Foto da Pixabay
Di Maria Pia Ciccariello
Abituati a logorarci tra cioccolata, parenti, amici, pranzi, cene infinite e regali, quest’anno le festività pasquali tanto attese, soprattutto dai bambini che non vedono l’ora di sentir scrocchiare la carta del loro uovo Pasquale tra le mani, è diverso.
Preferirei dire differente solo apparentemente, può sembrare grigio, spento, monotono a tal punto di non riconoscere un giorno importante come la Pasqua ma lo spirito che portiamo dentro di noi è sempre quello: l’amore, la gioia che si condividono ogni anno sono gli stessi,
magari meno appariscenti ,con persone lontane, ma nel calore domestico quel sentimento di “resurrezione” si avverte di più.
Ho sempre considerato la Pasqua come un tempo di condivisione, a partire dal ramoscello d’olivo che si scambia la mattina in chiesa con auspici di pace e di amore.
Qui da noi è tradizione regalare un piatto tipico come la famosa pastiera o “a pizza chiena”, una sorta di casatiello cilentano,una vera bomba calorica.
Si usa festeggiare insieme fino a tardi, uscire, sgranchirsi le gambe, magari quando il sole sta per calare e non fa troppo freddo con la solita leggere brezza primaverile che anticipa l’estate. Non è scomparso tutto ciò, si può riprendere, anzi può essere ancora più gradevole e sentito con le persone di casa, con le quali viviamo secondo dopo secondo.
Abbiamo sempre desiderato di cucinare insieme alla mamma o al papà, abbandonare i pensieri nel grano e aspettare che tutto cresca.
È vero non eravamo pronti ad affrontare un momento così importante in questo modo,
percepiamo un po’ di freddo, un’atmosfera che non urla “E’ FESTA”.
I volti trasmettono coraggio, dicono “finirà presto” nulla di bello al di fuori, ma dentro di noi è differente, solo noi stessi sappiamo che può essere festa tutto l’anno, con le persone giuste, senza barriere e ostacoli.
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