La Commissione Stragi

La Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi — d’ora in avanti indicata sinteticamente come Commissione stragi — composta da venti deputati e venti senatori oltre al Presidente, nominato d’intesa dai Presidenti delle due Camere del Parlamento, fu istituita con la legge 17 maggio 1988, n. 172 e prorogata con leggi successive fino al 2 luglio 1992, termine della Xa legislatura. Ricostituita nella successiva legislatura con la legge 23 dicembre 1992, n. 499, fu prorogata con leggi successive fino al termine della XIlla legislatura (2001).

In precedenza era stata costituita con la deliberazione 23 ottobre 1986 dalla sola Camera dei deputati una Commissione d’inchiesta, composta da venti deputati, oltre al Presidente nominato dal Presidente della Camera, “sui risultati della lotta al terrorismo e sulle cause che hanno impedito l’individuazione dei responsabili delle stragi”. La Commissione procedette ad alcune audizioni (ex Presidente del Consiglio, ex Ministri degli Interni, responsabile del SISDE, etc…) ma ebbe breve vita: cessò infatti i suoi lavori il 28 aprile 1987, con lo scioglimento delle Camere e non pubblicò alcun documento o relazione.

La Commissione stragi ha invece pubblicato 9 volumi di atti relativi ai lavori nella X legislatura, 1 dei lavori svolti nella XI legislatura, 3 per quelli della XII legislatura e 13 per la XIII legislatura. I volumi contengono relazioni e resoconti stenografici dei dibattiti, ma nessun documento dei molti (circa un milione di fogli) raccolti durante il periodo dell’attività della Commissione: al termine dei suoi lavori la Commissione stessa decise che essi sarebbero stati tutti pubblicati, fatta eccezione per gli scritti anonimi pervenutigli o per quelli coperti da segreti o riservati, di cui gli organi competenti, specificamente interpellati, avessero negata la divulgazione e chiesto che fossero ad essi restituiti.

È da sottolineare che in base alla legge istitutiva la Commissione, che, nello svolgimento della propria attività istituzionale aveva gli stessi potere dell’autorità giudiziaria, si avvaleva di un gruppo di collaboratori inizialmente nella (XII legislatura) scelti dal Presidente (i magistrati Cesqui, De Paolis, De Castris, Di Pietro, Salvi, Saviotti e Tricoli; il generale dei carabinieri Riscaldati; i professori Biscione, De Lutiis, Ferraresi, Galli e Palmieri; gli esperti Giannulli, Miggiano, Rizzo, Padulo e Salvatori), cui si aggiunsero nella legislatura successiva i collaboratori suggeriti dalle componenti politiche della Commissione (furono confermati De Lutiis, Ferraresi, Padulo e Giannulli, cui si aggiunsero i professri Ilari e Donno, i magistrati Galli, Mancuso, Nordio, Tricoli e Bonfigli, i giornalisti Jacometti, Pellizzaro, Maurizio, Buffa, Cerone e Cipriani, e i ricercatori Sce, Montanaro e Carinaldesi).

L’elenco dei consulenti è importante: furono essi infatti a svolgere materialmente la ricerca e l’esame dei documenti nonchè gli schemi di relazione: alle loro diverse opinioni politiche è stata imputata (Cicchitto) la contrapposizione finale tra le diverse tesi sostenute e la impossibilità di giungere ad una relazione finale condivisa.

La Commissione si avvaleva anche di ufficiali di polizia giudiziaria (Arma dei Carabinieri, Guardia di finanza).

È da ricordare inoltre, a proposito dei documenti acquisiti dalla Commissione, che molti di essi sono citati nelle relazioni semestrali presentate al Parlamento in base alla legge istitutiva e negli elaborati di alcuni suoi componenti, presentati e pubblicati negli atti della Commissione relativi alla XIII legislatura (v. Allegato A). Altri documenti sono menzionati in volumi successivamente pubblicati sotto forma di interviste o di saggi dal Presidente e da alcuni consulenti della Commissione stessa (v. bibliografia).

Tutti i documenti acquisiti sono attualmente detenuti dall’ufficio Stralcio della Commissione, presso il Senato della Repubblica, e, con le eccezioni a suo tempo ndecise dalla Commissione, saranno, a partire dal marzo 2008 i parte consultabili nel sito www.parlamentoitaliano.it.

Nel corso dei suoi lavori, dal 1996 al 2000, la Commissione procedette all’audizione di settantasette persone su temi specifici specificamente indicati (v. all. B). I resoconti stenografici delle relative sedute (v. all. C) che riportano quanto affermato nel corso dell’audizione; in alcuni casi, quando non si trattava di seduta pubblica, è stata richiesta e ottenuta la previa autorizzazione dell’interessato (v. all. D).

Anche pubblicato è l’elenco degli apporti collaborativi dei consulenti ed il loro oggetto (all. E) ma non il loro contenuto.

Manca invece una relazione finale: il progetto di relazione presentato dal Presidente Pellegrino non fu infatti approvato alla unanimità della Commissione. Esso fu pubblicato così come lo sono stati gli elaborati presentati da alcuni componenti della Commissione.

Durante la X legislatura la Commissione fu presieduta dal Sen. Libero Gualtieri (P.R.I.); nella XI, XII e XIII fu invece presieduta dal sen. Giovanni Pellegrino (D.S.), che accentuò il profilo investigativo dell’attività della Commissione, rispetto a quello più strettamente conoscitivo che aveva caratterizzato la prima fase della sua attività.

Attività della Commissione

I temi iniziali di ricerca (1988) furono la strage di Peteano ed il caso Cirillo: alla Commissione fu negata la acquisizione della documentazione già esistente relativa a stragi, terrorismo, omicidi politici, trame eversive, sequestri di persona, ammettendosi solo la consultazione degli atti da parte dei componenti della Commissione.

Nell’ottobre 1990 la Commissione approvò una prima relazione semestrale: ne fu oggetto il disastro dell’aereo di Ustica, con pesanti accuse nei confronti dell’Aeronautica militare, rinviando sostanzialmente alla magistratura l’accertamento della verità. Furono presentate due controrelazioni, una del sen. Manes, sulla responsabilità politica circa l’accertamento dei fatti, e l’altra del sen. Bosco, tendente a rilevare la non univocità delle prove a proposito delle cause del disastro.

Seguì nel gennaio 1991 una relazione riguardante il “caso Sifar” ed in particolare gli “omissis” desecretati dell’inchiesta condotta dalla Commissione presieduta dal Gen. Beolchini: per la prima volta emerse un quadro chiaro dell’attività illegale svolta. Le inchieste Beolchini, .Manes e Lombardi furono integralmente pubblicate omettendo solo il riferimento a casi e fatti personali.

La Commissione si occupò successivamente (relazione 22 aprile 1992) del caso Moro (furono pubblicate le lettere rinvenute in Via Montenevoso 8, a Milano) e di Gladio: a questo proposito la Commissione, esaminando 15 documenti con contenuto coperto da segreto istruttorio e menzionati nella relazione, mise in evidenza la illegalità progressiva della struttura. Presentarono relazioni il deputato Cicciomessere, che asserì la utilizzazione di Gladio per depistare le indagini sulle stragi dal 1972 in poi, e Buffon, che rilevò il contrasto tra quanto affermato nella relazione e le conclusioni circa la “storicità” della struttura cui era pervenuto il Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza.

Nella relazione presentata il 4 dicembre 1991 il Presidente comunicò la costituzione di due gruppi di lavoro, uno per approfondire le vicende connesse ad episodi di terrorismo in Alto Adige ed eventuali collegamenti con i Servizi di informazione e sicurezza e l’altro per approfondire nuovi elementi di conoscenza sul caso Moro.

Una relazione a quest’ultimo proposito fu presentata il 22 aprile 1992: essa riguardava in particolare i documenti esistenti — o di cui veniva ipotizzata l’esistenza – e la loro sorte. Veniva anche prospettata la tesi di un collegamento tra le Brigate rosse ed i servizi segreti israeliani e le carenze cognitive emerse nell’esame di quanto avvenuto nei cinquantacinque giorni delle detenzione di Moro. Una nota integrativa presentata dal deputato Cipriani sottolineò l’importanza della vicenda di Toni Chichiarelli e della “Banda della Magliana” ai fini di acquisire utili elementi di indagine, e della presenza in Via Fani, al momento del rapimento di Moro, del col. del S.I.S.M.I. Guglielmi.

Nella stessa data fu presentata una relazione del senatore Boato ed una del senatore Bertoldi, entrambi riguardanti il terrorismo in Alto Adige: nella prima veniva chiamata in causa la struttura Gladio, mentre la seconda puntava il dito sui servizi segreti militari a proposito delle responsabilità ultime degli attentati.

Nella XI legislatura la Commissione, nuovamente presieduta dal sen. Gualtieri, presentò il 28 febbraio 1994 una relazione sull’attività svolta, riguardante in particolare il “caso Moro” e la ripresa del terrorismo. La relazione del Presidente fu corredata da due relazioni, una del deputato Nicola Colaianni sulle stragi (Piazza Fontana, Peteano, Piazza della Loggia, Treno ltalicus, Stazione di Bologna, Rapido 904, Gioia Tauro, Questura di Milano) e sul caso Ustica, e l’altra del deputato Granelli sugli sviluppi del caso Moro. La prima relazione sottolineava le carenze normative riscontrate e sollecitava nuove norme contro i depistagli e per la riforma del segreto di Stato.

La seconda relazione sottolineava che malgrado tutte le indagini, restavano ancora molti dubbi da chiarire sul rapimento Moro e la sua uccisione e sulle relative responsabilità. Degne di nota sono le minuziose schede informative sulle stragi menzionate.

Una ulteriore relazione fu presentata nella stessa data del 22 aprile sull’inchiesta condotta a proposito del disastro aereo di Ustica. Nella relazione, esaminate le varie ipotesi sulle cause del disastro, venivano sollecitate ulteriori indagini da parte della magistratura per giungere all’accertamento della verità sottolineando che “innocenza non c’è stata”. In una nota integrativa del deputato De Julio e del senatore Macis venivano sottolineate le anomalie nello svolgimento delle indagini svolte fino a quel momento.

Si concluse così l’attività della Commissione presieduta per due legislature dal sen. Gualtieri: nella legislatura successiva, la XII, la Commissione, ricostituita con la legge già indicata, fu presieduta dal sen. Pellegrino, che ne sarà Presidente anche nella legislatura successiva.

Il 26 gennaio 1995, nella 1° relazione semestrale della Commissione, il suo Presidente specificò i temi di ricerca nel contesto storico — politico del periodo 1969 — 1984. Le questioni da affrontare erano, a suo avviso, il terrorismo di sinistra e le responsabilità dello Stato al riguardo, il terrorismo nero, lo stragismo e i depistaggi. Affermò in particolare che il terrorismo di sinistra appariva eterodiretto e non scalfitto dalle infiltrazioni degli apparati di sicurezza dello Stato. Nel caso Moro si era fatta sentire una pesante influenza della Loggia massonica P2 ed erano da verificare le connessioni con la criminalità comune e con la “Banda della Magliana” in particolare.

Il terrorismo di destra, a suo parere, presentava aspetti ambigui ancora da indagare a proposito dei rapporti con i servizi di informazione e la guerra non ortodossa. I depistaggi, nella ricerca dei responsabili delle stragi e le stragi stesse facevano forse parte della stessa strategia. Da indagare era anche l’origine di Gladio, i rapporti tra forze eversive e la criminalità organizzata e la “Falange armata”, organizzazione presente dal 1990 e legata alla vicenda criminale della “Uno bianca” di Bologna. Quelli ora sommariamente indicati furono i grandi temi dell’attività investigativa della Commissione negli anni successivi.

Nella successiva relazione del 21 febbraio 1996 si tornò a parlare della “Falange armata”, delle stragi e dei depistaggi, in relazione anche all’avvenuto interrogatorio da parte del gen. Maletti, capo dell’ufficio D del S.I.D. dal 1971 al 1975.

Iniziata la XIII legislatura, nella relazione presentata il 10 aprile 1997 fu data notizia della acquisizione da parte della Commissione di un copioso materiale documentario occultato (probabilmente dall’Ufficio affari riservati del Ministero degli Interni) in un deposito nelle vicinanze di Via Appia a Roma e di un piano antiterrorismo del 1978 (Piano Paters). Nella relazione del 10 giugno 1998 furono indicati come temi su cui la Commissione stava indagando il disastro di Ustica e il caso Moro.

Il 22 gennaio 1999 venne segnalata l’acquisizione da parte della Commissione di documenti della C.I.A. e del K.G.B., per il cui esame erano stati nominati alcuni esperti, e l’audizione sul caso Moro al Quirinale, il 19 giugno 1998, del Presidente della Repubblica Cossiga, senza però verbalizzarne le dichiarazioni.

La relazione del 13 luglio 1999 diede notizia degli accertamenti compiuti dalla Commissione, per quanto di sua competenza, in merito all’assassinio del prof. D’Antona, oltre che dell’acquisizione di documenti del S.I.S.D.E. a proposito dei rapporti tra i “servizi” cecoslovacchi e le Brigate rosse. Particolare attenzione era riservata a quanto rinvenuto in un deposito a Robbiano di Mediglia, risultato di una indagine condotta dalle brigate rosse sulla strage di Piazza Fontana. Nella relazione infine si faceva il punto di quanto accertato a proposito del disastro aereo di Ustica. Sull’assassinio D’Antona la Commissione tornò a fornire elementi di conoscenza in suo possesso nella relazione del 9 settembre 1999.

In quella successiva del 3 gennaio 2000 fu dato conto delle indagini compiute sul musicista Igor Markevitch, deceduto nel 1983, a proposito del caso Moro, e data notizia della acquisizione del rapporto Impedian. Il 12 ottobre 2000 fu inviata ai Presidenti delle due Camere una relazione avente ad oggetto le indagini sui casi D’Antona e Moro e sui documenti sequestrati a Robbiano di Mediglia, di cui fu fornito l’elenco. Il 20 giugno 2000 un gruppo di deputati e senatori dell’Ulivo presentarono una relazione (primo firmatario il deputato Bielli) che sintetizzava il lavoro della Commissione con una ricostruzione sistematica delle stragi e dei tentativi eversivi inseriti in un contesto storico — politico fondato sulla tesi del “doppio Stato”, che sarà poi esposta compiutamente dal Presidente Pellegrino.

Sei mesi dopo (31 dicembre) deputati e senatori di Forza Italia presentarono a loro volta una relazione (primo firmatario il senatore Manca) di segno opposto: oltre a negare la tesi, la relazione sottolineava i collegamenti internazionali del terrorismo rosso e le responsabilità del P.C.I.

Il 9 gennaio 2001, nell’approssimarsi della fine della legislatura, momento fissato per la fine dell’attività della Commissione, il Presidente Pellegrino presentò i suoi “Appunti per la relazione conclusiva” che non trovarono però l’unanime consenso della Commissione.

Negli “Appunti”, dopo aver rilevato la eccezionale estensione dell’area del segreto di Stato e le numerose falsificazioni rilevate dalla Commissione nei documenti inviatile, veniva ricostruita la storia della eversione e delle stragi in Italia. Tra i temi trattati il rapporto tra “Gladio” e le forze politiche di destra, l’esistenza di mandanti di terzo livello, rimasti sconosciuti (ma forse riconducibili a servizi segreti americani, russi e israeliani) del terrorismo rosso, visto anche in (possibili) rapporti con quello nero, la svolta del 1974, quando l’eversione fu tollerata nei limiti in cui fosse utile per mantenere le tensioni sociali. Altri temi trattati furono il rapporto con tra la P2 e “trame atlantiche”, il caso Moro (a proposito del quale veniva dato come identificato il luogo di riunione a Firenze delle Brigate rosse) il ruolo di Senzani nella vicenda, i punti oscuri nella sorte degli scritti di Moro durante la detenzione e le menzogne dei brigatisti a proposito degli ultimi giorni di vita dello statista. Particolare importanza ha l’affermazione del sen. Pellegrino, ripetuta poi un libro — intervista pubblicato negli anni successivi (v. bibliografia) circa la esistenza in Italia fino agli anni ’80 di un “doppio Stato”, con una “doppia lealtà” da alcuni suoi organi di informazione e sicurezza, “causa genetica dell’eversione”, che avrebbe avuto origine dalla utilizzazione sul piano strategico della mafia da parte delle forze armate alleate al momento dello sbarco in Sicilia nel 1943. La tesi dello “Stato duale” fu duramente contestata dal sen. Scoppola, il quale affermò che la esistenza di casi isolati non potevano legittimare generalizzazioni.

Il 22 marzo successivo la Commissione decise di non presentare una relazione finale e di pubblicare invece elaborati da singoli commissari su temi specifici (v. allegato A). Il quadro di sintesi fu tracciato nell’elaborato Follieri che tracciò un quadro di sintesi dal dopoguerra in poi dei tentativi eversivi e delle stragi.

Il Presidente Pellegrino presentò un elaborato sugli ultimi sviluppi del caso Moro in cui tornò a parlare del collegamento delle B.R. con i servizi segreti bulgari, israeliani e cecoslovacchi, affermò che vi erano state numerose “operazioni coperte” per salvare la vita dello statista, insieme ad ampie reticenze istituzionali sul “caso”. Gli altri elaborati tesero a confutare o a sostenere le tesi del Presidente, a seconda delle appartenenze politiche, pur condividendo, in linea di principio, talune affermazioni, come quelle relative ad influenze straniere, variamente indicate, nel terrorismo nelle sue diverse connotazioni.

Note

L’attività della Commissione, durata ben tredici anni, ha teso principalmente a coordinare le conoscenze accertate per via giudiziaria nei casi singoli tra loro e con i documenti ottenuti, talvolta dopo notevoli sforzi, dagli apparati di informazione e sicurezza. Chiarimenti sono talora venuti dalle audizioni dei “pentiti”, di magistrati e di appartenenti o ex appartenenti ai servizi di sicurezza o all’Arma dei Carabinieri.

Ne è risultato un enorme materiale documentario ma, al tempo stesso, sono venuti alla luce i “buchi neri” in esso esistenti, non colmabili se non in via di ipotesi più o meno suggestive, una sorta di enorme puzzle in cui appare una figura diversa a seconda della collocazione delle tessere.

In pratica, non esiste un fatto eversivo, una strage, un attentato terroristico, un omicidio per fini politici avvenuto nell’ultimo mezzo secolo a proposito del quale non possa ritrovarsi un qualche documento nell’archivio della Commissione, salvo poi la sua collocazione nel contesto generale.

È da rilevare che dalle relazioni della Commissione emerge chiaramente la preminente importanza attribuita al “caso Moro”, considerato come lo snodo di tutte le strategie eversive, mentre viene attenuata l’importanza, ai fini della ricostruzione storica degli avvenimenti, della loggia P2 quale emerge dagli atti della Commissione parlamentare che condusse l’inchiesta su di essa.

In altri casi, come ad esempio l’attentato a Berlinguer in Bulgaria, l’esistenza di centri di informazione statunitensi, sotto varie sigle, in locali di Palazzo Antici — Mattei a Roma, a due passi dalla sede del P.C.I. e dal luogo dove fu trovato il cadavere di Moro, e i collegamenti tra eversione rossa ed eversione nera, si è trattato di rivelazioni di fatti precedentemente conosciuti solo da un ristrettissimo gruppo di persone.

L’importanza dei lavori della Commissione sta nell’avere reso disponibili documenti difficilmente consultabili: il collegamento tra i documenti stessi per ricostruire un contesto storico — politico ed affermare responsabilità politiche è nella maggioranza dei casi frutto di ipotesi da verificare.

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Mario Pacelli

Mario Pacelli è docente di Diritto pubblico nell'Università di Roma La Sapienza, per lunghi anni funzionario della Camera dei deputati. Ha scritto numerosi studi di storia parlamentare, tra cui Le radici di Montecitorio (1984), Bella gente (1992), Interno Montecitorio (2000), Il colle più alto (2017). Collabora con il «Corriere della Sera» e «Il Messaggero».

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