Electronic data processing

Al simpatico accostamento fonetico ‘E Di Pi’ (eletronic data processing) con ‘Edìpi’ (gli appassionati di enigmi) non fa certo riscontro un’effettiva e valida applicazione del computer all’arte di comporre e risolvere enigmi. Per fortuna, giacché diversamente gli enigmisti avrebbero perso parecchio del loro hobby; e per loro soddisfazione, poiché questo “non risultato“ è un riconoscimento di quanto siano insostituibili l’intuizione e la sintesi.

Un numero dell’edizione italiana di “Scientific, American” dei lontani anni ‘80 era dedicato appunto alla possibilità del computer di appropriarsi i procedimenti mentali dell’uomo e Terry Allen Winograd sosteneva che «si possono manipolare facilmente i simboli linguistici, ma ogni tentativo di trattare il significato con mezzi automatici è ostacolato dalla ambiguità delle lingue». Al computer, è vero, è possibile ordinare qualsiasi processo logico a patto di fissarne con esattezza e rigore gli àmbiti e le regole; riuscirà però impossibile trasferirgli la percezione immediata di un non sense.

L’anagramma è argomento utilizzatissimo per approcci e tentativi del genere; e sostanzioso è l’apporto della macchina in un’operazione di permutazione di segni. Uno dei metodi utilizzati, si è visto, è quello di trasferire al computer tutti i vocaboli della lingua facendoli memorizzare attraverso una notazione alfanumerica ordinata alfabeticamente come quella che è già capitato di indicare. All’input ‘elicottero’, si diceva, il computer cercherà nel proprio magazzino i vocaboli rappresentativi in maniera equipollente e verrà fuori eteroclito; ma non coleotteri (plurale) e meno che mai cielo tetro (frase).

Un tale procedimento comporta, oltretutto, una fase preparatoria quanto mai noiosa e i suoi limiti sono rappresentati dal numero finito di vocaboli introdotti, suscettibili per altro di svariate derivazioni (parole tronche, plurali, nomi propri, locuzioni straniere); è chiaro, inoltre, che tutto rimane ridotto all’«anagramma semplice», senza poter facilmente annoverare le varianti implicanti la frase. Sono di questo tipo, invece, le combinazioni di maggior effetto, con esempi a volte stupendi, che non si limitano alla semplice e fortunata coincidenza di segni ma, in più, possono anche racchiudere uno stretto legame tra le due parti:

luna di miele duelli ameni
il gran tesoro dei cieli è la religione di Cristo
bibliotecario beato coi libri

Lo scontro enigmista-computer, in questi termini, si concludeve (e si conclude) con la sconfitta della macchina. Il computer senza dubbio avrebbe nel séguito fare di più, ma non certo capovolgere il risultato; fu possibile l’elaborazione di un programma più aperto, libero da predesignazioni iniziali, ma che risultava comunque inficiato da una pluralità di risultati non tutti significativi. Il programma si basava sulla eliminazione di tutte le permutazioni dell’input (parola o frase) che comprendessero strutture letterali non compatibili (successioni improponibili plurivocaliche o pluriconsonantiche); si perveniva così a un insieme di combinazioni non necessariamente con significato, ma verificabili a una veloce lettura. In quanto alla resa, essa risultava evidentemente maggiore alcune volte rispetto ad altre, dipendendo dalla struttura vocalico-consonantica: in ogni caso in numero di n! (enne fattoriale) permutazioni, ma la macchina ne offrirà alla lettura soltanto una parte, funzione complessa dell’input iniziale.

Per l’insieme GRATIS, ad esempio, implicante 720 permutazioni, risultava la serie

GRASTI, GRISTA, GASTRI, GISTRA, TRASGI, TRISGA, TASGRI, TISGRA, SGRATI, SGRITA, SGARTI, SGATRI, SGIRTA, SGITRA, STRAGI, STRIGA, STAGRI STARGI, STIGRA, STIRGA

comprendente soltanto 20 soluzioni strutturalmente valide, tra le quali ricercare l’unica significativa: STRAGI. Un ulteriore passo in avanti si sarebbe ottenuto con un programma contenente i lemmi di un dizionario e quindi escludente i vocaboli inesistenti.

Ormai al giorno d’oggi si dispone di programmi sofisticati che, con analogo procedimento, anagrammano anche frasi; naturalmente anche in questo caso i risultati devono essere vagliati eliminando le successioni di vocaboli che non realizzano alcun significato.

La macchina resterà comunque sempre esclusa da valutazioni non codificate, da processi intuitivi e di sintesi, che invece si riconoscono fondamentali in questa attività ludica tanto particolare qual è l’enigmistica. Si è potuto arrivare a un computer traduttore simultaneo più o meno perfetto, ma difficilmente sarà possibile pensare a un computer enigmista.

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Raffaele Aragona

Raffaele Aragona (Napoli), ingegnere, ha insegnato Tecnica delle Costruzioni all’Università di Napoli “Federico II”. Giornalista pubblicista, ideatore e promotore dei convegni di caprienigma, è tra i fondatori dell’Oplepo. Per la “Biblioteca Oplepiana” ha scritto La viola del bardo. Piccolo omonimario illustrato (1994) e molti altri lavori in forma collettanea. Autore di Una voce poco fa. Repertorio di vocaboli omonimi della lingua italiana (Zanichelli, 1994), ha curato per le Edizioni Scientifiche Italiane, i volumi: Enigmatica. Per una poietica ludica (1996), Le vertigini del labirinto (2000), La regola è questa (2002), Sillabe di Sibilla (2004), Il doppio (2006), Illusione e seduzione (2010), L’invenzione e la regola (2012). Sono anche a sua cura: Antichi indovinelli napoletani (Tommaso Marotta, 1991, ried. Marotta & Cafiero, 1994), Capri à contrainte (La Conchiglia, 2000), Napoli potenziale (Dante & Descartes, 2007) e il volume Italo Calvino. Percorsi potenziali (Manni, 2008). Ha pubblicato il volumetto Pizza nella collana “Petit Précis de gastronomie italienne” (Éditions du Pétrin, Paris, 2017). È autore di due volumi per le edizioni in riga (2019): Enigmi e dintorni e Sapori della mente. Dizionario di Gastronomia Potenziale. Il suo Oplepiana. Dizionario di letteratura potenziale è pubblicato da Zanichelli (2002).

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