Oggi ad Hammamet ore 9:00: la parola a Bettino Craxi

“Sono felice di vedervi in tanti intorno a me nel ventesimo anniversario della mia morte. Per me, il vostro affetto è necessario come l’aria che respiro. Anche se, in vita, sono stato troppo timido per chiedervelo apertamente; così da acquisire la fama di orso e per giunta arrogante. Non vorrei però che la vostra visita fosse vista come una specie di pellegrinaggio politico di fedelissimi; finalizzato a rendere omaggio alla mia persona e non alle mie idee e/o al mio progetto politico. E ancor meno alla mia visione del socialismo.

Personalmente è questo che vi chiedo. Non ho bisogno di “riabilitazioni”. Anzi le considererei offensive, se concesse da coloro che mi hanno massacrato. Ma non ho neanche bisogno di vendette. Anzi trovo del tutto disdicevole che abbiate affidato il ruolo di “equilibratori e vendicatori” non a voi stessi ma ad altri: occasionalmente interessati a usare il mio nome; ma in modo sfacciatamente strumentale. E, infine, non ho bisogno di “commemorazioni”; perché si commemorano le persone scomparse e io non mi sento tale; e soprattutto perché vivo come una ferita aperta quella organizzata subito dopo la mia morte. Tanti compagni; ma pervasi di odio e diffidenza reciproche che avvelenavano l’atmosfera. Da allora in poi, il socialismo, la parola come la cosa, si è frantumato in decine di sigle; e il simbolo è comparso sulle schede elettorati solo se accompagnato – o annullato – da altri.

Tutto questo male, e anche tutto questo dolore, non solo personale ma collettivo, non potrà mai essere né cancellato né riparato. Così come do per scontate le reazioni automatiche quanto ipocrite che inevitabilmente susciterà la riproposizione delle mie vicende nel film che è appena uscito. Do certo per scontata la vostra indignazione; al punto di esonerarvi dall’obbligo di esprimerla.

Obbiettivo del nostro incontro, che si svolga ad Hammamet, non è di rimestare sul passato o di rendere omaggio ad una vittima. Qui non è in discussione il passato ma il futuro. Non la sorte subita dal sottoscritto ma la vostra. E precisamente e semplicemente il futuro dell’idea socialista e di quelli che la difendono nel nostro paese; come anche di quella prima repubblica che ho difesa sino all’ultimo, sino a diventare capro espiatorio di tutte le sue manchevolezze, agli occhi di coloro che volevano eliminare, con l’acqua sporca, anche il bambino.

Personalmente, vedete, ascrivo a mio merito quella che è stata anche causa non ultima della mia rovina: la capacità dolorosa di dire la verità e percepire il falso – che fosse nella cultura politica dominante, nelle prese di posizione politiche o nei dettami dei media – e di denunciarlo per nome, cognome e indirizzo. Così avevo fatto ai tempi della prima repubblica; così mi comportai negli anni della “falsa rivoluzione” di Mani pulite. Denunciandone, da solo, la reale natura di destra: e quindi contro il “ruolo” della politica, dei partiti e dello stato. E annunciando, contestualmente, che questa falsa rivoluzione sarebbe stata foriera di disastri negli anni a venire. Fino al punto di distruggere, per almeno una generazione non solo i socialisti; ma la cultura e le istituzioni del socialismo.

Bettino Craxi ed i grandi leader mondiali

Avrei dovuto, soprattutto dopo il mio discorso del luglio 1993, battermi contro questa deriva. Ma non mi è stato consentito. E non l’avete fatto neanche voi, a partire dalla scelta di adeguarvi alla seconda repubblica, alle sue idee e alle sue regole: ciò che vi ha reso progressivamente dipendenti da coloro che vi garantivano l’esistenza in vita ma non più di questo.

E’, da allora, passata una generazione. Quanto basta per verificare l’interminabile disastro della seconda repubblica. Ma quanto basta a far nascere, in Italia, e non solo in Italia, una nuova generazione che, del tutto libera dal condizionamento di un passato fatto di sconfitte, di umiliazioni e di impotenti rancori, sta riscoprendo, in contrasto con l’ordine esistente, i valori essenziali del socialismo: libertà, pace, tolleranza, ruolo dello stato e del pubblico e delle nuove solidarietà collettive, internazionalismo, eguaglianza. E non perché qualcuno glieli abbia insegnanti; ma perché hanno a che fare con il loro e anche nostro futuro.

Un mondo che non ha ancora trovato una rappresentanza politica. A voi il compito di aiutarli a trovarla, non nel nome di un passato che non ritorna, ma perché il socialismo possa ancora avere un ruolo.

Solo un grande partito socialista può rappresentare la sinistra.”

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Alberto Benzoni

Ha lavorato all’Iri dal 1958 al 1996, per oltre trent’anni all’Ufficio studi e poi a quello Internazionale. Iscritto al Psi dal 1957 al 2013. Viceresponsabile del settore esteri dal 1987 al 1992. Consigliere comunale di Roma dal 1971 al 1985, vicesindaco dal 1976 al 1981 nella giunta di sinistra di Argan e poi di Petroselli. Collaboratore di «Avanti!» e di «Mondo Operaio», di «Ragioni del Socialismo» e di numerosi altri periodici di area. Autore di una storia del Partito socialista e, assieme ad altri, di La dimensione internazionale del socialismo italiano (Roma 1993). Ha scritto anche Il craxismo (Roma 1991) e, assieme a Luca Cefisi, Il pacifismo (Roma 1995). Autore infine, assieme alla figlia Elisa, di Attentato e rappresaglia. Il Pci e via Rasella (Venezia 1999), di Le vie dell’Italia (Milano 2009) e, infine, di La storia con i se (Venezia 2013).

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