Categorie: Professione Donna

Si chiama Greta l’ultimo respiro di Glory

Le donne sono capaci di tutto, hanno anche il coraggio di morire per poter generare una nuova vita. Glory Obibo, a soli 29 anni ha capito che essere donna a volte comporta responsabilità e prese di posizione al di là della comprensione umana.

Una giovane ragazza arrivata in Italia all’alba del terzo millennio su uno di quei barconi affollati di Nigeriani, in cerca di una vita diversa, lontana dalla povertà in un Paese dove il progresso dovrebbe garantire un futuro migliore. In Italia Glory ha trovato l’amore di un uomo che l’ha aiutata nel momento forse peggiore della sua esistenza, in cui provata dalla fame chiedeva aiuto. Un amore puro nato in circostanze difficili, ma che è riuscito a superare anche le barriere della disperazione e a far sbocciare un fiore là dove c’era solo cenere.

Glory Obibo

Un amore che ha restituito dignità ad una donna che già aveva dimostrato coraggio e determinazione nel lasciare la sua famiglia d’origine per cercare un’esistenza semplice, ma decorosa. Purtroppo la felicità è una fiamma che si consuma velocemente, a volte lasciando spazio a momenti di grande disperazione. Glory però sembrava aver trovato una stabilità insieme a Samuele, l’uomo che l’ha amata e sposata, tanto da desiderare di mettere al mondo un figlio. Poco dopo la notizia della dolce attesa, la felicità, la donna ha però scoperto di avere un tumore al seno, la disperazione. Durante l’intervento di asportazione del tumore, i medici hanno preso atto della gravità della situazione e ancora una volta Glory ha dovuto trovare la forza di scegliere: la sua vita o quella della figlia.

Senza esitazione la donna ha preferito ricevere cure che non interferissero con la salute di quel piccolo feto, la sua finestra sull’Eden, una speranza per il futuro e un’ancora alla quale aggrapparsi mentre il “barcone” affonda. Generare una vita, le donne sanno fare anche questo, un gesto che va oltre l’amore. Riprese le cure di cui aveva bisogno appena dopo il parto, la giovane mamma ha potuto tenere tra le braccia la sua bambina, Greta, solo per tre mesi poi il male l’ha rapita.

Perdere la vita per dare vita, una donna che muore e una che nasce, il coraggio di generare Amore e doversene andare senza poter vedere crescere una figlia, il coraggio di crescere e vivere senza potersi rifugiare nell’amore della mamma. Ci sono storie di vita che in ogni risvolto di esistenza ci ricordano quanto siamo umane, fisicamente fragili di fronte alla malattia, ma nello stesso momento divine, nel poter donare vita e un futuro all’umanità.

Condividi
Veronica Ruggiero

Giornalista, collaboratrice presso il Gruppo Corriere.

Ultimi articoli

Strano periodo questo secolo

Strani questi anni, a cavallo tra il ‘900  che ancora ci appartiene ma che a…

2 Dicembre 2021

Sgominata la nuova Mala del Brenta

Nella notte tra lunedì e martedì i carabinieri hanno arrestato 39 persone accusate di voler…

1 Dicembre 2021

Può il Presidente di un organo di rilievo costituzionale svolgere attività operativa del potere esecutivo dello Stato?

È, oramai, pacifico per gli esperti che studiano le ragioni socioeconomiche e politico-culturali alla base…

1 Dicembre 2021

Piani divergenti ostacolano la risposta nella lotta alla variante Omicron

Piani divergenti ostacolano la risposta nella lotta alla variante. Un ciclo familiare si ripete. Le…

30 Novembre 2021

La variante Omicron è ormai diffusa in mezzo mondo

La variante Omicron è ormai diffusa in mezzo mondo. Gli scienziati sono preoccupati perché «ha…

30 Novembre 2021

“Non te la prendere”. Una frase che fa rabbrividire

“Non te la prendere” ma si può commentare così una molestia? In diretta una donna,…

30 Novembre 2021