Il piacere dei sensi

Anagrammi in Parlamento

I politici, si sa, sono sempre stati facile bersaglio di umoristi, vignettisti e scrittori satirici; né sono mai sfuggiti alla penna di chi gioca con le parole. È avvenuto in ogni tempo e l’anagramma ha fatto sempre la sua parte. A volte poi sono gli stessi uomini politici che si divertono in questo modo; come quando i giornali diedero notizia del passatempo del radicale Peppino Calderisi il quale era solito prendere di mira i suoi colleghi attraverso riuscitissimi anagrammi.

Manipolando le lettere dei nomi e cognomi di deputati e senatori, di ministri e sottosegretari, Calderisi tirò fuori combinazioni spesse volte maliziose e sorprendenti. È così che l’onorevole anagrammista rivelò come Giulio Andreotti fosse il dottore nei guai (lo si sapeva anche inutile o gradito) e come a Ciriaco De Mita fosse capitato di ammettere merito accidia; egli immaginò anche che Alessandro Natta rassicurasse i propri fedeli con un non salto a destra, dicendo di lui: non à la testa sarda (di Enrico Berlinguer, naturalmente). Qualcun altro invece andava sostenendo: Renato Altissimo è molto a sinistra e, di Giovanni Goria, grigio, v’annoia; quanto a Mariotto Segni lo stesso Calderisi disse che di lui si sarebbe potuto dire liberamente: signori, è matto!

È avvenuto in ogni tempo e gli esempi di anagrammi riferiti a personaggi illustri del passato sono numerosissimi: per Agostino Depretis fu composto il bellissimo destra, io ti spengo!, così come per Alcide de Gasperi fu ricavato l’altrettanto bello ei sparge l’idea DC; in tempi più recenti si scoprirono gli affanni monetari di Amintore Fanfani, ci si convinse che Angela Merlin gran male lenì, che Flaminio Piccoli mai filò col PCI e, mentre si assicurava che Arnaldo Forlani non farà il ladro, a Sandro Pertini si raccomandava non disperarti! e, a proposito di Enrico Berlinguer, si disse ricelebri un regno; di Antonio di Pietro si immaginò potesse esclamare ai potenti dirò no! mentre, più recentemente, a proposito di Clemente Mastellasi disse: scatta nelle melme mentre, a proposito dell’allora sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino si immagino che confessasse: orsù, so solo rinviare. Più recentemente, per l’elezione dell’attuale Presidente, si disse di Renzi: Sergio Mattarella = Matteo si rallegra.

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Raffaele Aragona

Raffaele Aragona (Napoli), ingegnere, ha insegnato Tecnica delle Costruzioni all’Università di Napoli “Federico II”. Giornalista pubblicista, ideatore e promotore dei convegni di caprienigma, è tra i fondatori dell’Oplepo. Per la “Biblioteca Oplepiana” ha scritto La viola del bardo. Piccolo omonimario illustrato (1994) e molti altri lavori in forma collettanea. Autore di Una voce poco fa. Repertorio di vocaboli omonimi della lingua italiana (Zanichelli, 1994), ha curato per le Edizioni Scientifiche Italiane, i volumi: Enigmatica. Per una poietica ludica (1996), Le vertigini del labirinto (2000), La regola è questa (2002), Sillabe di Sibilla (2004), Il doppio (2006), Illusione e seduzione (2010), L’invenzione e la regola (2012). Sono anche a sua cura: Antichi indovinelli napoletani (Tommaso Marotta, 1991, ried. Marotta & Cafiero, 1994), Capri à contrainte (La Conchiglia, 2000), Napoli potenziale (Dante & Descartes, 2007) e il volume Italo Calvino. Percorsi potenziali (Manni, 2008). Ha pubblicato il volumetto Pizza nella collana “Petit Précis de gastronomie italienne” (Éditions du Pétrin, Paris, 2017). È autore di due volumi per le edizioni in riga (2019): Enigmi e dintorni e Sapori della mente. Dizionario di Gastronomia Potenziale. Il suo Oplepiana. Dizionario di letteratura potenziale è pubblicato da Zanichelli (2002).

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