La corsa al Campidoglio

Roma nostra si avvia verso una campagna elettorale per l’elezione del Sindaco e del Consiglio Comunale poco dissimile da quelle del recente passato, quando cioè è comparso il bisogno dell’homo novus, rappresentante spesso autonominatosi della società civile, diverso da quelli che per la gestione della civis avevano investito la propria vita trascorsa all’interno dei Partiti ossia delle aggregazioni politiche espressione di un modo di intendere il sociale, il futuro, la città.

Questa volta il confronto è a quattro: personaggi con caratteristiche personali e politiche diverse l’uno dall’altro per i quali è interessante e divertente la definizione di Homo sapiens, Homo erectus, Homo ludens e Femina insipiens! Ricordo questa simpatica definizione ripresa sul Web, ma non la specifica attribuzione ai candidati, salvo la donna che altri non può essere che la Sindaca uscente.

Insipiens secondo i vocabolari significherebbe “persona che sa poco di ciò che dovrebbe sapere”. Lei infatti è nota come avvocato dedicato ai diritti d’autore e ad alcuni aspetti dell’informatica in prestigiosi studi romani. La sua vita politica precedente all’impegno comunale si è svolta a fianco di alcuni Comitati di quartiere. Roma però è ben altra cosa: il Sindaco ha di fatto ruolo di Capo di Stato, non solo come cerimoniale, perché la città capitale con i suoi tre milioni e passa di abitanti, è più popolosa di molti Stati Sovrani del Pianeta e convive con il Vaticano. Di conseguenza i problemi sono enormi e nessuno è in grado di risolverli da solo, neanche lei la Cenerentola caduta nel Palazzo Senatorio da un sogno di Grillo!

I Sindaci, fino a pochi anni fa avevano alle spalle una solida struttura di Partito, articolata nel territorio urbano e forte di solide competenze professionali e politiche, capaci di offrire sostegno e qualità alla formazione ed alla azione della Giunta. La Raggi queste opportunità non le ha avute perché un Movimento non è un Partito e perché la tesi grillina di “uno vale uno” ha prodotto una clamorosa insufficienza gestionale con un frenetico turn-over di Assessori e di dirigenti delle Municipalizzate. A tutto ciò non è difficile attribuire i disastri del quinquennio che sta per finire, in termini di dissesto del manto stradale, incuria del verde, invasione di montagne di rifiuti, roghi dei mezzi pubblici di trasporto, incursioni della procura nelle attività amministrative con significative condanne, ecc. Un quinquennio da non rimpiangere e da non ripetere. Peccato perché la giovane avvocatessa con la sua imperizia e la sua innocenza ha offerto più di uno spunto di simpatia e di umana solidarietà  per come da Cenerentola sola in mezzo al caos ha cercato di destreggiarsi.

E gli uomini? L’Homo Sapiens, l’Homo Erectus e l’Homo Ludens? Starà al lettore identificarli. Ricordano i tre Moschettieri Athos, Porthos ed Aramis seppure non armati di spade, ma di inutili promesse come i loro predecessori nelle precedenti campagne elettorali. La città non ha bisogno di promesse, ma di fatti ossia di una adeguata raccolta e smaltimento dei rifiuti, di un accurato rifacimento del manto stradale di quasi tutte le oltre 6.000 strade urbane comunali e circoscrizionali, di una permanente cura del verde, di un traffico scorrevole senza l’invasione dei mastodontici bus turistici, di nuovi mezzi pubblici di trasporto accoglienti e puntuali, di uno sviluppo rapido dei trasporti sotterranei con nuove linee di metropolitana, del completamento dell’anello ferroviario e del Piazzale della Stazione Tiburtina, di Vigili  Urbani che facciano i Vigili, di un sistema di sicurezza che realmente tuteli dalla malavita, dello sviluppo di attività industriali e commerciali che moltiplichino i posti di lavoro, di un piano regolatore che provveda allo sviluppo della città senza interferenze degli speculatori, di una coraggiosa programmazione di eventi culturali, sociali e sportivi, nazionali ed internazionali, comprese le Olimpiadi malauguratamente perse per la politica del NO, per restituire a Roma il ruolo leader che le spetterebbe di diritto tra le grandi Capitali.

I nostri tre Moschettieri, romani de Roma, al contrario degli eroi francesi di Alexandre Dumas, non sono ovviamente solidali tra loro, ma disposti a combattersi. Dunque l’avvocato Michetti contro il dottor Calenda e contro il prof Gualtieri e viceversa.

Enrico Michetti, chi era costui? Lo sanno quelli che ascoltano Radio-radio e che all’inizio hanno creduto che il defunto Funari fosse resuscitato. Invece il Michetti non era un giornalista, ma un avvocato indignato contro la malagestio della città: critiche severe e distruttive, ma  in genere senza  proposta alternativa, come spesso succede al giornalismo d’assalto. Comunque nessuna esperienza politica diretta e, dicono, tantomeno gestionale, neanche quella del condominio dove abita. Da voce urlante di una radio locale a candidato alla prima poltrona del Campidoglio, quella di Nathan, Petroselli e Rutelli, il salto è lungo, certamente nel buio per chi lo sosterrà. Lo sanno Salvini, Tajani e la Meloni che lo hanno proposto dalla società civile come candidato unitario della destra, ma tra la proposta ed il sostegno concorde oltre il D-day non c’è certezza!

Roberto Gualtieri, pacifico professore universitario di storia contemporanea con la passione per la politica, catapultato dal PD come parlamentare europeo a Straburgo dove in due legislature ha fatto anche il Presidente della Commissione affari  economici e monetari. E’ stato poi riportato a Roma come Ministro dell’Economia nel Governo Conte due. Di recente è risultato vincitore in una elezione suppletiva romana per la Camera dei Deputati nella circoscrizione di Roma Uno. Lui di amministrazione e bilanci se ne intende, ma ama molto l’Europa e lo ripete spesso. I problemi di Roma però non si risolvono a Strasburgo e neanche a Bruxelles. Il PD lo ha proposto con la Segreteria Zingaretti e riproposto con la Segreteria Letta, infine è risultato vincitore indiscusso delle primarie della sinistra. Lo stesso successe sette anni fa col chirurgo Marino, vincitore delle primarie, eletto Sindaco in quota PD, ma poi il PD scomparve  ed alla fine riuscì a sfiduciarlo. Fu incapacità politica e gestionale del Marino o guerra per bande nel suo Partito ?

Terzium Carlo Calenda, solo contro tutti. Ha detto tutto il male possibile della destra e della sinistra che pure gli aveva fatto fare il Ministro e lo aveva eletto al Parlamento Europeo. Ha cercato di occupare il Centro dello schieramento politico dove ha trovato Renzi che aveva avuto la stessa idea e col quale si sono prima aspramente  combattuti e poi si sono messi d’accordo: miracoli della politica. E’ stato un brillante dirigente d’azienda con un intenso legame con Luca Cordero di Montezemolo. Da Ministro laico nel Conte due è apparso incisivo, ma ha concluso poco. Le sue idee sulla città coincidono con quelle di molti romani, ma la città ha bisogno di realizzazioni per le quali è necessario un vasto consenso politico che lui non cerca. Qui è la differenza tra tecnologia e politica:  a Sindaco di Roma non si arriva per carriera burocratica, ma  per elezione ossia per consenso popolare come espressione di una volontà maggioritaria che si realizza oltre la Roma bene soprattutto nelle periferie.

In conclusione: luci ed ombre dei tre Moschettieri e della Cenerentola. Uno tra loro farà il Sindaco di Roma per i prossimi cinque anni col consenso dei romani che voteranno sperando di non sbagliare. Ma di meglio il mercato della politica non è riuscito ad offrire. Basteranno i prossimi cinquanta giorni a fugare i dubbi dei quasi due milioni di elettori?

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Eugenio Santoro

Presidente Fondazione San Camillo- Forlanini - Roma

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