Con la cultura del lavoro che cambia, Manhattan è a un precipizio

Con la cultura del lavoro che cambia, Manhattan è a un precipizio. Una città dipendente dall’ andirivieni dei pendolari, deve fare i conti con il declino degli uffici. Un anno dopo che il coronavirus ha portato a uno straordinario esodo dei lavoratori dagli edifici di uffici, quello che sembrava una corta scomodità sta adesso diventando un cambio permanente su come e dove la gente lavora. Datori di lavoro e lavoratori hanno abbracciato i vantaggi del lavoro remoto, compreso il minor costo e la maggiore flessibilità. Compagnie grandi e piccole, ma soprattutto le grandi, hanno già detto alla maggior parte dei dipendenti che possono lavorare da dove vogliono, o permanentemente o almeno due o tre giorni alla settimana. Anche in altre città sta succedendo lo stesso, ma nessuna città degli Stati Uniti e forse del mondo ne può risentire quanto Manhattan, un’isola la cui economia è sostenuta, dal venditore ambulante di hot dog ai teatri di Broadway, da più di un milione e mezzo di pendolari al giorno. Il sindaco De Blasio sta chiedendo ai suoi 80.000 impiegati di tornare al lavoro dall’inizio di maggio, in parte come segnale agli imprenditori che riempire i grattacieli della città è fondamentale per la sua ripresa. 

SFOGLIANDO IL NEW YORK TIMES DEL 29/03/2021 (TITOLO+COMMENTO)

PRIMA PAGINA

Alla vigilia del processo, i rapporti con la polizia tormentano una città ferita. L’incrocio di strade a Minneapolis dove fu ammazzato George Floyd è ancora chiuso da barricate che impediscono l’accesso anche a veicoli di emergenza. “Non avere polizia: questo è l’esperimento qui – ha detto il leader della chiesa all’angolo. – Esperimento di un quartiere”. 10 mesi fa, Minneapolis e l’intero paese, sconvolti dalla brutalità dell’omicidio Floyd, sembrano concordare nella necessità di riformare completamente la polizia, ma adesso con il processo al poliziotto-assassino che sta per cominciare, la battaglia su come e che cosa riformare sta lasciando Minneapolis (e in parte il paese) in guerra con se stessa sulla pubblica sicurezza e il ruolo della polizia. 

– Arruolati a Myanmar, ma sostenendo la gente. Parlano 4 soldati, descrivendo le truppe come “lavati di cervello”. Le forze militari di Myanmar, conosciute come Tatmadaw, sono spesso descritte come un esercito di robot addestrato solo ad ammazzare. Da quando hanno preso il potere un mese fa, hanno confermato la loro reputazione: 420 ammazzati, più innumerevoli arresti e torture. Un’intervista con 4 soldati, due dei quali disertori, mette in luce un’istituzione che ha completamente dominato il paese per 60 anni e istruisce le nuove leve insegnando che sono i guardiani di un paese che crollerebbe senza di loro. La gente per le strade continua coraggiosamente ad opporsi, ma per adesso non si vede la fine.

Ripercussioni sentite lontano dal canale di Suez. Fotografia del canale bloccato dall’enorme nave, con questa didascalia: il blocco causato dalla nave porta al razionamento della benzina in Siria.

– La missione di una casa di cura: vaccinare il suo personale esitante. In una una delle più importanti e conosciute case di cura della paese, Forest Hill a Washington, tutti i pazienti sono  stati vaccinati, ma più del 50% dei 200 dipendenti hanno declinato l’offerta del vaccino. È un problema comune in tutte le case di cura, ma non c’è altra soluzione che la persuasione. Medici e infermieri ci stanno provando, anche con speciali programmi televisivi su grande schermo, ma i risultati per ora sono lenti. 

– La corsa per la salvezza può rivelarsi fatale in Mozambico. Una banda di ribelli sta devastando la parte nord-est del Mozambico. La maggior parte degli abitanti è riuscita a scappare via mare, ma circa 200 persone hanno cercato la salvezza rifugiandosi in un albergo, che adesso è però circondato dai facinorosi. Polizia e forze militari regolari sono spariti. 

PAGINE INTERNE

– La guerra ai lupi in Montana. Lo stato sembra intento a far rivivere pratiche di cent’anni fa che avevano praticamente sterminato i lupi.

– Calvario di 36 giorni in Amazzonia. Un pilota brasiliano si è salvato quando il suo aereo si è schiantato. Non vedendo arrivare aiuti, si è avviato a piedi, camminando per 36 giorni.

– Superando le difficoltà di vaccinarsi. Volontari stanno aiutando i residenti afro-americani dell’Alabama e Mississippi a prendere gli appuntamenti.

– La spinta per pulire l’acciaio. Mentre le preoccupazioni per il cambio del clima aumentano, il gigante dell’acciaio ArcelorMittal sta cercando soluzioni. Non saranno a buon mercato. 

– Contando i voti alla Amazon. Il voto per unirsi al sindacato in un magazzino dell’Alabama potrebbe avere importanti implicazioni per la compagnia e i lavoratori.

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Umberto Bonetti

Umberto Bonetti, nato a Torino nel 1938, laureato in legge e scienze politiche Carriera: RAI di Milano (1962/1967), RAI di Montevideo (Uruguay) (1968/1974), RAI CORPORATION (1974/2000) a New York e Los Angeles. . Dal 2000 in pensione, con vari incarichi di consulenze. Volontariato: Peace Corps in El Salvador, United Nations in Sudan, Unesco in Afghanistan, Unione Europea in Bangladesh. A New York: Metropolitan Museum, Meals on Wheels (distribuzione pasti).

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