Diario Scomodo

In Cina chi non rispetta i divieti di accesso nelle zone di contagio rischia sette anni, da noi una multa di 102 €

Sono molteplici e non facili  da classificare le sfaccettature dell’idiozia. Gli imbecilli hanno una tale vastità di risorse che, se sapessero agire al contrario del loro istinto, sarebbero geniali. Riescono, per futili e insignificanti motivi, senza alcun vantaggio, a mettere a repentaglio la propria salute. Si trovano esempi ogni giorno, ovunque. Un caso inedito si è verificato al posto di blocco di una zona rossa del lodigiano. 18 persone hanno eluso i controlli – alcuni per entrare, altri per uscire di soppiatto dai luoghi dove il virus ha maggiore pericolo di contagio – solo per fare visita ai parenti.

Covid19 l’Italia nel caos

L’Italia non è il terzo paese al mondo più contagiato, ma il più ingenuo

Come biasimare i direttori sanitari e scientifici che hanno finalmente l’occasione di apparire in TV e sui giornali? Ogni giorno aumentano i morti nelle zone rosse e le conferenze stampa. Paralisi delle attività sociali e commerciali. Si ferma persino lo sport. Il governo non c’entra nella. Le notizie allarmanti vengono dagli ospedali e dai media. Gli stranieri più furbi, se muore un anziano affetto da grave forma di polmonite o chi ha un tumore all’ultimo stadio, attribuiscono il decesso a quella malattia, non al Coronavirus. Ecco perché oggi untori non sono più i cinesi, ma quei fessi degli italiani.

Finalmente i giovani capiscono che vivere non è facile come credevano

Gli anziani, seppure soggetti più a rischio, non drammatizzano. Ne hanno viste di tutti i colori nella loro complicata esistenza. Hanno imparato a subire, stringendo i denti, e sanno che le disgrazie si affrontano con rassegnazione. Per i giovani, invece, che non hanno conosciuto la guerra, né la fame e neppure il terrorismo, il virus è il primo disagio che affrontano da quando sono nati. Non è un bene, ma un’occasione perché capiscano che la vita non è  solo piacere. Quando supereremo l’epidemia nulla sarà più come prima. Saranno tutti più maturi e consapevoli delle responsabilità.

Nessuno muore se il turismo è in crisi e i negozi sono vuoti

Ma che importa se salta il giro d’Italia e la Milano Sanremo, se la Coppa d’Europa di Calcio verrà rimandata di qualche mese e se le Olimpiadi di Tokio saranno disputate in autunno? Gli alunni sopravvivranno anche se non si completerà il programma scolastico. Non è grave neppure se il campionato di Serie A viene falsato da partite senza pubblico. Nulla è più importante e urgente che cercare di bloccare l’epidemia e salvare alcune vite umane, magari di qualche vecchietto inutile. Tanto, siamo abituati alle crisi economiche. Perché drammatizzare proprio ora che c’è di mezzo la salute?

Giustizia e infanzia abbandonata al tempo del Coronavirus

Rischia l’ergastolo il carabiniere che, anche per proteggere la fidanzata, si è difeso dal rapinatore mascherato che gli aveva puntato la pistola alla tempia per rubargli l’orologio. Poi risultò essere un bambino. All’inizio accusato di eccesso di legittima difesa, ora è indagato per omicidio volontario. Quando saranno ascoltati i testimoni attendibili – chissà se tra quelli che distrussero l’ospedale – rischierà l’aggravante della premeditazione. Infatti, pare che abbia fatto in modo di essere aggredito per potere poi uccidere il ragazzo innocente. In questa società non è solo la maionese a impazzire.

La vita dei napoletani nelle mani delle baby gang

Non si sente più parlare della Camorra. È come se non sia mai esistita, spazzata da bimbi che giocano a fare i criminali e si fanno ammazzare. Nessuno dovrebbe morire a 15 anni. Chissà perché il Rolex esercita un tale fascino a Napoli sui piccoli delinquenti da rischiare la vita. Sconfitta l’epidemia, Presidente, é urgente combattere quest’altro virus, che sembra uccidere di meno ma è ancora più pericoloso perché sconvolge la città, oggi invivibile. Gli adulti distruggono, poi, il pronto soccorso, reato considerato minore da una procura travolta anch’essa dalla criminalità ormai endemica.

Dopo la Brexit l’Inghilterra si chiamerà ancora Regno Unito, ma torna a essere un’isola

Esce dall’Europa dove la monarchia è presa ancora sul serio per mettersi sotto la protezione degli Stati Uniti e subirne la colonizzazione. Rinuncia così – il premier non l’ha capito – al prestigio che fuori dal nostro provincialismo non avrà più. Ritirato il ponte levatoio sulla Manica il paese ripristina le sue frontiere naturali. I clandestini non sanno nuotare e non toglieranno più il lavoro alle Lady che anelano di fare le badanti. Non si accoglie più nessuno che non parli inglese e non abbia una specializzazione. Pazienza se, poi, gli spaghetti verranno scotti e la pizza avrà il sapore del pudding.

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Roberto Tumbarello

Roberto Tumbarello, giornalista professionista, laureato in Giurisprudenza, ha tre figli e sei nipoti. Medaglia “pro merito” del Consiglio d’Europa, di cui è stato portavoce in Italia per tanti anni, è esperto in Comunicazione e Diritti umani. È stato redattore e inviato speciale di diversi quotidiani e periodici a vasta tiratura. Ha chiuso la carriera come direttore del “Giornale di Napoli”. Tra le sue ultime pubblicazioni di successo: “Gesù era di destra o di sinistra?” (Sapere 2000, 2009), “Si salvi chi può” (Edizioni Radici, 2012), “O la borsa o la vita” (Armando, 2014), "Viaggio nella vita" (Armando 2017), attualmente in libreria.

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