New York: Il prossimo presidente Usa sarà senz’altro una donna

Le prossime elezioni presidenziali americane si terranno il 5 novembre 2024, con entrata in carica del presidente eletto il 20 gennaio 2025.

Tra quattro anni, l’attuale presidente, Joe Biden, avrà 83 anni ed il possibile concorrente (se si ricandidasse) Donald Trump, 79. Di già Biden é il più vecchio presidente Usa della storia e lo sarebbe ancora di più Trump. Quindi per ragioni di età é possibile che entrambi non si ricandidino.

A questo punto, a 60 anni compiuti nel 2024, l’attuale vice presidente, la democratica Kamala Harris, avrebbe l’età perfetta per una candidatura (é la stessa età del presidente Harry S. Truman quando prese l’incarico nel 1945).

Dal lato repubblicano si stanno facendo avanti due contendenti, entrambe donne: Liz Cheney, attualmente 54-enne e deputata al Congresso a rappresentare lo stato del Wyoming, e Nikki Haley, attualmente 49-enne, ex governatore del Sud Carolina ed ex ambasciatrice degli Usa alle Nazioni Unite.

Ci sarebbe anche una terza, la secondogenita di Trump, Ivanka, che ultimamente si é allineata a posizioni più centriste (rispetto al fratello maggiore Donald Jr. che é stato anche citato come possibile candidato presidenziale, anche se con pochissime possibilità).

Cheney é la primogenita dell’ex vice presidente (sotto George W. Bush) Dick Cheney, fa parte dell’establishment del Partito Repubblicano ed é in netto contrasto con l’ala populista del partito controllato da Trump. La deputata é anche presidente della Conferenza Repubblicana alla Camera, la terza carica più importante nella leadership repubblicana alla Camera.

Haley era stata nominata ambasciatrice quando Trump era presidente, nonostante durante le primarie avesse prima appoggiato il senatore della Florida Marco Rubio e poi il Senatore del Texas Ted Cruz, entrambi concorrenti di Trump. Il rapporto tra Haley e Trump non é stato idillico, infatti si é dimessa come ambasciatrice nel 2018 con, come ha affermato, “la dignità intatta”.

Haley annovera tanti primati: prima governatore donna del Sud Carolina (per ben due mandati), la più giovane governatore di tutti gli Stati Uniti (prima era stata eletta deputata federale per tre mandati), e la seconda governatore di discendenza indiana (il nome da nubile é Nimrata Randhawa), e la prima governatore asiatico-americana (la Harris é la prima vice presidente asiatico-americana, la madre era Shyamala Gopalan nata a Chennai, India). 

Mentre per Harris la “nomination” democratica é quasi automatica, quella repubblicana deve passare attraverso le primarie. É possibile che Trump spinga candidati estremisti, questi comunque non riceveranno finanziamenti sufficienti per due campagne (la primaria e la generale) in quanto é previsto che i grandi contribuenti repubblicani ripieghino verso candidati moderati come Cheney e Haley. Tra l’altro Cheney può contare sull’appoggio di suo padre, che é stato fondamentale per far eleggere Bush 2.

in senso orario: Harris, Cheney, Haley, Trump

Guardando al panorama maschile, ci potrebbero essere tanti potenziali vice presidenti (per entrambi gli schieramenti), ma pochi “papabili” repubblicani candidati alla presidenza. Tra questi possiamo citare il senatore del Texas Ted Cruz, prima un accanito detrattore di Trump, poi un suo fedele alleato; il senatore del Missouri Josh Hawley, al quale però é stato cancellato il contratto per un libro dalla casa editrice Simon & Schuster per le sue posizioni estremiste, poi l’ex vice di Trump Mike Pence (che i sostenitori di Trump volevano impiccare per non avere sostenuto la causa inventata da Trump) e anche il governatore della Florida Ron DeSantis, di origini abruzzesi, reso famoso per la devozione alle posizioni estremiste di Trump. Naturalmente, come anticipato, non é esclusa la candidatura di Trump Jr. (si é anche fatto ritrarre con lo striscione “Don Jr. 2024”), anche se questa non sarà ben vista dai repubblicani moderati e fedeli al partito (Jr. ha detto pubblicamente che “non esiste più il Partito Repubblicano, esiste il Partito di Trump”). 

Don Jr. con lo striscione

La battaglia tra gli uomini, comunque, non sarà per la candidatura alla presidenza, ma per quella della vice presidenza. Un “ticket” completamente al femminile non é previsto, quindi da entrambi gli schieramenti ci saranno delle manovre aggressiva per i vice. Ci potrebbe poi essere anche un coup de theatre con Ivanka come candidata alla presidenza ed il fratello maggiore  Don Jr. alla vice presidenza, cosa mai successa, ma non vietata dalla Costituzione, e che di sicuro manderebbe la base trumpiana in visibilio.

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Dom Serafini

Domenico (Dom) Serafini, di Giulianova risiede a New York City ed è
il fondatore, editore e direttore del mensile “VideoAge” e del quotidiano fieristico VideoAge Daily", rivolti ai principali mercati televisivi e cinematografici internazionali. Dopo il diploma di perito industriale, a 18 anni va a continuare gli studi negli Usa e, per finanziarsi, dal 1968 al ’78 ha lavorato come freelance per una decina di riviste in Italia e negli Usa; ottenuta la licenza Fcc di operatore radio, lavora come dj per tre stazioni radio e produce programmi televisivi nel Long Island, NY. Nel 1979 viene nominato direttore della rivista “Television/Radio Age International” di New York City e nell’81 fonda il mensile “VideoAge”. Negli anni successivi crea altre riviste in Spagna, Francia e Italia. Dal ’94 e per 10 anni scrive di televisione su “Il Sole 24 Ore”, poi su “Il Corriere Adriatico” e riviste di settore come “Pubblicità Italia”, “Cinema &Video” e “Millecanali”. Attualmente collabora con “Il Messaggero” di Roma, con “L’Italo-Americano” di Los Angeles”, “Il Cittadino Canadese” di Montreal ed é opinionista del quotidiano “AmericaOggi” di New York. Ha pubblicato numerosi volumi principalmente sui temi dei media e delle comunicazioni, tra cui “La Televisione via Internet” nel 1999. Dal 2002 al 2005, è stato consulente del Ministro delle Comunicazioni italiano nel settore audiovisivo e televisivo internazionale.

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