Oggi si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato. E il mio modo di celebrarla è con il pensiero di Primo Levi.
Lo stesso Primo Levi meglio conosciuto per essere sopravvissuto alla Shoah e averne raccontato gli orrori.
Nelle sue opere emerge una riflessione che sembra parlare direttamente alla condizione del rifugiato contemporaneo:
La spoliazione dell’identità: In Se questo è un uomo, Levi descrive il momento esatto in cui a una persona viene tolto tutto: la casa, i propri oggetti, i vestiti, persino il nome, sostituito da un numero. È lo stesso dramma burocratico e umano di chi oggi perde i propri documenti, la propria professione e la propria storia, diventando agli occhi del mondo solo una “scure” statistica o una categoria giuridica.
L’indifferenza del mondo: Levi ha scritto pagine memorabili sulla “zona grigia” e sulla tendenza dell’essere umano a voltarsi dall’altra parte di fronte alla sofferenza altrui. La Giornata del Rifugiato nasce proprio per contrastare quell’indifferenza che Levi considerava uno dei pericoli più grandi per la tenuta di una società civile.
Il dovere della testimonianza e dell’ascolto: Per Levi, raccontare non era solo un bisogno liberatorio, ma un dovere sociale. Chi scappa da una guerra o da una persecuzione porta con sé una storia che merita di essere ascoltata, non solo per empatia, ma come monito per il futuro.
A questo proposito, i celebri versi che aprono “Se questo è un uomo” risuonano oggi con una forza universale, applicabile a chiunque si trovi privato di una casa e della propria dignità:
《Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che combatte per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.》
Ricordare Primo Levi oggi significa capire che la fragilità umana e il rischio della disumanizzazione non appartengono solo al passato, ma sono sfide quotidiane che si ripresentano ogni volta che un essere umano bussa a una porta in cerca di protezione.
È per questo che penso che chi parla di remigrazione sia contrario alla più elementare umanità e anche di un certo Stato.
Bibliografia:
Se questo è un uomo, Torino, Einaudi, 1947;
La tregua, Torino, Einaudi, 1963;
I sommersi e i salvati, Torino, Einaudi, 1986.
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