Anche Binance trema. Dopo il fallimento di FTX e l’arresto del suo fondatore, anche Binance, l’exchange più grande del mondo di criptovalute, non se la passa bene.
C’è stata l’ennesima corsa al ritiro: chi deteneva cripto voleva indietro i suoi soldi in valuta fiat. È facile intuire che, quando si parla di miliardi, non è detto che si abbia, prontamente, accesso alle riserve necessarie per soddisfare le richieste.
E infatti è successo proprio questo: ieri Binance ha dovuto sospendere per qualche ora i prelievi. Ore che però hanno alimentato il FUD (fear uncertainty doubt): paure, incertezze e dubbi che continuano a correre tra gli investitori.
Binance ha dichiarato che la sua struttura di capitale è priva di debito. Come a dire: state tranquilli. Gli USA però gli hanno comunque acceso un nuovo faro regolamentare addosso e la pressione non è certo diminuita.
È la fine della cryptoeconomy?
Presto a dirlo, sicuramente però le strutture che ne hanno permesso la sua diffusione (gli exchange) non se la passano bene. Hanno avuto il merito di allargare la conoscenza delle cripto al grande pubblico ma ora dimostrano le loro fragilità.
Se domani sentiremo parlare del crack di Binance, guardiamo a Coinbase perchè è l’unico che lavora ancora al di fuori dei riflettori.
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