Napoli: il crollo annunciato dell’arco

Un crollo annunciato, ma il libeccio non ha colpa. Il cosiddetto “arco borbonico”, che borbonico non era, è crollato; non ha retto alla successiva mareggiata della scorsa settimana. La struttura è stata distrutta dall’incuria e dallo scaricabarile; il libeccio non ha colpa! I tanti allarmi lanciati da anni e ripetutamente sulla stampa cittadina anche da chi scrive, non hanno mai sortito effetto. L’unico intervento, parziale, è stato fatto soltanto di recente dall’Autorità portuale, ma esso è apparso immediatamente precario poiché consistente in un semplice puntellamento non risolutivo, per altro anch’esso precario. Il libeccio è innocente! I colpevoli sono tanti: la Regione, il Comune, l’Autorità portuale, la Soprintendenza.

La mareggiata dei giorni precedenti aveva già fatto altri danni spazzando via un po’ tutto.

“Lungomare liberato” potrebbe essere, con una sorta di diversa intonazione, l’attuale slogan un po’ cinico da parte degli oppositori del sindaco de Magistris, che, fin dal primo apparire a Palazzo San Giacomo, ha voluto concentrare tutta la propria attenzione su quell’arteria costiera, ospitandovi eventi d’ogni genere, solitamente nocivi per l’immagine della città. Un’attenzione iniziata tentando anche di pedonalizzare via Caracciolo e commettendo un errore di fondo: quello di interdire al traffico automobilistico una primaria arteria di scorrimento e un’essenziale via di fuga. Fu soltanto la triste vicenda del crollo di un’ala di Palazzo Guevara di Bovino a costringere il primo cittadino a cancellare quel dispositivo; un dispositivo che era stato valutato come implicante una rilevante perdita economica e un consistente aumento dell’inquinamento dell’intorno. Analoghe conseguenze sono derivate dalla pedonalizzazione della sola via Partenope; anche in questo caso, ma dopo anni, la chiusura forzata della galleria della Vittoria ha costretto l’amministrazione a cambiare rotta riaprendo la strada alle auto.

Sembra quasi che le avversità giochino a correggere gli errori; chissà perché debbano occorrere eventi particolarmente dannosi per accorgersi della non giustezza di certe scelte.

La mareggiata della scorsa settimana ha sconvolto buona parte di via Partenope, danneggiando parapetti, balaustre, pavimentazioni e pure strutture amovibili, la cui sistemazione fu consentita nonostante i vincoli paesaggistici esistenti sul lungomare. Danni ingenti per tutte le strutture stradali fisse investite dalla mareggiata, e per quelle impiantate per il diffuso esercizio di attività di ristorazione. Danni che l’amministrazione dovrà impegnarsi a riparare quanto prima, senza baloccarsi in progetti come quello del contestatissimo restyling di via Partenope. Sono lavori urgenti che, potrebbero condurre a un’opportuna riflessione su cosa fare davvero per la sistemazione, concreta, del lungomare. Ci si dovrebbe davvero domandare se, per quel tratto di strada – specialmente dopo la chiusura del tunnel della Vittoria – avrà ancora senso pensare a una totale pedonalizzazione; c’è da sperare che l’amministrazione che verrà non voglia cavalcare nuovamente quella visione populista di lungomare liberato.

Viene da immaginare, e sorridere, cosa sarebbe accaduto se il progetto comunale comprendente l’avanzamento verso il mare dei dehors dei ristoranti fosse già stato realizzato; senza dire della “fantastica” idea della passerella in legno disposta a fianco di via Partenope, una passeggiata sugli scogli ventilata (è proprio il caso di dirlo) da de Magistris.

E così si spera che rimarrà sepolto quel progetto di restyling, (un intervento parziale immaginato senza tener conto dell’unicum vincolato dell’asse costiero Caracciolo-Partenope-Nazario Sauro), oggi anche inopportuno a causa di indiscutibili priorità.

Ci si augura che, pur in dipendenza dei pochi mesi ormai a disposizione di questa Giunta, dimenticando tutto, si pensi all’idonea sistemazione di quanto è andato distrutto e, se mai, di concerto con gli Enti competenti, anche a una più efficiente protezione per ciò che riguarda le scogliere. Un intervento la cui necessità è contenuta in un documento risalente al 2009 e diligentemente “scovato” da Paolo Barbuto, giornalista de “Il Mattino”; in esso veniva evidenziato il pericolo di mareggiate sul tratto di via Partenope. Un allarme che, rimasto nel cassetto per oltre dieci anni, non ha mai dato luogo a nessun provvedimento. Anni nei quali è stata anche messa a repentaglio l’incolumità di persone incentivando, di contro, l’occupazione di buona parte di quell’area da parte di attività di ristorazione, con strutture irrispettose di qualsiasi decoro, prive di un organico progetto e in spregio a quello che è sempre stato ideato e considerato un luogo elegante.

Resta ora da sperare che quest’ultimo evento possa far ritrovare un ricostituito decoro per quella che si vorrebbe continuare a pensare come la più bella passeggiata del mondo.

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Raffaele Aragona

Raffaele Aragona (Napoli), ingegnere, ha insegnato Tecnica delle Costruzioni all’Università di Napoli “Federico II”. Giornalista pubblicista, ideatore e promotore dei convegni di caprienigma, è tra i fondatori dell’Oplepo. Per la “Biblioteca Oplepiana” ha scritto La viola del bardo. Piccolo omonimario illustrato (1994) e molti altri lavori in forma collettanea. Autore di Una voce poco fa. Repertorio di vocaboli omonimi della lingua italiana (Zanichelli, 1994), ha curato per le Edizioni Scientifiche Italiane, i volumi: Enigmatica. Per una poietica ludica (1996), Le vertigini del labirinto (2000), La regola è questa (2002), Sillabe di Sibilla (2004), Il doppio (2006), Illusione e seduzione (2010), L’invenzione e la regola (2012). Sono anche a sua cura: Antichi indovinelli napoletani (Tommaso Marotta, 1991, ried. Marotta & Cafiero, 1994), Capri à contrainte (La Conchiglia, 2000), Napoli potenziale (Dante & Descartes, 2007) e il volume Italo Calvino. Percorsi potenziali (Manni, 2008). Ha pubblicato il volumetto Pizza nella collana “Petit Précis de gastronomie italienne” (Éditions du Pétrin, Paris, 2017). È autore di due volumi per le edizioni in riga (2019): Enigmi e dintorni e Sapori della mente. Dizionario di Gastronomia Potenziale. Il suo Oplepiana. Dizionario di letteratura potenziale è pubblicato da Zanichelli (2002).

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