L’onomatomanzìa

È l’arte che nell’antichità comprendeva la divinazione del futuro di una persona attraverso l’anagramma del suo nome. Esempi famosissimi potrebbero costituire valida prova circa l’affidabilità di quest’arte. È certo leggenda quella che attribuisce a Cristo la risposta all’interrogativo di Pilato Quid est veritas (qual è la verità?): est vir qui adest! (è l’uomo qui presente!). Sempre in latino fu composto l’anagramma Divus Marcus Evangelista = sum vigil ad venetas curas e ancora, in onore di Horatio Nelson dal suo nome fu tratto honor est a Nilo (l’onore deriva dal Nilo), con stretto riferimento alla vittoria che il “Barone del Nilo” aveva conseguito ad Aboukir.

Per Stanislao I che rientrava in patria fu organizzato un ballo, nel quale tredici paggi, ciascuno raffigurante una lettera della frase domus lecsinia (casa di Lissia), si presentavano successivamente in vario ordine permettendo la lettura di vari anagrammi, tutti significativi per l’occasione:

Ades incolumis (sei qui incolume)
omnis es lucida (sei tutta splendente)
lucida sis omen (siine splendido presagio)
mane sidus loci (resta l’astro del paese)
sis columna Dei (sii la colonna di Dio)
i, scande solium (vai, sali al trono).

Il nome della figlia di Lorenzo il Magnifico e regina di Francia, Cathérine de Médicis, diede luogo alla terribile combinazione chaîne dite de crimes, mentre il frate domenicano assassino di Enrico III, Frère Jacques Clément, dice di sé in maniera inequivocabile c’est l’enfer qui m’a creé.

Andreas Rudigerius, medico a Lipsia, quando scoprì che Dignus arare rus Dei (degno di arare il campo di Dio) era l’anagramma del proprio nome, lasciò la professione e intraprese lo studio della teologia, divenendo sacerdote.

La rivista francese Alliage dedicò anni addietro un intero numero a Galileo Galilei. A parte il serio discorso sullo scienziato e sulla modernità del suo metodo, vi si diceva come il titolo della rivista fosse l’anagramma di ‘Galilea’, cosa che ne veniva a rappresentare una sorta di patrocinio. E non basta, giacché Le Savant Flou (così si firmava l’autore dell’articolo) tendeva a dimostrare – tra il serio e il faceto – la predestinazione di Galilei alla scienza degli astri proprio in virtù del suo nome: in ebraico ‘galil’ rinvia all’idea della circonferenza, della rotazione. Se poi il nome è raddoppiato come nel caso di Galileo Galilei, allora il riferimento alle sfere, alle orbite, ai movimenti circolari, è ancora più evidente… Può parere una forzatura, ma è niente se si pensa a ciò che nell’antichità rappresentava la divinazione del futuro di una persona attraverso l’anagramma del suo nome.

Innumerevoli, poi, sono gli esempi in lingua italiana:

Stefano Protomartire = santo morto fra pietre
Girolamo Savonarola = saliva al rogo romano
Benedetto Cairoli = eroe cinto di beltà

Nomina sunt rerum e per Ennio Peres gli anagrammi onomastici sono stati pane quotidiano: a Enrico Montesano ha fatto dire, in romanesco, so’ noto ner cinema. E ancora, sempre secondo Peres, per Aldo Biscardi c’era una barca di soldi, Paolo Maldini doma i palloni, Massimo Ranieri è riammesso in Rai ed Enrica Bonaccorti cosa può fare? È naturale: bacia concorrenti. Certamente divertenti appaiono questi altri esempi, scelti tra tanti, legati a personaggi della cultura o dello spettacolo:

Carlo Bernari = ci narra l’orbe
Antonello Trombadori = noto ardito nell’ombra
Mario del Monaco = colmo d’armonie
Michele Prisco = chi colse premi
Antonio de Curtis = induce tanto riso
Sofia Loren = sole fra noi
Alberto Sordi = astro del brìo

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Raffaele Aragona

Raffaele Aragona (Napoli), ingegnere, ha insegnato Tecnica delle Costruzioni all’Università di Napoli “Federico II”. Giornalista pubblicista, ideatore e promotore dei convegni di caprienigma, è tra i fondatori dell’Oplepo. Per la “Biblioteca Oplepiana” ha scritto La viola del bardo. Piccolo omonimario illustrato (1994) e molti altri lavori in forma collettanea. Autore di Una voce poco fa. Repertorio di vocaboli omonimi della lingua italiana (Zanichelli, 1994), ha curato per le Edizioni Scientifiche Italiane, i volumi: Enigmatica. Per una poietica ludica (1996), Le vertigini del labirinto (2000), La regola è questa (2002), Sillabe di Sibilla (2004), Il doppio (2006), Illusione e seduzione (2010), L’invenzione e la regola (2012). Sono anche a sua cura: Antichi indovinelli napoletani (Tommaso Marotta, 1991, ried. Marotta & Cafiero, 1994), Capri à contrainte (La Conchiglia, 2000), Napoli potenziale (Dante & Descartes, 2007) e il volume Italo Calvino. Percorsi potenziali (Manni, 2008). Ha pubblicato il volumetto Pizza nella collana “Petit Précis de gastronomie italienne” (Éditions du Pétrin, Paris, 2017). È autore di due volumi per le edizioni in riga (2019): Enigmi e dintorni e Sapori della mente. Dizionario di Gastronomia Potenziale. Il suo Oplepiana. Dizionario di letteratura potenziale è pubblicato da Zanichelli (2002).

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