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Cena sul caliscendi con menu “tutto non comprato”

Di Dom Serafini

I “caliscendi” sono nove e sparsi lungo il chilometro (circa) del Molo Sud del porto di Giulianova. Sono lí dai primi del 900, da quando fu costruito il porto peschereccio: uno dei tre in Abruzzo, oltre a Pescara e Ortona. Nella zona di Ortona, i caliscendi si chiamano “trabocchi”, e sono costruzioni in legno molto grandi che partono dalla riva del mare ed ospitano interi ristoranti.

            I “caliscendi” utilizzano lo stesso sistema di pesca dei trabocchi (cioé una rete che si abbassa sul mare), ma sono piccoli casotti ancorati sui massi che costeggiano il molo. Per i “caliscendari” purtroppo la pesca non é piu’ quella di una volta, “il pesce é scomparso dalle nostre reti”, raccontano all’unisono, “oggi ogni tanto si pescano i polipi, che peró si sono mangiati i piú ambiti granchi”.

            Il nome ufficiale dei caliscendi, tipicamente giuliese, é una parola ridondante che significa “bilancia”. Attualmente é prevista la costruzione di altri 10, seppur tutti siano ora in pericolo di estinzione per via di alcuni lavori di manutenzione al porto di Giulianova. Una direttiva dell’amministrazione regionale (molto dibattuta, se non addirittura inutile e dannosa) prevede infatti la loro demolizione, invece che predisporre lavori adeguati attorno alle strutture dei caliscendi per poterli preservare.

            Da quando il Molo Nord si é ampliato per ospitare piú pescherecci e barche da diporto, con conseguente aumento del traffico mercantile, il Molo Sud é diventato un’ “oasi” per lunghe passeggiate, giri in bicicletta e… cene tra amici nei caliscendi, spesso con un menu a base di prodotti rigorosamente “non comprati”, che é un modo giuliese di dire ” fatto in casa a chilometro zero”. I nostri ospiti ci hanno preparato una cena a base di antipasto di alici, insalata di polipo e patate con contorno di pomodori, e fettuccine all’uovo ai frutti di mare. I vini offerti sono stati prosecco, Trebbiano e Cerasuolo d’Abruzzo. Per dessert tiramisú e crostata di prugne, il tutto servito con amari assortiti, un’ottima crema di limoncello e caffé.

            Durante la cena sono passati a salutarci i vicini di caliscendi, Domenico Milone e moglie Francesca Rastelli (di Teramo), la ricercatrice dell’Universitá di Durham, Mikaela Iacobelli, che, assieme al marito Alessio Figalli (matematico Premio Fields a Zurigo) ha salutato il nonno Luigi Fidani, organizzatore della cena, assieme a Carlo Tribuiani, Alberto Di Giovanni e Dante Ianpieri.

Nella foto, in senso orario: Luigi Fidani, Alberto Di Giovanni, Dante Ianpieri, questo giornalista, Carlo Tribuiani

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Dom Serafini

Domenico (Dom) Serafini, di Giulianova risiede a New York City ed è
il fondatore, editore e direttore del mensile “VideoAge” e del quotidiano fieristico VideoAge Daily", rivolti ai principali mercati televisivi e cinematografici internazionali. Dopo il diploma di perito industriale, a 18 anni va a continuare gli studi negli Usa e, per finanziarsi, dal 1968 al ’78 ha lavorato come freelance per una decina di riviste in Italia e negli Usa; ottenuta la licenza Fcc di operatore radio, lavora come dj per tre stazioni radio e produce programmi televisivi nel Long Island, NY. Nel 1979 viene nominato direttore della rivista “Television/Radio Age International” di New York City e nell’81 fonda il mensile “VideoAge”. Negli anni successivi crea altre riviste in Spagna, Francia e Italia. Dal ’94 e per 10 anni scrive di televisione su “Il Sole 24 Ore”, poi su “Il Corriere Adriatico” e riviste di settore come “Pubblicità Italia”, “Cinema &Video” e “Millecanali”. Attualmente collabora con “Il Messaggero” di Roma, con “L’Italo-Americano” di Los Angeles”, “Il Cittadino Canadese” di Montreal ed é opinionista del quotidiano “AmericaOggi” di New York. Ha pubblicato numerosi volumi principalmente sui temi dei media e delle comunicazioni, tra cui “La Televisione via Internet” nel 1999. Dal 2002 al 2005, è stato consulente del Ministro delle Comunicazioni italiano nel settore audiovisivo e televisivo internazionale.

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