Rifiuti solidi… inurbani…

Della mondezza, immondizia, rifiuti solidi urbani o meglio inurbani, si impicciano tutti a Roma: giornalisti, scienziati, politici, affaristi, sindaci e assessori, soprattutto gente comune che con la gestione non c’entra, ma che della “mala gestio” soffre le conseguenze. Tutti hanno imparato la terminologia: raccolta differenziata, termo valorizzatori, discariche, inceneritori, Tmb (ossia trattamento meccanico biologico), compostaggio, digestione anaerobica, eccetera. Ma nessuno ha capito bene di che si tratta. L’hanno capito poco anche i politici che dovrebbero decidere e che da anni scelgono la costosa via del trasporto oltre regione se non oltre confine. Diceva qualcuno che a pensare male si fa peccato ma spesso ci si indovina!

Qualche decennio fa successe lo stesso a Napoli che diventò motivo di abbandono del turismo, di orrore per gli abitanti, di discredito per le Amministrazioni che furono eliminate dal corpo elettorale. Poi tutto o quasi si è risolto, la città ha ritrovato il suo splendore, il turismo è tornato in massa, la qualità della vita è ridiventata quella della grande città capitale che era stata prima dell’arrivo di Garibaldi e dei Piemontesi.

A Roma siamo adesso per così dire al secondo atto della tragedia napoletana che durò qualche anno e che qui rischia di ripetere tragici danni. La Sindaca ottiene dall’AMA la pulizia del centro storico, mentre per gli altri quartieri, compreso quello dove lei abita, silenzio oltre la siepe.

Di profilo la Sindaca ha un naso importante: possibile che sia solo forma senza sostanza? Ossia che non senta gli odori nauseabondi che arrivano sino oltre 50 m dai cassonetti circondati da infiniti sacchetti multicolori in genere aperti dagli animali randagi, dai gabbiani importati dal mare ed ormai padroni della città, e dai topi, i famosi mega topi romani che non avevano nei millenni mai avuto la possibilità di nutrirsi come ora, cinghiali permettendo.

Roma tra i rifiuti
Roma “sommersa” dai i rifiuti

I problemi ci sono, è inutile negarlo: nessuno vuole una discarica o un impianto di trattamento rifiuti vicino casa propria. Ciò vale per le periferie urbane, per le campagne che circondano la città, per i paesi della provincia e delle altre province del Lazio. Ma gli amministratori politici sono stati eletti per decidere, alla regione ai comuni, se non ce la fanno, in un paese serio c’è l’istituto delle dimissioni, prima che, come denunciato dall’Ordine dei medici, da tanto sudiciume ne venga alla popolazione inerme qualche drammatica epidemia. 

Infine l’AMA e la sua dirigenza variabile: non vale la pena di fare nomi, perché non cambierebbe la sostanza ed in fondo solo una minoranza esigua di romani li conosce. Di certo nell’attuale consiliatura comunale di direttori e dirigenti ne sono cambiati parecchi: hanno accettato l’incarico, letteralmente turandosi il naso, percependo un lauto stipendio e dopo poco sono fuggiti, volontariamente o per licenziamento, portandosi via una altrettanto lauta liquidazione. Nel loro curriculum potranno inserire (ma non lo faranno) una nota in merito alla loro incapacità gestionale ben remunerata, senza vergogna.

In questo luglio di caldo atroce e di feroci miasmi che pervadono la città, il Presidente della Regione ha ordinato all’AMA di pulire la città in sette giorni, ossia di fare il proprio dovere che non viene fatto da anni. Dopo sette giorni la città sarà come prima o quasi perché oltretutto il provvedimento è ordinatorio e non perentorio, ossia senza pena in caso di inadempienza. Si dirà che non si sa dove andare a scaricare i camion carichi di immondizia e quindi non sarà possibile fare ulteriori raccolte. Come sempre da anni.

Stavolta però siamo oltre il limite. Basta con dirigenti incapaci e politici inadeguati: non solo la Regione, ma anche il Governo a più riprese ha rilevato la drammatica situazione non gestita. Abbiamo in questi anni dato fiducia a politici di più partiti e parti, a manager e dirigenti romani e non romani con strepitosi curriculum, ne abbiamo ricavato solo fallimenti! Forse non rimane che ricorrere alle forze armate? 

Non un Generale o un Colonnello dell’Esercito o dei Carabinieri o della Guardia di Finanza, ossia non uno solo: non servirebbe. Ne servirebbero molti, alti ufficiali e truppa scelta collocati in ogni settore e luogo del sistema rifiuti! Ma in tal caso la strada della mondezza potrebbe aprire il percorso ad un sistema diverso che purtroppo non pochi auspicano!

Il problema romano non sono i migranti o almeno non sono solo essi, qualcuno al Governo dovrebbe capirlo.           


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Eugenio Santoro
È nato a Roma nel 1938 da famiglia calabrese, e si è laureato a Roma nel 1962, ottenendo la libera docenza nel 1968. Ha svolto tutta la sua vita professionale a Roma. Dopo essere stato per dieci anni allievo e assistente del professor Paride Stefanini, dal 1976 ha diretto per oltre trenta anni le Divisioni di Chirurgia generale ed i Dipartimenti chirurgici degli Ospedali romani Cristo Re, Regina Elena e San Camillo, operando oltre 20.000 malati soprattutto per patologie oncologiche digestive. Ha insegnato nelle Università di Roma La Sapienza, Cattolica e UNItelma. Nel 2001 ha creato un Centro trapianti di fegato all'istituto Regina Elena dove ha realizzato il primo trapianto epatico in Italia in un paziente sieropositivo.Nel 2004 gli viene conferita la Medaglia d'oro della sanità pubblica. È stato presidente della Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani dal 1993 al 1996, presidente della Società Italiana di Chirurgia dal 1998 al 2000, presidente della International Gastric Cancer Association dal 2005 al 2007 e vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanità dal 2006. È presidente della Fondazione San Camillo-Forlanini dal 2012. Membro onorario di molte società scientifiche di paesi esteri e dei board di riviste nazionali ed internazionali di chirurgia, ha presieduto congressi italiani e internazionali di chirurgia. È autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche su argomenti di chirurgia e oncologia e di 7 libri. Ha anche pubblicato saggi e articoli di storia, sociologia, politica e due romanzi. È sposato ed ha tre figli.

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