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In Spagna hanno vinto i socialisti. Vox ha conquistato 24 seggi. Occhio alla Catalogna

In Spagna hanno vinto i socialisti ma i 123 seggi conquistati dal Psoe di Pedro Sánchez non sono sufficienti a formare un governo, neanche aggiungendo i 42 deputati ottenuti da Unidos Podemos. Bisognerà rivolgersi ai nazionalisti baschi del Pnv, ai moderati ed europeisti, ai valenciani di Compromis, al movimento delle Canarie. Alessandro Oppes: «Grazie al tonfo spettacolare delle tre destre (Pp, Ciudadanos e Vox insieme restano a notevole distanza dalla somma di Psoe e Up) Sánchez avrà comunque ampio margine di manovra. E secondo le prime dichiarazioni di alcuni dei massimi dirigenti del partito, il tentativo sarà comunque quello di formare – fatti salvi i patti programmatici – un nuovo governo monocolore socialista. “Riteniamo di aver avuto un sostegno più che sufficiente per essere il timone di questa barca”, dice in un’intervista a Cadena Ser la vice-premier Carmen Calvo».


Pedro Sánchez

La sconfitta più dura è per i popolari guidati da Pablo Casado che passa da 137 seggi a 66, meno della metà. Anche Ciudadanos, l’altro partito di centro, non ha ottenuto quanto sperava: con poco più del 15% ha conquistato 57 seggi. Sono 2,2 milioni i cittadini spagnoli che hanno votato per il partito di ultradestra Vox che si aggiudica 24 seggi. Francesco Olivo su La Stampa: «Le scosse arrivano anche in Catalogna: gli indipendentisti più dialoganti di Esquerra republicana superano nettamente i soci guidati da Puigdemont, un sorpasso che avrà conseguenze importanti sul territorio ribelle. La partecipazione nelle città catalane è stata eccezionale, il cosiddetto “tripartito della destra” (Pp, Ciudadanos e Vox) aveva promesso la sospensione dell’autonomia catalana e altre misure dure. Il sorriso degli indipendentisti è però relativo: niente repressione, certo, ma Sánchez farà un governo senza dover telefonare a Barcellona».
Con 164 deputate su 350 (26 in più della scorsa legislatura), quello eletto domenica è il parlamento spagnolo più femminile della storia. Le donne sono il 46,8% degli eletti. Il Psoe è primo per rappresentanza femminile con 64 donne su 123 deputati, pari al 52%. Seguito dal Partito popolare con 34 deputate su 66, cioè il 51,5%.

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Giorgio Dell'Arti

Nasce a Catania il 4 settembre 1945. Giornalista dal ’69 a Paese sera. Passa a Repubblica nel ’79: inviato, caposervizio, redattore capo, fondatore e direttore per quattro anni del Venerdì, editore del mensile Wimbledon. Dirige l’edizione del lunedì de Il Foglio, è editorialista de La Stampa e La Gazzetta della sport e scrive per Vanity fair e Il Sole 24 ore. Dell’Arti è uno storico di riconosciuta autorevolezza, specializzato in biografie; ha pubblicato (fra gli altri) L’uomo di fiducia (1999), Il giorno prima del Sessantotto (2008) e l’opera enciclopedica Catalogo dei viventi - 7247 italiani notevoli (2008, riedizione de Catalogo dei viventi - 5062 italiani notevoli, 2006). Tra gli ultimi libri si ricordano: Cavour - Vita dell’uomo che fece l’Italia (2011); Francesco. Non abbiate paura delle tenerezza (2013); I nuovi venuti (2014); Moravia. Sono vivo, sono morto (2015); Bibbia pagana (2016).

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