Giappone, Kyoto
«Misurato secondo i criteri omogenei Ocse (a prezzi di mercato e includendo i derivati e il valore attuale degli impegni futuri dello Stato verso la previdenza), il rapporto debito/Pil italiano è al 153%, più elevato di quello comunemente riportato, il doppio della Germania (71%) ma inferiore al 223% del Giappone […] La sostenibilità del debito dipende anche dalla composizione della spesa pubblica, dalla quantità di risorse che lo Stato assorbe, e dall’efficienza con cui le distribuisce. Qui la differenza tra Giappone e Italia è eclatante e istruttiva. La pressione fiscale in Giappone è appena il 30,6% contro il nostro 42,6%, quindi sottrae meno risorse all’economia. Che vuol dire anche meno spesa pubblica (35,5% del Pil rispetto al 46,36%), ma allocata in modo più efficiente: il Giappone spende di più per l’educazione (7,6% del Pil rispetto a 6,9%), quanto noi per sanità e sicurezza, ma molto meno (16% del Pil rispetto al 21%) per i trasferimenti correnti per pensioni e spesa sociale assistenziale: insomma, fa il contrario di Quota 100 e Reddito di cittadinanza» [Penati, Sole].
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