Brava gente

Il postino non suona più: ormai lavora in banca

Massimo Troisi ci sarebbe rimasto maluccio se oggi si fosse riproposto di interpretare un film come il celebre “Il Postino”: non avrebbe infatti un termine di riferimento certo, in quanto sembrerebbe proprio che quello del recapito della corrispondenza sia un lavoro in via di estinzione. Poste Italiane, divenuto ormai una grande banca con sportelli diffusi nelle città (file a parte) e nei piccoli paesi, ha poco interesse per il servizio postale ed ha diffuso Motivo della decisione, fondate su alcune disposizioni ignorate dai comuni mortali, è un trend decrescente dei volumi postali e del cambiamento delle esigenze e dei bisogni della clientela in termini di utilizzo dei prodotti postali: la posta in circolazione è ormai poca cosa, mentre la comunicazione via Internet si va diffondendo sempre più rapidamente e non vale la pena utilizzare personale per distribuire poche lettere e cartoline.

Qualcuno potrebbe timidamente far rilevare che lo Stato (e per esso Poste Italiane) continua a stampare e vendere francobolli, che sono il prezzo di un servizio che si paga per l’invio della corrispondenza e che è lecito attendersi che essa venga recapitata a prescindere da quanti abbiano inviati lettere o cartoline postali. Sarebbe un rilievo inutile, i francobolli, stampati dal Poligrafico dello Stato, in base ad una commessa pubblica, sono destinati solo ai collezionisti e Poste Italiane ha troppo lavoro di banca da svolgere per sobbarcarsi anche il recapito della corrispondenza.

Chi insiste per la comunicazione cartacea deve rassegnarsi ai tempi lunghi del suo recapito, in giorni pari o dispari, fidando che arrivi all’ufficio postale di competenza un giorno dispari di una settimana pari e un giorno pari di una settimana dispari, in modo da poter fare affidamento sul recapito il giorno successivo.

Massimo Troisi resterebbe un po’ disorientato da queste novità, ma la banca è la banca ed i quattrini sono i quattrini: gli italiani pensino a cose più serie che scriversi, il fermo posta è diventato una regola, in attesa del giorno buono del recapito. E’ un altro pezzo del servizio pubblico che va in frantumi, ma nessuno sembra preoccuparsene. Il Ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni non esiste nemmeno più e la deregolamentazione selvaggia, in questi come in altri settori di pubblico interesse continua: sembra lecito chiedersi fino a quando esisterà uno Stato garante dei cittadini.

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Mario Pacelli

Mario Pacelli è stato docente di Diritto pubblico nell'Università di Roma La Sapienza, per lunghi anni funzionario della Camera dei deputati. Ha scritto numerosi studi di storia parlamentare, tra cui Le radici di Montecitorio (1984), Bella gente (1992), Interno Montecitorio (2000), Il colle più alto (2017). Ha collaborato con il «Corriere della Sera» e «Il Messaggero».

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