsi in questo divertente passatempo:

«… avuta l’occasione di nominare l’anagramma, non potei evitare di stupirmi nel constatare come una cosa antichissima per nascita, mirabile per l’artificio, amabile per la grazia, frequente presso di noi [in Francia], fosse qui [in Italia], tenuta in poco conto, addirittura ignorata, non dico dal volgo o dai poco istruiti, ma pure dai dotti».

E davvero in Francia si era avuta una fortunata fioritura dell’anagramma, per merito principalmente del poeta Jean Dorat. Al tempo di Luigi XIII si sa che esistette persino un “regio anagrammista” e fu tale l’avvocato Louis Billo che si diede da fare moltissimo anagrammando il nome del re; il quale addirittura pare che si decise a costruire la residenza di VERSAILLES soltanto perché il nome di quella zona, allora selvaggia, poteva anagrammarsi quasi esattamente in VILLE SERA.

La implicita esortazione di Blanc fu raccolta certamente molto bene in Italia, dove ben presto ci si trovò dinanzi ad esempi riuscitissimi che ricalcavano la nuova formula dell’anagramma incastonato nell’epigramma, sul tipo di quello piú che noto e già citato del poeta fiorentino Giovan Battista Fagiuoli (1660-1742):

Chi fe’ quell’anagramma puro e schietto
e che da ‘moglie’ ne cavò ‘mi lego’
fu più che sapientissimo soggetto!

Oggi l’anagramma, oltre che fornire possibili schemi di pretesto per giochi a enigmi, com’è il caso di queste combinazioni

burle giovanili = il vigile urbano
la pena di morte = pentola di rame
città demoniaca = camicia da notte
sofà e poltrona = pantofole rosa
cintola ricamata = malattia cronica

si rivolge, come già visto, di frequente al mondo politico e a volte pure con risultati divertenti o addirittura sconcertanti quando si citino gli esempi

Democrazia Cristiana = azienda camorristica
e
Partito Comunista Italiano =compatto in solitaria unità

tutti con frasi a senso continuativo, nelle quali la seconda parte è anagramma della prima e a essa attinente, cosí come questi altri:

Giulio Andreotti un gelido Totò Riina

Antonio Bassolino osa, non sta in oblío!
Silvio Berlusconi l’unico boss virile
Fausto Bertinottti si è fatto bruttino
Rocco Buttiglione un clerico bigotto
Pier Ferdinando Casini in sordina depreca Fini
Carlo Azeglio Ciampi magico, arzillo, piace
Massimo d’Alema mamma, se à soldi!
Ciriaco De Mita ‘ai, come ci tradí!
Pietro Ingrao opera intrigo
Pietro Nenni non è Pertini!

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