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Capalbio, una cuccia per cani e un piccolo latifondo

Le cronache post ferragostane, se si potesse tacere del dramma dell’Afghanistan, sarebbero esilaranti, con quella vecchia cuccia per cani scoperta a Capalbio, capitale dell’intelligentia chic tardocomunista, nel cui sottofondo sono state rinvenute casualmente banconote per il valore di 24.000 euro.

L’antico abitante la cuccia, forse un bassotto snob col suo bravo foulard rosso annodato al collo, se ancora in vita, non potrebbe raccontarla giusta. Come ha messo  su quel gruzzolo? Spacciava ossi ai quattrozampe annoiati delle spiagge maremmane? Si prostituiva con qualche fricchettone di passaggio? O, secchiello nella  zampetta anteriore sinistra, racimolava elemosine al semaforo sulla Via Aurelia? Che quel cagnolo, sotto copertura dell’attività domestica, fosse capofila di una cosca internazionale di bastardi?   

Il giallo, più che appassionante, è travolgente. Gli inquirenti brancolano nel buio più assoluto. Le matrici numeriche di alcune banconote sono scolorite, risalire alla loro provenienza sarà difficile. La località, un tempo rifugio invernale di sterminate greggi di pecore, non possiede investigatori all’altezza del celebre commissario Basettoni degli album di Topolino. Il maresciallo o brigadiere della locale stazione carabinieri non ha la competenza professionale né i mezzi tecnici per venirne a capo. Il caso resterà irrisolto.

Ma un caso più grande si cela dietro quella vecchia cuccia. Si tratta dei 146 ettari (centoquarantasei ettari, stando ai giornali dei giorni scorsi) di proprietà della famiglia Montino, il signor Esterino e la consorte signora Monica Cirinnà. 

Da dove spunta fuori una tenuta così ampia? Chi l’ha comperata? Quando è stata acquistata? Come è stata pagata? A cambiali, con assegni, col bancomat, in contanti? Come si chiamava il cane che, da quella cuccia, montava la guardia e nascondeva il malloppo?

Forse, è da qui che il maresciallo o brigadiere dovrebbe iniziare le indagini, per capire come un ex segretario provinciale della Federbraccianti (lo riporta Internet), senza traccia di attività svolte con grandi studi professionali, facendo qua e là il parlamentare, l’assessore e il sindaco, convolando a terze nozze con altra parlamentare, anch’essa di sinistra, eccome, abbia avuto la capacità di diventare  piccolo latifondista.

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Gianfranco Salomone

Giornalista - Già Direttore Generale Ministero del Lavoro

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