Comprartigiano
Finalmente! Giovedì 26 settembre si inaugura a Roma Comprartigiano, un nuovo e originale format per valorizzare i prodotti agroalimentari del made in Italy prodotti dagli artigiani del cibo.
Ciò che fa la differenza, di questi nostri prodotti rispetto a quelli di altri paesi, è il fare con le mani, l’artigianato. Una cosa che sappiamo da secoli ma che sembra sia stata riscoperta, ad esempio al salone del mobile di Milano. Il corriere della sera ha scritto “il grande successo dell’esposizione milanese ha alla base un modello imprenditoriale che per ora non ha rivali nel mondo. Un modello integrato che vede la stretta cooperazione tra l’artigiano, l’industriale e il designer. Per ogni posto di lavoro diretto in fabbrica ce ne sono almeno altri sette “diffusi” sul territorio e quasi sempre si tratta di piccole imprese artigiane capaci di performance uniche dal punto di vista tecnologico e innovativo”.
Ormai l’artigianato italiano ha conquistato la scena. Arrivando a coinvolgere il cliente. Il fascino del pezzo unico pieno di personalità per dare emozioni anche a ciò che sembrava in disuso: il modello Eataly ha fatto proseliti, agenti commerciali, editori e direttori creativi mettono a punto piattaforme di vendita per oggetti di cui si era persa la memoria come, ad esempio, le pentole di rame del Trentino.
Sullo scaffale di Comprartigiano non c’è traccia di olio di semi o di olio imbottigliato, ma solo oli di frantoio, extravergini artigiani. Prodotti da mangiare con un valore aggiunto, la biodiversità e l’artigianalità. Cioè il fare a mano, che significa ogni volta sperimentare, cercare qualcosa di nuovo, facendo in modo che si produca qualcosa di diverso, originale, che si faccia un passo avanti verso l’eccellente. Perché per l’artigiano un lavoro ben fatto vale più del profitto. E quello che vale per il cibo, vale anche per dove si fa il cibo. E quindi l’architettuta, il design di Comprartigiano fa la differenza: “una postazione di cottura elegante o un banco di salumi e formaggi bello influenza positivamente l’umore”, oppure dove si mangia “il bello puro è il bello buono” diceva Gualtiero Marchesi, per il quale l’estetica è imprescindibile elemento della sua cucina.
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