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Governo in bilico tra “morte nera” e fondi Mes

Riusciranno i nostri eroi a doppiare il capo di “buona speranza” e restare in sella, a Palazzo Chigi e al governo, con l’inizio del nuovo anno, tra un trimestre scarso?

La loro volontà c’è tutta, ma il terreno sotto i loro piedi è diventato infido. Sarà il pericolo della “morte nera” (il governo dei 5Stelle con il Pd) paventato da Di Battista, che minaccia uno scatafascio in casa grillina sostenuto anche dalla mossa di Casaleggio di tagliare i servizi resi dalla piattaforma Rousseau, o più ancora l’incertezza relativa ai tempi di erogazione dei fondi europei che rappresentano l’ancora di salvezza dell’esecutivo giallorosso?

Domanda difficile e alquanto inusuale, considerato che fino a qualche giorno addietro tutti o quasi stimavano con certezza la durata del governo Conte a fine legislatura nel 2023. Ma le cose cambiano di giorno in giorno e l’imponderabile sta dietro l’angolo.

I tempi del “recovery fund” si allungano, l’impegno assunto l’estate scorsa dall’Unione Europea cammina a stento tra i “regolamenti tecnici” a cui è legata la disponibilità dei fondi e le grane che insorgono tra gli stati membri anche sulla questione del rispetto dello stato di diritto (leggasi paesi dell’est, come Polonia e Ungheria) per avere accesso ai fondi.

Questa situazione mette in ambasce un pò tutti, in primo luogo il presidente del consiglio Giuseppe Conte che di quel punto ha fatto il suo cavallo di battaglia. Se da Bruxelles i soldi tardano ad arrivare, va a monte tutta la costruzione economico finanziaria che il governo ha messo in atto a partire dalla primavera. La ciambella di salvataggio sarebbe costituita dai 36 – 37 miliardi del Mes, già disponibili, che i 5Stelle però vedono come il diavolo. No! no! Strilla strilla, è arrivato il momento del redde rationem, o li prendi o salti il fosso. In ogni caso, l’evento è infausto, poiché o distrugge il principio su cui è ancorato il movimento di Grillo (e la “morte nera” evocata da Di Battista bussa alla porta), oppure fa saltare l’intesa su cui si regge il governo, dato che Pd e Italia Viva reclamano a gran voce l’utilizzo di quello strumento finanziario a sostegno delle spese sanitarie necessarie a fronteggiare la ripresa dell’epidemia del covid. 

Parlando fuori dai denti, Matteo Renzi ha posto un ultimatum: “se il governo prolunga lo stato di emergenza, allora i 37 miliardi del Mes vanno presi subito”.

L’ultimatum, a ben vedere, non è soltanto sul prendere o lasciare i fondi del Mes, ma soprattutto sullo stallo dell’attività di governo, mentre la botta sta per  arrivare pesante sul sistema economico, dove, secondo i dati Istat, nel secondo trimestre  il Pil è crollato del 13% sul periodo precedente e del 18% rispetto all’anno prima.

L’appello di Renzi a cui si è aggiunto quello del segretario Pd, Nicola Zingaretti, va letto come un preavviso di sfratto per Giuseppe Conte da Palazzo Chigi. Al quale Conte va tuttavia riconosciuto di essere riuscito, bene o male, a guidare la barca del governo in acque assai agitate.

Un’altra tegola che può cadere sul governo riguarda la riforma elettorale, in nome della quale il Pd di Zingaretti aveva accettato di pronunciarsi per il “si” sul referendum per la riduzione dei parlamentari. Quella riforma sembra finita in un canale morto, poiché nessuno in parlamento vuole anticipare il taglio del ramo su cui sta seduto.  Se la faccenda non si sblocca il segretario Pd perde la faccia e si prepara ad un congresso il cui esito non è scontato.

Da ultimo, ma per la sua forza dirompente va considerato come prima causa dell’incertezza politica, è la situazione all’interno del movimento 5Stelle. Lì tutto sembra in ebollizione. Se il coperchio salta il governo lo seguirà.

Visto che nessuno sembra aver voglia di elezioni anticipate, se lo scenario descritto dovesse avverarsi, ipotesi probabile sarebbe un governo nominato dal presidente della Repubblica, governo al quale spetterebbe il difficile compito di rimettere in linea l’Italia  gestendo con efficacia  i fondi europei evitando la disastrosa  dissipazione in mille rivoli clientelari che già si annuncia.

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Gianfranco Salomone

Giornalista - Già Direttore Generale Ministero del Lavoro

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