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domenica 24 Gennaio 2021

Usque tandem Roma violenta

Roma violenta

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È storia di questi giorni. I giornali intitolano: Roma e’ come il Far West, spara anche la Polizia, come a Los Angeles ed a Chicago.  Li’ oggi come ieri sparavano e sparano tutti, delinquenti e Polizia, qui le armi da fuoco le usavano solo i delinquenti. Con le nuove leggi sulla sicurezza sono cambiate per così dire le regole di ingaggio per i Tutori dell’ordine? E sparano anche loro!

Domenica di novembre, tarda mattina, la gente cammina per corso Francia, Roma Nord, un buon flusso di macchine percorre il largo viale, poi all’improvviso il caos. Arriva a forte andatura una moto con due uomini a bordo inseguita da una volante. Altre volanti giungono in senso opposto: la moto non si ferma all’alt e la Polizia spara, forse in aria, per fortuna senza colpire nessuno. La gente fugge mentre la moto inverte la marcia e si schianta contro una volante. Feriti da una parte e dall’altra, nessun morto. Fuggitivi arrestati: avevano rubato due Rolex in Prati a due automobilisti ingenui, con la tecnica dello specchietto rotto!

Il furto non stupisce e non fa notizia, la polizia che spara, per futili motivi, più che fare notizia, fa paura. Di sparatorie a Corso Francia e dintorni i meno giovani ne ricordano un’altra nel 1977 in via Nitti. Luciano Re Cecconi  aveva 29 anni, era un centrocampista della Lazio che pochi anni prima aveva vinto lo scudetto ed aveva anche vestito la maglia azzurra della Nazionale, biondo, robusto, instancabile ,di carattere allegro e socievole in quel pomeriggio piovoso di gennaio del ‘77 dopo l’allenamento andò ,con un altro calciatore della Lazio ed un amico, in una gioielleria della collina Fleming. Sembra che Re Cecconi entrando, imbacuccato per la pioggia, abbia scherzosamente esclamato: “mani in alto è una rapina”. Purtroppo il gioielliere lo prese sul serio, afferrò la pistola calibro 7.65 che aveva in un cassetto aperto e sparo’ colpendo mortalmente il presunto aggressore in pieno petto. Fu un grande lutto per la città, uno dei tanti di quegli anni di piombo: allora Roma era una città a rischio, la sera si usciva poco per paura e le vittime furono molte, ovviamente diverse per caratteristiche e significato dal calciatore Re Cecconi.

Il giudice Vittorio Occorsio aveva partecipato al processo per la strage di piazza Fontana a Milano. Fu ucciso da estremisti di destra nel luglio del ‘76 mentre era in macchina al quartiere Trieste. Nel 1978 ci fu il drammatico clamoroso sequestro dell’onorevole Aldo Moro: nella sparatoria in via Fani, zona Trionfale, morirono i cinque uomini della sua scorta ed anche lui fu ucciso con un colpo di pistola alla nuca dopo quasi due mesi di sequestro. Nel 1980 Vittorio Bachelet, giurista illustre, democristiano, fu ucciso sulle scale della Facoltà di Scienze politiche della Sapienza . Poco dopo fu ucciso nell’androne del palazzo dove abitava il Generale dei Carabinieri Enrico Galvaligi.  Nel 1982 con un fucile a canne mozze caricato a pallettoni fu ammazzato con 18 colpi il Tenente colonnello dei Carabinieri Antonio Varisco nei pressi del tribunale dove comandava il Nucleo traduzioni e scorte. Fu insignito di Medaglia d’oro alla memoria dal Comune di Roma. Nel 1985, negli ultimi sussulti del morente movimento delle Brigate Rosse, fu ucciso nel parcheggio dell’Università l’economista Ezio Tarantelli.

Negli anni ’90, finita la tragica  epopea dei brigatisti, sconfitti dalle forze dell’ordine e dal pentitismo, a Roma ricomparvero le bande criminali e la delinquenza comune e ricominciarono gli omicidi a colpi di arma da fuoco nelle strade. Nel gennaio del ‘92 fu ucciso da un killer a volto coperto l’attore Francesco Annibali  sotto la sua casa a Centocelle. Nel febbraio del ‘95 con un colpo di pistola alla testa venne freddato al binario 10 della stazione Ostiense il detective privato Duilio Saggia Civitelli: assassino sconosciuto e sconosciuti il mandante ed il movente. Nel dicembre del ‘97 toccò al benzinaio ventenne Antonino Sciacca, alla stazione Esso di via Tuscolana, a morire con un colpo al cuore sparato da due nomadi per un furto d’auto.

Cambia secolo, ma non diminuisce la violenza anche in strada, affidata alle armi da fuoco: nel 2013 le morti violente a Roma sono 31, una parte rimaste impunite. Nell’ottobre di quell’anno l’imprenditore Sesto Cervini muore a Casal Palocco per un colpo di pistola alla testa. Il presunto assassino fu rintracciato dopo cinque anni in Kenya.

Le sparatorie si sono intensificate nell’anno in corso 2019. Il 2 febbraio ne rimane vittima innocente il giovane nuotatore Manuel Bortuzzo, venuto da Treviso a Roma per allenarsi, colpito alla schiena da un colpo di pistola calibro 38 destinato ad altri: il proiettile entrò nella colonna vertebrale sezionando il midollo e condannando il giovane nuotatore alla sedia a rotelle. Ad agosto Fabrizio Piscitelli estremista di destra, capo tifoso della Lazio , con precedenti per droga, viene freddato con un colpo di pistola alla nuca mentre stava seduto su di una panchina con il suo autista cubano, al Parco dell’Acquedotto, zona Cinecittà. L’assassino si dileguò rapidamente scomparendo nel nulla. A novembre altra sparatoria in via di Boccea: due killer in moto, caschi e giubbotti neri, affiancano la macchina del quarantunenne Leandro Bennato e sparano più colpi di arma da fuoco senza colpire la vittima predestinata. Qualcuno sospetta un collegamento tra questi due ultimi attentati, assegnati allo stesso pm. Tutte storie di droga?

Roma come nel far west
Roma come nel far west

Nella successione temporale di questi drammatici eventi, siamo tornati alla domenica di questo piovoso novembre con la sparatoria di corso Francia, che come detto, ha una caratteristica particolare ed innovativa: questa volta a sparare per un banale furto di Rolex, sono le forze dell’ordine, forse sotto stress per l’omicidio a colpi di arma bianca del loro collega Mario Cerciello Rega, disarmato, avvenuto in Prati poco tempo prima ad opera di due giovani americani fermati dal poliziotto per una storia di droga. Un delitto  diverso a colpi di coltello che a Roma ha parecchi ben noti precedenti: dall’uccisione di Giulio Cesare nelle idi di marzo del 44 a. C. al seicentesco delitto che costrinse alla rovinosa fuga il grande pittore Caravaggio, alla morte del Ministro Papale Conte Pellegrino Rossi accoltellato nel 1848 sulle scale della Cancelleria, delitto che dette il via alla ribellione popolare che portò poco dopo alla proclamazione della breve Repubblica Romana.

Tutte storie di sangue e di morte nella città della misericordia, della solidarietà, del perdono, nella culla del cristianesimo che con il 20º secolo ha abbandonato ogni forma di violenza, di sopraffazione, di odio e di vendetta. Per tutti e da parte di tutti, Cristiani e non.

E’ proprio il caso, con i decreti sicurezza, di armare più mani di quante ce ne sono già? E di affidarsi alla repressione con l’inasprimento delle pene ? E non è invece il caso di analizzare le condizioni che armano la mano di questi efferati killer? Non ci sarà forse una concausa nella miseria, nella disoccupazione imperante, nella necessità di procurarsi comunque il necessario per vivere, mettendosi a servizio del crimine? In una città ferma da anni, soprattutto negli ultimi, dove delle grandi opere si è persa ogni traccia, dove i cantieri sono fermi, dove i giovani non intravedono un futuro lavorativo e sociale, dove i negozi chiudono, dove l’edilizia pubblica è scomparsa e quella privata ha preso altre strade, dove le zone industriali del Tiburtino e della Pontina soffrono dell’incertezza politica, si stanno creando ,ed anzi si sono create, condizioni che rischiano di rappresentare il terreno di cultura della delinquenza, dello spaccio della droga, dello sfruttamento della prostituzione, della violenza.

Se è giusto puntare il dito contro i responsabili delle azioni criminali e pretendere giustizia, è altrettanto giusto denunciare le responsabilità di chi, nelle Istituzioni statali, comunali, associative, sindacali, eccetera, poteva fare e non ha fatto, poteva prevedere e non ha previsto, lasciando che il degrado prevalesse e che un secondo medioevo cominciasse a sorgere.






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