Di ritorno a New York da Milano con il volo Delta: Il resoconto

Di Dom Serafini

La saga del volo di ritorno da Malpensa a New York City è iniziata alla stazione centrale di Milano, dove, per salire sui treni (nel mio caso per l’aeroporto di Malpensa, con un costo di 13 euro/16 dollari, contro la tariffa fissa di 95 euro/115 dollari per il taxi) i passeggeri dovevano indossare la mascherina, mostrare i biglietti del treno e l’autocertificazione in cui si dichiarava di essere esenti da COVID (Foto 1). Per viaggiare in treno o metropolitana a New York invece serviva unicamente la mascherina.

       Prima di raggiungere, sempre muniti di mascherina, il check-in Delta a Malpensa, i passeggeri dovevano mostrare gli esiti negativi dei test COVID che erano stati effettuati almeno due giorni prima del volo (Foto 2). Il test a Milano costa 50 euro (61 dollari se in lingua italiana, 10 euro extra se in inglese). Al bancone Delta i passeggeri dovevano compilare tre moduli: uno per uscire dall’Italia, uno per entrare negli Stati Uniti e un terzo da consegnare alla postazione di polizia, che si trovava appena prima dell’area dei controlli di sicurezza (Foto 3). Un quarto documento, modulo obbligatorio per lo Stato di New York, doveva essere compilato online o si sarebbe rischiata una multa di 2.000 dollari, pari a 1.658 euro (Foto 4).

            Dopo il tradizionale controllo di sicurezza, si passava al controllo passaporti (foto 5), quindi verso la porta d’imbarco B53 (le porte designate con “A” sono per voli U.E.), dove è stata nuovamente ispezionata tutta la documentazione (foto 6). 

            Non ci sono stati controlli manuali della temperatura, tuttavia c’erano termo-scanner sparsi in tutto l’aeroporto per il controllo automatico.

            A bordo, le mascherine erano obbligatorie e mantenere la distanza di sicurezza con gli altri passeggeri non è stato un problema poiché c’erano solo 50 viaggiatori sull’aereo A330 (che normalmente ne può ospitare 293. Foto 7). L’aereo è decollato alle 10 e poco prima di sorvolare Parigi è stato servito il pranzo a scelta: tortellini ai tre formaggi o pollo. Entrambi corredati di formaggino, frutta, tartare di sedano, mousse di formaggio e gelato (foto 8). Sono anche state servite bevande alcoliche, ma i passeggeri non potevano servirsi di eventuali alcolici che si erano portati a bordo.

            Come per il volo Alitalia di andata, anche su Delta per prendere un tè o un caffè era necessario raggiungere la stazione di servizio. A differenza di Alitalia, Delta aveva peró distributori di disinfettante per le mani vicino ai bagni. Inoltre, Delta ha offerto uno snack a metá volo e prima dell’atterraggio.

            Lo sbarco è stato ordinato (ma diverso da quello Alitalia dove i passeggeri possono lasciare il posto solo dopo che quelli seduti nella fila davanti a loro sono già usciti). Tutte le altre procedure, come il controllo dei passaporti e il ritiro dei bagagli, sono state condotte secondo le consuete modalità pre-pandemiche (Foto 9). Mentre all’atterraggio a Roma era stato richiesto un test COVID rapido, a JFK, non c’erano regole o agenti che  richiedessero alcuna documentazione (Foto 10). Tuttavia, il giorno dopo l’arrivo, il Dipartimento della Salute dello Stato di New York ha inviato un promemoria via e-mail che “Tutti i viaggiatori internazionali aventi per destinazione finale lo Stato di New York devono seguire le indicazioni federali. Pertanto, tutti i viaggiatori internazionali si devono mettere in quarantena per 7 giorni con un test fatto 3-5 giorni dopo l’arrivo o restare in quarantena per 10 giorni senza il test. Questo requisito si applica a tutti i viaggiatori internazionali, sia che siano stati testati prima dell’imbarco, guariti dal COVID o completamente vaccinati”.

            Per arrivare a New York City, i passeggeri possono salire liberamente sull’Air Train per una corsa di 20 minuti fino alla stazione di Jamaica (foto 11) e da lì prendere il treno della linea E della metropolitana per una corsa di 40 minuti fino a Manhattan (foto 12). Per un viaggiatore singolo, oltre al basso costo (10,50 dollari/7 euro, contro i 71 dollari/60 euro del taxi: tariffa fissa di 56,50 dollari, pedaggio di 6,55 dollari, più la tradizionale mancia), il trasporto pubblico è più comodo (si evita di rimanere bloccati nel traffico) dei taxi, ad eccezione per gruppi di quattro persone o per chi ha molti bagagli.

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Dom Serafini

Domenico (Dom) Serafini, di Giulianova risiede a New York City ed è
il fondatore, editore e direttore del mensile “VideoAge” e del quotidiano fieristico VideoAge Daily", rivolti ai principali mercati televisivi e cinematografici internazionali. Dopo il diploma di perito industriale, a 18 anni va a continuare gli studi negli Usa e, per finanziarsi, dal 1968 al ’78 ha lavorato come freelance per una decina di riviste in Italia e negli Usa; ottenuta la licenza Fcc di operatore radio, lavora come dj per tre stazioni radio e produce programmi televisivi nel Long Island, NY. Nel 1979 viene nominato direttore della rivista “Television/Radio Age International” di New York City e nell’81 fonda il mensile “VideoAge”. Negli anni successivi crea altre riviste in Spagna, Francia e Italia. Dal ’94 e per 10 anni scrive di televisione su “Il Sole 24 Ore”, poi su “Il Corriere Adriatico” e riviste di settore come “Pubblicità Italia”, “Cinema &Video” e “Millecanali”. Attualmente collabora con “Il Messaggero” di Roma, con “L’Italo-Americano” di Los Angeles”, “Il Cittadino Canadese” di Montreal ed é opinionista del quotidiano “AmericaOggi” di New York. Ha pubblicato numerosi volumi principalmente sui temi dei media e delle comunicazioni, tra cui “La Televisione via Internet” nel 1999. Dal 2002 al 2005, è stato consulente del Ministro delle Comunicazioni italiano nel settore audiovisivo e televisivo internazionale.

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