Londra: Happy Great Britain Year

L’anno più atteso nella storia dell’uomo moderno, atteso come messia pagano portatore di vaccini finalmente è tra noi!

E se per il resto del mondo è già stata un’attesa sufficiente, per il Regno Unito ha un doppio significato: la Brexit, l’uscita dall’Europa, è realtà.

La variante inglese di Covid-19 ha fatto schizzare in alto i casi di persone contagiate, ma non ancora i morti, e ha creato le tante temute code ai confini e corse all’accaparramento nei supermercati, tutto in parte atteso ma per il motivo sbagliato.

In realtà da qualche giorno sono spariti i difensori e i fan dell’Europa, tranne che in Scozia.

Per le strade si parla dell’anno della Gran Bretagna, dell’anno dove il Paese potrebbe rebounce, rimbalzare. L’economia esplodere, le arti rifiorire, la creatività ritornare ai livelli pre pandemia.

Gli inglesi hanno imboccato una nuova strada, e come sempre lo fanno alla fine uniti e determinati. La variante inglese, se veramente sarà meno mortale, sembra quasi uno scherzo del tempo, un colpo di coda del 2020 che non se ne vuole andare. Il Regno Unito anche se chiuso in casa in un Tier4 ossia lockdown inatteso vuol guardare avanti.

La cosa buffa è che potrebbe essere vero, che tutto il paese potrebbe riprendersi in fretta, ma anche qui per i motivi non attesi.

Nonostante le critiche i vaccini autorizzati son due; quasi un milione e mezzo di cittadini sono stati vaccinati in un mese, dieci volte circa il miglior risultato dei paesi europei.

Centinaia di catene di negozi son fallite velocemente, ma per la maggior parte aziende obsolete oberate di debiti già prima della pandemia e magari esplose solo grazie a debiti bancari troppo spinti. E ora lasciano spazio al nuovo che potrebbe avanzare.

Vero la Scozia scalpita e vorrebbe un nuovo referendum per tornare in europa da Paese indipendente dividendo il Regno ma Boris Johnson ha tutte le carte legali per impedirlo e finché la Regina è viva non succederà.

Il Paese si è messo in modalità crescita.

Le Banche tornano al credito, a imprestare denaro senza troppe domande, le start up spingono, la finanza ci crede.

Insomma, la Gran Bretagna potrebbe vivere un nuovo boom del Ventennio, come dopo la prima guerra mondiale, prima che noi europei. Non per essere uscita dall’Europa ma perché per prima uscita meglio dal Covid-19. E per prima averne subito ferite profonde con meno ammortizzatori sociali e burocrazia.

Auguriamocelo tutti, perché subito dopo arriveremo anche noi paesi europei. E poi per ultimi noi Italiani.

Significherebbe che i vaccini funzionano, che le varianti si indeboliscono, i morti diminuiscono.

Nella speranza cha anche da noi gli imprenditori tornino quelli degli anni sessanta, le banche tornino a fare le banche e non i depositi, e i politici smettano di sostituirsi agli imprenditori ed invece di decidere dove incanalare l’economia semplicemente tolgano i lacci al collo che stritolano l’Italia. Al resto ci pensano gli italiani.

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Carlo Arturo Garuzzo

Carlo è fondatore e Presidente del Gruppo Energetico flyRen Energy Group, multinazionale tascabile dedita allo sviluppo, investimento e asset management nel campo delle energie rinnovabili. www.flyren.eu flyRen sviluppa, investe e fornisce consulenze a diverse Utilities italiane e straniere e a fondi Istituzionali che operano nel settore fotovoltaico. flyRen è attiva in Italia, Moldavia, Turchia e Regno Unito. Carlo Garuzzo ha un BA (Hins) in Studi Internazionali di Business conseguito alla European Business School in London ed ha conseguito presso la London Business School, il Corporate Finance Modular Program and Financial Seminar for Senior Managers. Dal 2019 è Console Onorario per la Repubblica di Moldavia per Torino e Piemonte, e si fregia di essere il Presidente del Club Torino of London, club che riunisce le imprenditorialità e professioni torinesi che vivono a Londra. Carlo è un socio del Club degli Investitori dedito a supportare start up Italiane ed è un mentor per giovani imprenditori in Techitalia Lab a Londra. Sposato, due figli, Carlo divide la sua vita fra Londra e Torino e parla correntemente Italiano, Francese e Inglese, con conoscenze avanzate di Spagnolo e Tedesco. Carlo, insieme ai suoi genitori Rosalba e Giorgio, sono mecenati che hanno creato oramai quindici anni fa l’organizzazione senza scopo di lucro “Istituto Garuzzo per le Arti Visive” (IGAV) www.igav-art.org , attivo in tutto il mondo per supportare i giovani artisti contemporanei Italiani.

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