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Di Beatrice Garofalo
Prepararsi, uscire di casa, incontrare i propri affetti… sembrava tutto così surreale, impossibile nella realizzazione; e invece dopo due lunghissimi mesi di reclusione forzata, ci è stato concesso di uscire, permettendoci quindi di liberare la nostra mente e finalmente di depositare quell’infinità di grovigli formatosi da intrecci di pensieri, divenuti ormai troppo ingombranti, capaci addirittura di tormentarmi creandone sempre di nuovi, più grandi, irrisolvibili.
Credevo che uscire potesse essere una svolta: un nuovo inizio, una fine o un atteso ripristino delle abituali attività; non è stato nulla di tutto ciò, in verità non so come effettivamente mi sia sentita ma è stato davvero molto strano. Ho provato delle emozioni molto particolari, irripetibili, sembrava come se tutto quel che mi circondava fosse un mondo inesplorato, come se fosse situato in una sfera di cristallo, ed io ne ero irrelata, lo osservavo con stupore, cercando disperatamente di farne parte, tentavo invano di varcare quella parete di cristallo tanto sottile quanto massiccia, mi sono sentita estranea a tutto, come se il mondo che mi circondava non avesse mai avuto questo aspetto.
È come se inconsciamente non riuscissi ad accettare la situazione che stiamo vivendo, appare tutto troppo surreale ai miei occhi: il non poter avere contatti ravvicinati con nessuno, vedere tutti i bar e ristoranti chiusi, spiagge desolate nonostante l’onnipresenza del sole e la limpidità del mare, strade quasi vuote e di rado incontrare qualcuno, reso comunque irriconoscibile dalla mascherina. Spero che tutto passi molto in fretta, questa condizione è fin troppo opprimente.
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