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L’importanza di un abbraccio

Quante cose sono cambiate da quel fatidico lockdown? Quante abitudini sono state stravolte? Quanti gesti ci mancano che prima ritenevamo scontati e che adesso appaiono conquiste? Dobbiamo sempre per forza perderci per ritrovarci, sprofondare per riemergere, privarci per valutare, distanziarci per abbracciarci?

Quanti di noi vorrebbero tornare indietro nel tempo per aggiungere quel pezzettino di puzzle alla propria storia, dedicare una parola in più quando ne sono state omesse troppe in meno, quanti di voi vorrebbero semplicemente abbracciare?

Una dimostrazione apparentemente semplice in questo momento storico dove il distanziamento sociale è il must imposto alla società, il distacco è sinonimo di sopravvivenza, è diventata fonte di proibizione e desiderio di infrangere un tabù o più semplicemente necessità fisica ed emotiva.

Siamo cresciuti fra le braccia della mamma, ad ogni grida sapevamo di essere abbracciati, coccolati. Ci faceva sentire protetti, fiduciosi, amati. Una reazione istantanea, di calore inspiegabile dal carattere emotivo ma fortemente scientifico.

L’abbraccio ci completa, ci rilassa stimolando il rilascio di endorfine. Quando abbracciamo rafforziamo il sistema immunitario di chi stiamo stringendo forte a noi stimolando la produzione di emoglobina che trasporta l’ossigeno ai tessuti attivando i recettori della pressione.

Più nel dettaglio i corpuscoli di Meissner, presenti nella parte superficiale del derma, responsabili della recezione sensoriale del contatto, inviano ciò che ricevono dall’esterno alla corteccia cerebrale. Siamo provvisti anche di meccanocettori deputati alle percezioni cutanee e pressorie, capaci di farci comprendere il tipo di tocco: freddo, caldo, duro, morbido. Questi minuscoli recettori inviano dei segnali al nostro cervello per essere elaborati e trasformati in sensazioni che percepiamo durante l’abbraccio.

Abbracciarsi è una vera reazione chimica, stimola la produzione di ossitocina (il famoso ormone dell’amore), migliora il sistema immunitario, favorisce il rilascio di endorfine, eleva la fiducia in se stessi e produce dopamina che agevola il benessere, la tranquillità e ci fornisce maggiore attenzione nell’apprendimento.

Esistono 2 tipi di persone: i vampiri energetici che ci dissanguano di energia, calore, stima, senza il bisogno di un contatto ma anche con poche parole scambiate al telefono, sguardi pesanti, sanguisughe emotive. Maschere pirandelliane che solo evitandole diminuiranno il nostro rischio di contagio.

Poi ci sono i Power Bank umani che emanano luce, positività, conforto. Li percepiamo dagli occhi liberi da ogni filtro, dalla disponibilità ad ascoltare senza giudicare e da quegli abbracci così stretti che per un attimo sembrano spezzarci, ucciderci, toglierci il fiato, ma che a lento rilascio ci ricaricano come raggi di sole.

Scegliamo con cura chi avere al nostro fianco, quali sono le amicizie, le conoscenze giuste. Dimostriamo coraggio e determinazione nell’allontanare le persone “tossiche” e dopo un’accurata selezione viviamoci al meglio perché la vita non è ieri o domani, ma ora e ha bisogno di essere abbracciata.

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Sara Berettoni

Viaggiatrice, blogger giornalista pubblicista. Classe 1986, consegue la laurea in operatore giuridico di impresa, Master in giornalismo 3.0. Assistente di volo dal 2006, blogger del sito www.ioa30milapiedi.it, collaboratrice freelance. Testarda, eclettica, passionale, scrittrice. Una "Volatile" con i piedi per terra...

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