Diario Scomodo

La passione degli italiani di lasciare le opere incompiute

La necessità di costruire una protezione, inutile, per Venezia nasce, mezzo secolo fa, quando nel 1966 l’acqua salì fino a 1.94 mt e inondò la città distruggendo abitazioni e attività. Molti cittadini si trasferirono sulla terraferma. Negli anni ’80 si decise di costruire il Mose e nel 2003 cominciarono finalmente i lavori, già costati più di cinque miliardi e mezzo, comprese le tangenti. E non sono ancora terminati. Quando – chissà in quale anno – la diga entrerà in funzione sarà obsoleta. Ci sono stati alcuni morti; tanti si sono arricchiti, altri sono finiti in galera. Ma la laguna è sempre in pericolo.

Mose. Photo credit: Piazza Pulita – La7

Meno male che in autunno e in inverno i disastri in Italia sono frequenti

Pazienza se muore qualcuno o se vanno perduti inestimabili capolavori dell’arte e della storia. Ma almeno la gente può fare selfie più originali. In questi giorni Piazza San Marco a Venezia è piena di turisti felici di potersi immortalare con lo sfondo del disastro ambientale e culturale più tragico che si ricordi. Per fortuna il Mose, che è costato parecchi miliardi e i cui lavori sono iniziati alcuni decenni fa, non è ancora completato. Quindi l’acqua alta può invadere liberamente la città. Questa volta la marea ha esagerato un po’, è salita di due metri. Ma la gente si è divertita ed è ripartita contenta.

Perché non si cominciano a spostare sulla terraferma abitanti e opere d’arte?

L’allagamento di Piazza San Marco e dei vari monumenti, che d’ora in poi sarà sempre più frequente, è una banalità in confronto a ciò che potrebbe accadere nei prossimi anni. Uno studio dell’Università di Princeton, nel New Jersey, USA, prevede una catastrofe spaventosa. Gli scienziati temono che a causa dell’aumento del livello del mare alcune città nel mondo saranno sommerse. I politici cadranno dalle nuvole. Forse è Greta che porta iella. Il Mose sarà trasferito in un luna park perché ci giochino i bambini. Tra le prime ad affondare sarà Venezia. Poi, solo esperti sub potranno visitarla.

Mussolini si vergognerebbe di avere certi supporter

Persino il generalissimo Franco, la cui ideologia nel secolo scorso lo portò a guidare una dittatura fascista, sosteneva che i caduti dei vinti e dei vincitori dovevano riposare assieme, non avendo ormai più rivalità né pensieri avversi. Volle essere sepolto anche lui con chi aveva perseguitato e con chi lo sosteneva. Invece, senza temere di cadere nel ridicolo, l’intelligentia nostalgica ha recentemente scoperto che i morti della Shoa sono di sinistra mentre quelli delle foibe di destra. Non meritano, quindi, lo stesso ricordo. Ma nessuno si chiede come siamo potuti scendere così in basso.

Come mai le migliori aziende italiane finiscono in mano a stranieri?

Va tutto male in Italia in questo giro. Dal traffico all’economia e alla cultura. Crediamo d’individuare le colpe, ma nessuno cerca i rimedi. Responsabili sono sempre i giornalisti, i sindacati, i magistrati, persino gli ultrà che fanno buu negli stadi e la politica. Perlopiù si pensa ad arraffare quello che appartiene ad altri. Il denaro non circola perché chi ne ha lo porta all’estero, credendo che sia più al sicuro. Gestire le nostre fabbriche sarebbe redditizio. Però, i figli dei cavalieri del lavoro non ne sono capaci e le vendono, condannando prima o poi i lavoratori alla disoccupazione.

Come mai tanti politici sono contrari al carcere per i grandi evasori?

Ma sì, difendiamo pure chi deruba i cittadini che pagano le tasse! Una legge che proteggesse l’onestà dissuaderebbe gli investitori stranieri. Un tempo eravamo famosi nel mondo per la pizza e il mandolino. Oggi pure per la permissività e la stupidità.  Del resto, attiriamo già tanti criminali per la clemenza della giustizia perché non pure i finanzieri deviati. Da noi i peggiori trovano comprensione. Come spauracchio si paventa Il tintinnio di manette. Come se destinate alla gente perbene. Sorge legittimo il sospetto che ci sia simpatia e complicità tra chi decide delle nostre vite e gli evasori.

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Roberto Tumbarello

Roberto Tumbarello, giornalista professionista, laureato in Giurisprudenza, ha tre figli e sei nipoti. Medaglia “pro merito” del Consiglio d’Europa, di cui è stato portavoce in Italia per tanti anni, è esperto in Comunicazione e Diritti umani. È stato redattore e inviato speciale di diversi quotidiani e periodici a vasta tiratura. Ha chiuso la carriera come direttore del “Giornale di Napoli”. Tra le sue ultime pubblicazioni di successo: “Gesù era di destra o di sinistra?” (Sapere 2000, 2009), “Si salvi chi può” (Edizioni Radici, 2012), “O la borsa o la vita” (Armando, 2014), "Viaggio nella vita" (Armando 2017), attualmente in libreria.

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