Idea-Azione

Non c’è più religione

“Non c’è più religione” si diceva qualche decennio  fa, quando si aveva notizia di un fatto di cronaca  particolarmente cruento. “Ma la religione è l’oppio dei poveri” avrebbe risposto qualcun’altro. Oggi peró la disquisizione si è spostata di livello, non parliamo più di una presenza, o una mancanza, di spiritualità o di culto, ma semmai della totale inesistenza di una minima morale umana.

È sufficiente leggere le pagine dei quotidiani o, per chi lo preferisce, guardare un TG, o ancora accendere uno smartphone, e la cronaca nera è lì, a ricordarci quanto degrado ed efferatezza ci riserva questa realtà. Non ci sono più regole, non ci si indigna più davanti a nulla. La morale è scarsa, l’educazione rara e il rispetto una chimera.

Solo qualche decennio fa commettere un reato, essere processato, era fonte di grande imbarazzo per il reo e per la famiglia, oggi c’è reato e reato e qualcuno, che si è saputo vendere bene, uscito di galera è diventato un Vip. Non esiste più la presa di responsabilità, abbiamo creato un sistema in cui ognuno delega all’altro, ognuno attende che qualcun’altro agisca per il bene della comunità e così chi vede tace, in attesa che chi di dovere agisca, ma chi di dovere aspetta ordini superiori e così via, in una catena senza fine che mai potrà mettere limite alla decadenza del pianeta.

Incolpiamo la Politica, la Magistratura, la Chiesa, il Governo, facendoci risucchiare  dal pozzo nero del vittimismo, invece di lottare in maniera concreta per un diritto. Nemmeno i legami, le parentele, la maternità, ormai sono un deterrente alla violenza e così capita di  ammazzare un figlio per motivi futili  o una moglie che ha cercato di rifarsi una vita.

Non esistono più il rispetto, la comprensione, l’empatia, viviamo in un mondo in cui tutto è dovuto e l’unica legge è “gli altri lo fanno, gli altri ce l’hanno, quindi posso anche io”, senza prima aver valutato se l’azione sia legittima o lesiva nei confronti di un bene superiore.

Abbiamo la cultura “in un click”, ma continuiamo a preferire i contenuti vuoti, nei quali troviamo immenso spazio in cui perderci per non dover affrontare la realtà che ci sta sopraffacendo. Lo raccontano i mezzi di comunicazione, che offrono sempre maggiore spazio all’intrattenimento e al gossip piuttosto che all’approfondimento.

Abbiamo creato il benessere, che ci crea malessere, perchè alimenta la cupidigia e così il denaro diventa l’unico valore riconosciuto e quando qualcuno cerca di sottrarcelo lo difendiamo a costo della stessa vita.

Ci siamo inventati una realtà parallela, quella del social, in cui siamo tutti “amici”, ma quando usciamo dal web la realtà è “Homo homini lupus”.

Abbiamo cellulari costosissimi con GPS incorporati, ma abbiamo perso la strada della felicità, schiavi di un sistema che si alimenta del nostro desiderio di apparire e di possedere, piuttosto che di quello di essere, della nostra ignoranza piuttosto che della nostra cultura.

Forse in questa situazione un po’ di “oppio dei poveri”  potrebbe essere una panacea, tornare indietro per andare avanti, senza dover soccombere alla spirale di violenza e degrado che ci sta soffocando.

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Veronica Ruggiero

Giornalista, collaboratrice presso il Gruppo Corriere.

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