Lettera da

Andrew Cuomo: un italiano scomodo

Tra la prima pagina di “AmericaOggi” dell’11 agosto 2021, a sinistra della foto (“Cuomo si dimette”) e quella del 5 gennaio 2022 (“Accuse archiviate”) sono trascorsi sei mesi; esattamente 146 giorni, che parlando di tempi della giustizia si possono quasi considerare un’assoluzione immediata. 

L’archiviazione dei reati dell’ex Governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo é stata formulata con velocitá, prima di scomodare il tribunale, ed é arrivata dopo le sue dimissioni e la campagna diffamatoria (che serviva sia da ridimensionamento che da monito).

Cercando di capire a chi sarebbero giovate le dimissioni del 64enne Andrew Cuomo da Governatore dello Stato di New York, esce fuori una lunga serie di personaggi politici di entrambi gli schieramenti e di varie correnti che avevano interesse ad eliminare un politico ingombrante, temibile come avversario e… di origini italiane come Cuomo. Infatti dopo le dimissioni le parodie sui social media, del tipo “Cuomo non é un perverso, é italiano” si sono intensificate.

Il padre di Andrew Cuomo, il celebre governatore dello Stato di New York Mario (Governatore dal 1983 al 1994), era stato probabilmente scoraggiato nel pensare alla candidatura alla presidenza Usa, e Mario Cuomo (1932-2015) aveva seguito il “consiglio” nonostante molti si fossero chiesti perché avesse sempre escluso una corsa alla presidenza.

Il figlio Andrew, invece, s’é fatto trascinare dall’entusiasmo e dalla popolaritá derivata dall’attenzione mediatica per i suoi resoconti giornalieri sull’andamento della pandemia, verso acque pericolose e, rinunciando alla cautela, ha permesso all’opinione pubblica di accennare ad una sua possibile corsa alla presidenza Usa.

A fare da rompighiaccio é stata l’ala radicale del suo stesso partito Democratico che lo voleva fuori dai piedi per posizionare un candidato piú a sinistra del moderato Cuomo nella carica di Governatore dello Stato.

Appena visto che i radicali stavano avendo successo nell’intaccare la reputazione di Cuomo, si sono aggiunti i democratici moderati e quelli dell’ala destra del partito, che avevano interesse ad eliminare un potenziale candidato di origini italiane alla presidenza Usa.

Infine, a dare il colpo di grazia sono arrivati i Repubblicani, a cui stava indigesto un potenziale candidato moderato Democratico, per aggiunta di origini italiane alla presidenza. A tal proposito basta seguire la copertura editoriale data a Cuomo dal “Wall Street Journal” per capire le motivazioni dei Repubblicani e quella offerta dal “New York Times” e dal “New Yorker” per analizzare le posizioni dei radicali.

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Dom Serafini

Domenico (Dom) Serafini, di Giulianova risiede a New York City ed è
il fondatore, editore e direttore del mensile “VideoAge” e del quotidiano fieristico VideoAge Daily", rivolti ai principali mercati televisivi e cinematografici internazionali. Dopo il diploma di perito industriale, a 18 anni va a continuare gli studi negli Usa e, per finanziarsi, dal 1968 al ’78 ha lavorato come freelance per una decina di riviste in Italia e negli Usa; ottenuta la licenza Fcc di operatore radio, lavora come dj per tre stazioni radio e produce programmi televisivi nel Long Island, NY. Nel 1979 viene nominato direttore della rivista “Television/Radio Age International” di New York City e nell’81 fonda il mensile “VideoAge”. Negli anni successivi crea altre riviste in Spagna, Francia e Italia. Dal ’94 e per 10 anni scrive di televisione su “Il Sole 24 Ore”, poi su “Il Corriere Adriatico” e riviste di settore come “Pubblicità Italia”, “Cinema &Video” e “Millecanali”. Attualmente collabora con “Il Messaggero” di Roma, con “L’Italo-Americano” di Los Angeles”, “Il Cittadino Canadese” di Montreal ed é opinionista del quotidiano “AmericaOggi” di New York. Ha pubblicato numerosi volumi principalmente sui temi dei media e delle comunicazioni, tra cui “La Televisione via Internet” nel 1999. Dal 2002 al 2005, è stato consulente del Ministro delle Comunicazioni italiano nel settore audiovisivo e televisivo internazionale.

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