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Un virus non può uccidere l’anima

Il suo nome è CORONAVIRUS (CoV19) e appartiene ad “un’ampia famiglia di virus respiratori che possono causare malattie da lievi a moderate, dal comune raffreddore a sindromi respiratorie come la MERS (sindrome respiratoria mediorientale) e la SARS (sindrome respiratoria acuta grave). Sono chiamati così per le punte a forma di corona che sono presenti sulla loro superficie”. ( Istituto Superiore di Sanità).

Quello che è venuto a contagiarci, il CORONAVIRUS/COVID-19, ne è parente ma con alcune caratteristiche del tutto nuove per la nostra conoscenza scientifica. Di lui non sappiamo tutto ma stiamo imparando a conoscerlo mano a mano che esso si manifesta. E’ giovane e resistente ad ogni attacco, è forte e senza scrupoli. Aggressivo, impietoso, veloce, opportunista, scaltro, feroce e violento. Con la voglia di vivere radicandosi nei meandri del nostro corpo. Un nemico difficile da abbattere. Forse non arrivato per caso, per insegnare qualcosa a chi sottovaluta l’energia della natura e il modo in cui essa può interagire con l’umanità.

Il grande quesito su cui tutti s’interrogano è come sconfiggerlo, trovare un antidoto/vaccino per sopravvivere a quest’aggressione. Intanto lui se la “gode” e fa il giro del mondo.

La violenza con cui si è presentato fin dall’inizio in Cina non lasciava scampo all’immaginazione.
La sua successiva diffusione in Italia e poi nelle altre nazioni europee, negli altri continenti, dà la prova di che razza di nemico si abbia davanti. Per tutto ciò ogni energia, ogni sapienza, ogni tecnologia, ogni intelligenza, ogni scienza, ogni umano sta mettendo in campo l’esercito che dovrebbe sconfiggerlo. Una battaglia difficile, che ha già lasciato sul campo tanti morti, moltissimi feriti ed ancora non s’intravede la fine della conta.

Un virus non può uccidere l’anima. Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Nel corso del tempo abbiamo creduto di avere ogni strumento utile a condizionare la natura ed i suoi eventi ed ogni volta essa ci sorprende, lasciandoci inermi nel subirne le devastazioni e reazioni climatiche di portata straordinaria (tsunami, terremoti ecc.), di ridefinirne contorni e confini (guerre, emigrazioni ecc.) senza mai pensare alle reazioni che si contrappongono ad ogni azione. L’economia mondiale, dominata da appetiti senza limiti, è stata la regina, egoista e indiscussa, che ha consentito che tutto ciò avvenisse a proprio vantaggio ma ora scricchiola sotto l’aggressione del Coronavirus, che sta mettendo a rischio l’equilibrio raggiunto da tutti i suoi attori.

Si dice che niente sarà più come prima.

Ma prima di quando? Dell’era tecnologica? Di una cultura familistica? Di un’economia rurale?
Dei decenni dei movimenti? A quale periodo appartiene questo avverbio?

Le risposte forse stanno in ogni vissuto, nelle varie fasce d’età, nelle appartenenze ideali, nei generi, chissà. Meglio dire allora che possiamo riferirci più semplicemente a quando le genti si guardavano per comunicare i propri sentimenti, le idee, gli intenti comuni, l’amicizia e solidarietà. Prima, quando sapevamo come essere e come partecipare all’evoluzione di un futuro ed un progresso inteso come assoluto-migliore della vita e non solo macchinari al limite dell’uso consentito. Prima, quando un popolo sapeva riconoscersi ed unirsi in nome del bene collettivo.

O forse, se le persone non si lasceranno prendere dalla rabbia, dalla ribellione alle regole, se seguiranno le indicazioni comuni, se sapranno sconfiggere il nemico, forse, sarà meglio di prima e di ieri. Perché nella condivisione, la spinta alla solidarietà, l’appartenenza e la voglia di resistere, rendono più forti e migliori. Le modalità con cui le persone hanno reagito e ubbidito fino ad oggi,  sentendosi uguali, indicano un cambiamento significativo. A cui anche l’uso tecnologico si è adeguato con una misura più umana, dove ciascuno/a ha messo in movimento le proprie risorse in favore di altri.

Tanti canali social si sono attivati diffondendo un’interattività in grado di offrire-costruire percorsi scolastici e formativi, dare consigli, creare dibattiti dove ognuno possa ritrovarsi per combattere la solitudine.

Tante le donazioni.

Senza retorica.

Augurandoci che di noi resti il meglio.

Perché un virus può uccidere il corpo ma non l’anima.

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Marta Ajò

Marta Ajò, scrittrice, giornalista, si è occupata di politica nazionale e internazionale, società e cultura. Proprietaria, fondatrice e direttrice del Portale www.donneierioggiedomani.it (2005/2019). Direttrice responsabile della collana editoriale Donne Ieri Oggi e Domani-KKIEN Publisghing International. Ha vinto diversi premi. Ha scritto: "Viaggio in terza classe", Nilde Iotti, in "Le italiane", "Un tè al cimitero", "Il trasloco", "La donna nel socialismo Italiano tra cronaca e storia 1892-1978”.

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