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Covid: Sardinia docet

Non è bastato il Bilionaire ed affini dell’estate sarda 2020, con i giorni ruggenti della ritrovata ed abusata presunta libertà. Questa volta, aprile 20 21, c’è voluto l’Rt bugiardo e presuntuoso a proporre la zona bianca in Sardegna ed il “liberi tutti”.

I sardi, brava gente, nel 2020 avevano come sempre accolto a braccia aperte i vacanzieri continentali, fonte importante del loro benessere. Così ci fu la diffusione del virus non tra i Sardi che ai bilionaires non ci sono mai andati, ma tra i continentali tra loro che poi hanno riportato nelle loro residenze urbane il virus diffuso.

Questa volta, primavera 2021 la vicenda è stata diversa, i vacanzieri non c’erano, ai Sardi, brava gente, è stata concessa per decreto la piena libertà con la zona bianca e la generale invidia. Quest’ultima ha portato male. Pur senza feste e senza Billionaire i Sardi si sono infettati tra loro, con pochi untori ed un grande disastro. Da quando esiste l’Europa leopardata, ossia con le zone di diverso colore, è la prima volta che capita il triplo salto mortale passando dal bianco al rosso, ossia saltando giallo ed arancione! Record del mondo!

Da queste storie sarde si potrebbero evincere alcune considerazioni generali.

Primo: abbassare la guardia vuol dire imboccare la strada del disastro. Sempre ed ovunque.
Secondo: di fronte alla pandemia non possono esistere zone o momenti davvero diversi, la storia dei colori molteplici è un giocattolo politico e perciò pericoloso.
Terzo: anche l’epidemiologia non è una scienza esatta e l’Rt è una funzione o meglio una finzione abusata.
Quarto: in un mondo pandemico, ossia nel villaggio globale infetto, la zona bianca è un’area predisposta per il suicidio di massa.

Sardinia docet, ossia la Sardegna insegna! Gli ”aperturisti” dovrebbero meditare, i ”negazionisti” dovrebbero fare qualche visita in Ospedale, i “novac” dovrebbero avere la generosità di restare a casa, tutti dovrebbero riflettere sul caso Sardegna. E dovrebbero riflettere anche il Governo ed il CTS: per come sono andate le cose in questi 14 tragici mesi, evidentemente la strategia anzi le strategie potevano essere migliori. Alcune scelte sono state giuste come il Lockdown della primavera 2020, altre sono state sbagliate probabilmente anche per mancato coraggio politico.

Con il nuovo Governo appena insediato a pandemia dilagante c’è stato chi ha invocato un nuovo Lockdown. Si è invece imboccata la strada dei diversi colori, di fatto senza bloccare le comunicazioni interregionali delle merci e dei viaggiatori di necessità. Si sono chiuse le scuole, ma i mezzi pubblici hanno seguitato a trasportare per la città il vero contagio. Si è avviata la campagna vaccinale senza sufficienti vaccini, con le Regioni in ordine sparso a scegliere i fortunati vaccinandi.

Alla fine pur con 300/500 morti al giorno e 15/20.000 nuovi infetti si sono riaperte le scuole, ma non i ristoranti. Il settore della ristorazione sta morendo: bere il caffè fuori del bar è inefficace e patetico, l’asporto risolve qualche problema di appetito, ma non di contagio: chi ha preparato il cibo era vaccinato o aveva tampone negativo delle ultime quarantott’ore? E chi lo ha incartato o trasportato a domicilio? Questa storia della ristorazione blindata e condannata al fallimento sa di punizione per chi ci lavora e per chi la utilizza. Il finale sarà che moriranno di fame i clienti, i lavoratori e gli imprenditori! Non era meglio imporre la vaccinazione degli addetti e il distanziamento dei clienti, magari mantenendo l’attuale coprifuoco?

E gli altri esercizi? Il problema non sono i negozianti, ma i clienti. Qualcuno ha proposto l’accesso contingentato alle strade dello shopping, qualche altro una serrata propaganda delle Istituzioni per convincere i cittadini ad evitare inutili passeggiate e ad attivare le attività on-line di vendita ed acquisto. Peraltro come si può favorire la produzione e contrastare la vendita? Le due attività sono complementari e non ci dovrebbe essere chi non lo capisce.

Errori di valutazione e di soluzioni sono stati commessi in Italia come nel resto d’Europa e del Mondo. Ogni Stato ha cercato la propria via d’uscita e di sopravvivenza alla pandemia, tutti senza sostanziali risultati validi. È ormai tempo di meditare sugli errori per non ripeterli ostinatamente e trovare la via di uscita.
Errare umanum est, perseverare diabolicum!

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Un Paese disperato

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Eugenio Santoro

Presidente Fondazione San Camillo- Forlanini - Roma

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