Come anticipato dal premier Conte, ieri l’Istat ha certificato che l’economia italiana è entrata in recessione tecnica. Infatti nel quarto trimestre 2018 si è registrata una contrazione dello 0,2% del Pil, che si va ad aggiungere al – 0,1% del periodo luglio-settembre. Si tratta del peggiore calo trimestrale degli ultimi cinque anni. Inoltre nella sua comunicazione l’Istituto di statistica mette in evidenza che nel 2018 il Pil italiano ha registrato un aumento dell’1% in base ai dati trimestrali grezzi, in netta frenata rispetto all’1,6% del 2017. È negativa infine l’eredità che il 2018 lascia sull’economia del 2019, con una crescita acquisita pari a -0,2%.
«[…] Quello che ho descritto è lo scenario, forse lo scenario migliore, che ci possiamo aspettare. Un Pil che cresce poco, ma cresce, un deficit pubblico in aumento, ma non di tanto, un debito che riprende a crescere, ma senza esplodere. Sarebbe ancora una situazione sostenibile. Ma c’è uno scenario ben più pericoloso. Quello in cui il rallentamento in Europa viene confermato, l’Italia passa da una recessione tecnica a una recessione tout court, il rapporto tra debito pubblico e Pil si impenna e lo spread risale rapidamente. Bisogna sperare che questo scenario non si materializzi e che il governo non ci metta qualcosa di suo per renderlo più probabile» [Cottarelli, Sta]
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