Mariagrazia Censi
Penso che sarebbe bello essere felicità.
No no… non ho sbagliato, volevo proprio dire “essere felicità”, non “essere felice.”
Io vorrei essere felicità.
Si perché tutti la vogliono, tutti la desiderano, fanno di tutto pur di avere o di vivere quell’attimo di felicità.
Se io fossi felicità andrei tra le braccia di chi da troppo non abbraccia nessuno, bacerei la bocca di chi non sorride da tempo, brillerei negli occhi di chi si è spento.
Se fossi felicità potrei essere un pezzo di pizza margherita calda con mozzarella filante, o un dolcetto cocco e Nutella…
Potrei essere il bicchiere mezzo pieno, la buona notizia, una giornata di sole, un caminetto acceso, un bicchiere di vino bianco ghiacciato bevuto fronte mare, un vin brulé in una baita di montagna coperta di soffice neve.
Potrei essere la felicità che ti fa saltare dopo un esame andato bene, o quella che ti fa piangere dopo aver tagliato il traguardo… quella del ritorno a casa quando a casa c’è chi ami. Vorrei essere la felicità del disoccupato che trova un lavoro, di un malato che guarisce.
Vorrei essere la felicità, quella felicità che non ti fa dubitare nemmeno per un attimo che la persona che vuoi al tuo fianco sia io… quella felicità lì.
La tristezza invece è… non poter essere tutto questo.
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