Bud Spencer saluto
Ero a Piazza del Popolo, piena di sole e di gente quel giovedì di tre anni fa. Davanti alla chiesa le troupe televisive e migliaia di braccia alzate con gli smartphone. La musica avvolgeva tutto. “C’è una festa?” domandò una turista e un ragazzo rispose prima di me “non è ancora arrivato” lasciando la donna interdetta proprio nel momento in cui arrivava la macchina con Bud Spencer. Dalla folla si alzò un grido “bulldozer, bulldozer”: tutti insieme: giovani e vecchi, ragazze in calzoncini da mare e anziane signore con i cappelli di paglia, portatori di handicap in carrozzella e turisti giapponesi con la guida e le bandierine. Tutti gridavano e si muovevano al ritmo di Dune Buggy. Improvvisamente il silenzio, si sente soltanto l’orchestra, Bud è sceso dalla macchina, un grande lungo applauso copre ogni altro suono.
L’ho conosciuto 27 anni fa, facemmo Extralarge, una serie di sei tvmovie prodotta dal figlio Giuseppe. Poi non abbiamo più avuto occasione di vederci, ma quando, 17 anni dopo, lo chiamai per chiedergli se era disposto ad interpretare il personaggio di un vecchio frantoiano in un filmcorto sull’olio fu felice di lavorare ancora una volta insieme.
E domani lo incontro di nuovo nella Sua Napoli, a Palazzo Reale.
Buono, generoso, un animo semplice, ingenuo. La sua felicità sul set di “Pane e Olio” fu cantare “Futtetenne” una canzone che aveva scritto per invitare tutti a non dare troppa importanza ai tanti piccoli problemi della vita quotidiana. Risentirla oggi ha il sapore di un messaggio e il tono di un amichevole e paterno consiglio pieno di saggezza e di bontà.
Carlo Pedersoli è stato l’interprete migliore di quell’ “ama il prossimo tuo come te stesso”. E dove è andato lo sanno molto bene.
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