Il sabato pomeriggio nel paradiso degli uomini illustri c’è in genere molta tranquillità: una passeggiatina per scambiare quattro chiacchiere sulle ultime notizie, qualche commento sugli arrivi più recenti dal purgatorio (nessuno uomo illustre va direttamente in paradiso: se non mandato all’inferno trascorre qualche tempo in purgatorio).
Sabato 10 ottobre ultimo scorso, secondo fonti attendibili, la monotonia delle solite chiacchiere è stata infranta da Giulio Andreotti che nel primo pomeriggio ha iniziato a gridare contro le ingiustizie del mondo, il malvolere dei giudici che non consentono la realizzazione dei grandi progetti ideali per fare felice l’umanità, le cattiverie di chi ostacola le volontà del paradiso (quello degli uomini illustri, naturalmente). Solo dopo molte domande è stato possibile conoscere la ragione di tanta ira: i giudici della Capitale avevano appena assolto il Sindaco Raggi dall’accusa di abuso d’ufficio, il sindaco non sarebbe stato costretto, in base al codice etico dei pentastellati, a dimettersi, Giulia Bongiorno, ex Alleanza Nazionale ed ora di fede leghista, un tempo avvocato difensore del Divo Giulio al processo di Palermo, quando su di lui gravava la pesante accusa di rapporti con siciliani non proprio modelli di virtù, non sarebbe divenute, come nei progetti, Sindaco di Roma.
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