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Altro che sceneggiata va in scena una squallida farsa!

Enrico Letta qualche giorno fa sul Corsera definiva questa crisi di governo una “sceneggiata napoletana”, ma per favore la sceneggiata è una nobile espressione di teatro popolare, fatta di lacrime vere, passioni e tragedie reali, lo spettacolo a cui stiamo assistendo è davvero inqualificabile, ma probabilmente il pisano Letta non conosce la teatralità napoletana, ma conosce bene di cosa è capace un fiorentino. La politica italiana ha messo in scena uno spettacolo che può definirsi tale solo perché è una farsa, una recita, una pagliacciata, il tutto è mal recitato e soprattutto non ha rispetto di quel pubblico che non paga un onesto biglietto ma tasse esose e un prezzo molto alto in credibilità e senso delle istituzioni.

E’ saltato il senso dello Stato, della ”res publica”, ognuno, purtroppo pochi esclusi, pensano solo al loro dannato tornaconto, piccoli orticelli da far sopravvivere rubando di tutto dalla terra confinante. Fastidio, rabbia ma posso dirlo immenso squallore, perché è vero la Politica non esiste più, la politica fatta di dialettica, di visioni, di ideali, di valori, di confronti accesi e di voglia di cambiare il mondo. Non c’è più, non esiste più il primato della politica, è stato cancellato, un’operazione che ci impoverisce ogni giorno di più, riempiendo di meschinità e baruffe l’agone, senza nessuna strategia, senza un linguaggio comune, ma urla sgrammaticate sui social. Un comico che fa il discorso di fine anno e scrive lettere ai partiti, un banda di scappati di casa che non distingue una delibera da una mozione o da una decreto, un Parlamento improvvisato, che per tornare alla battuta poco riuscita di Letta, non ha una sceneggiatura, un canovaccio, cosa prevista anche nello “O’ Zappatore” con Mario Merola, ognuno va da solo, ognuno usa la stampa e i social con pensieri farneticanti.

E così vorrei davvero riavvolgere il nastro e trovarmi di fronte ad un Giovanni Minoli che intervista a Mixer i potenti senza sconti e con primi piani che tradivano il nervosismo di coloro che metteva sotto il torchio, di un giornalismo serio, vorrei ritrovarmi a rivedere le tribune politiche con Ugo Zatterin e Jader Jacobelli, altra Italia e anche altra stampa. Ascoltare Pannella, Craxi, Andreotti, Berlinguer e persino Almirante, grande oratore ma lontano anni luce da me, stilettate raffinate, parole argute e taglienti, silenzi e pause, dialettiche e registri che erano la cifra di ogni politico chiamato a motivare le scelte, il voto e le idee.

Caspita, figli miei, che vi siete persi, che lotte in piazza avete perso, che battaglie fatte di volumi letti per capire le ragioni dei grandi partiti. Nulla non c’è più niente, solo spettacoli gratuiti di egocentrismo, di arroganza e di insipienza e quando? Quando il mondo vive con il fiato sospeso la terza guerra mondiale contro un virus che usa armi e tattiche difficili da combattere, proprio nel momento in cui una luce è apparsa all’orizzonte con i vaccini. La politica ha ceduto tutto, e quelli che oggi si atteggiano a politici non fanno altro che blindarsi, rilasciare dichiarazioni ogni 5 minuti e cambiare idea come le maree.

Anche la stampa si è assoggettata al nulla, singole interviste, il confronto si è trasformato in risse studiate a tavolino, nessuna voglia di entrare nel merito di una politica che non esiste, eppure abbiamo talk show che si sono trasformati in uno spettacolo da Colosseo. Un Parlamento in cui il litigio è all’ordine del giorno, volano spintoni, urla e cariche come allo stadio, e se non è così molti rimangono a casa attaccati a Facebook e Twitter.

Ma non bastava lo show da circo di Renzi, assembramenti in strada per Conte e poi per Renzi, una conferenza stampa in cui l’ex enfant prodige fiorentino ha dimesso le sue ministre, riuscendo a parlare di nulla, soddisfatto di aver messo in crisi l’Italia; felice di avere le prime pagine dei giornali, di aver messo alla berlina l’Italia in quell’Europa che difendiamo giustamente, ma che è sempre diffidente con il Bel Paese, gaudente di aver rubato la ribalta con una percentuale di voti di cui io non andrei fiera. L’Europa che grazie ad uno dei pochi politici di questo Governo, Enzo Amendola, ha ottenuto un risultato insperato, l’impegno di chi ha costruito con grande fatica la credibilità di un Italia considerata una cicala spendacciona e godereccia.

Un teatrino che moltissimi italiani non meritano, quegli italiani che da un anno cercano di produrre, resistere, lottare, quegli italiani che hanno condiviso con i più deboli i panieri, le spese solidali, i sorrisi e la voglia di tornare ad essere liberi. C’è chi parla di “costruttori” di “responsabili”, il che significa che ci sono quelli che distruggono e quelli che sono irresponsabili, il segno tangibile che anche le parole in politica hanno perso significato. Quelle parole pesanti che lo scandalo di queste ore si sono detti Clemente Mastella e Carlo Calenda. Ma come si può pensare di comportarsi come ragazzini nell’età del pettegolezzo, ma come si può raccontare con un cinguettio su Twitter una telefonata personale, ma a cosa siamo arrivati. Sappiamo cosa si dicevano Andreotti e Craxi durante Sigonella, sappiamo cosa si dicevano Aldo Moro ed Enrico Berlinguer, gli scambi dialettici tra De Gasperi e Nenni? Neanche gli adolescenti hanno tanta leggerezza, e così che abbiamo svuotato la politica, la politica che dovrebbe governare il mondo con umanità e senso dello Stato, la politica che abbiamo consegnato alla giustizia, agli spettacoli delle tv private e poi alle campagne dei Vaffa…

Segretari di partito a sinistra e a destra che gonfiano i loro profili social di foto, di dichiarazioni fatte di aria, di odio ma soprattutto di pressapochismo, indossando mascherine antivirus, con il tricolore, con il simbolo della Repubblica o peggio con grandi magistrati che hanno pagato con la vita il prezzo del loro impegno, una farsa, spettacoli da bassi fondi che continuo a credere l’Italia non meriti.

La tentazione sarebbe quella di ritirarsi su un’isola, sole, mare e un chiosco ma io a questi dilettanti allo sbaraglio non glielo regalo il mio Paese, bellissimo e meraviglioso, io rimango e lotto con la voce che ho per me ma soprattutto per i miei figli ed i nipoti che verranno e combatto anche per i giganti del mio passato che mi hanno permesso di guardare oltre. Tirate il sipario su questo terribile spettacolo che l’Italia non merita!

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Tiziana Buccico

Tiziana Buccico, napoletana verace, classe 1969, da sempre appassionata di politica, cultura e Medio Oriente. Un passato di uffici stampa tra cui l’Istituto italiano per gli Studi filosofici. Poi giornalista di pagine di cultura e società, come “moscone” per i quotidiani “La Città” e "il Corriere del Mezzogiorno”. Ha lavorato per uffici stampa politici e istituzionali (Regione Lazio e Consiglio Regionale del Lazio), organizzando eventi e campagne elettorali. Pezzi di vita vissuti tra Gottingen, Vienna e Parigi, viaggi avventurosi e curiosi. Per otto anni, sino al 2017, è stata in Iran per seguire marito e famiglia ma occupandosi a tempo pieno della Scuola Italiana “Pietro della Valle” di Teheran, come Vice Presidente . Da allora la passione per i viaggi e le culture diverse è cresciuta e si è anche trasformata in una rubrica Treccani dal titolo “Via della Seta”. Rientrata in Italia si occupa di social, politica, giornalismo ed eventi culturali mantenendo così un filo diretto con quella parte del mondo che le ha cambiato la vita. Social media manager dell’Istituto Garuzzo per le Arti Visive.

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