Bandiera gialla e… Bandiera bianca

Febbraio si presenta come un mese di due novità nazionali: l’evoluzione apparentemente favorevole della pandemia e la crisi di Governo avviata come era cominciata, ossia con un patetico nulla di fatto, cioè un “nonsense” o una supercazzola di cinematografica memoria.

La pandemia in Italia tende al decremento, mentre nel resto d’Europa batte il tamburo e nella perfida Albione assume le caratteristiche della strage, come anche negli Stati Uniti e nell’America Latina.

In Italia il colore giallo della maggior parte del territorio è ben augurante come lo fu la bandiera gialla delle navi che chiedevano l’attracco in porto come dichiarazione che tutti, equipaggio e passeggeri, erano sani e che nessuna pestilenza o epidemia era a bordo. Il giallo però nell’immaginario collettivo, anche quello della bandiera nautica, ha finito con l’avere il significato opposto che invece aveva la bandiera nautica nera e gialla. Poi Gianni Pettinati con una canzone molto orecchiabile e popolare, vincitrice a Canzonissima 1966, ha riportato la bandiera gialla al suo positivo originale significato e tanti locali da ballo ne hanno preso il nome in tutta l’Italia vacanziera.

Oggi la zona gialla metaforicamente issa la sua bandiera benaugurante: si riaprono i ristoranti e i bar almeno a part-time, una vasta categoria di imprenditori e di lavoranti ritrova il lavoro e tanta popolazione ritorna alla socialità, all’incontro con gli altri, intorno ad un tavolo, davanti ad un caffè, un piatto di spaghetti, un bicchiere di birra. Non è però un ritorno festoso da” liberi tutti” come fu l’estate scorsa. Oggi domina la prudenza, forse la paura perché insomma nessuno crede che sia finita e che non si debba ricominciare daccapo. Vaccino o non vaccino

Ma in questi giorni, alle tre emergenze nazionali anzi mondiali, sanitaria, sociale ed economica si è aggiunta, nel nostro Paese, quella politica. Ce n’era bisogno? Qualcuno dice che piove sul bagnato o meglio che il pantano si allarga. Ci sarà un nuovo governo? Fatto da  chi? Per fare cosa? Che tutto cambi perché tutto rimanga come prima? Lo scontro è nato sul poco: apparentemente per la relazione sulla giustizia del Ministro guardasigilli che non avrebbe ottenuto la fiducia soprattutto per la questione della prescrizione: le dimissioni del Governo hanno evitato la sfiducia al Ministro ed hanno formalizzato la crisi.

Ma senza entrare nei tecnicismi, da tempo c’erano segnali di disgregazione della maggioranza che sosteneva il Governo. I dibattiti in Parlamento avevano assunto via via toni di assoluta ferocia con ingiurie ed  insulti non solo tra le due parti, maggioranza e opposizione, ma soprattutto all’interno della stessa maggioranza. Una volta, nella prima Repubblica, i Governi cadevano in Parlamento per colpa o merito dei cosiddetti “franchi tiratori” che oggi si definirebbero “fuoco amico”: nell’anonimato dell’urna alcuni Deputati o Senatori della maggioranza, per motivi difficili da ricordare, votavano contro il Governo che avevano pubblicamente sostenuto, determinandone la caduta. Una procedura per così dire pudica che però veniva definita vergognosa. Oggi il pudore è scomparso, l’ingiuria è diventata abitudine ed in Parlamento e finanche il Presidente di seduta lascia correre!

Ritorna nelle orecchie dei benpensanti la feroce minaccia degli anni 20 dello scorso secolo: “trasformeremo quest’aula in un bivacco di manipoli”, ma senza l’eco che ebbe allora, perché oggi chi strilla e chi minaccia ha poco spessore. Non c’è politica non ci sono ideali, ma neppure idee guida: è un dibattito tra nani, dove qualcuno si alza sulla punta dei piedi per sembrare il gigante che non è, perché sempre nano rimane!

Ed ecco che nel mezzo della “pugna” si vede metaforicamente sventolare un’altra bandiera, la bandiera bianca. E’ quella della resa o della tregua? Incredibilmente mentre nella pandemia il giallo è diventato il colore della speranza, in politica il bianco, malgrado il suo candore, è diventato il colore della disperazione.

Dunque tregua o resa, ma di chi? Qualcuno risponde: tra scappati di casa come si dice a Roma, o incompetenti come scrive il New York Times, espressioni divertenti o salaci e significative. Purtroppo la politica, gli ideali, le convinzioni sociali, le prospettive per il futuro, per le quali battersi e alle quali dedicare la propria vita, sono sparite anche da prima del cambio di secolo. L’accesso alla politica non è più riservato a chi ci crede, a chi ha lavorato e studiato per coprire quel ruolo. Oggi l’accesso è casuale e l’interesse per chi ha la fortuna di accedere è prevalentemente economico. Da qui l’abbandono degli schieramenti ed i cambi di casacca quando c’è da autotagliarsi gli emolumenti ed il sostanziale rifiuto di favorire lo scioglimento delle Camere per non perdere i sostanziosi guadagni. Orrore!!!

La convinzione generale è che da questo Parlamento e da questa classe politica nel prossimo futuro non potremo aspettarci nulla di meglio e c’è anche da dubitare che il demiurgo di turno, invocato a gran voce dal popolo, possa cambiare il sistema perché, per bravo che fosse, dovrà fare i conti con questa classe politica.

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Eugenio Santoro

Presidente Fondazione San Camillo- Forlanini - Roma

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