Il Parlamento dolciario è in gran fermento. All’ombra di Draghi, torrone zuccherino, candido e tosto, i partiti stanno cambiando.
La lega ritorna alle sue origini, ai Pandoro e ai Panettoni.
La destra dei Fratelli d’Italia simula la durezza del torrone, ma nasconde disponibili morbidezze.
I centristi, da Forza Italia a Calenda, mostrano la varietà rassicurante dei pasticcini da the, la flessibilità delle paste di mandorle, la signorilità della ciliegina esibita.
I seggi pentastellati, che abbondano di candide meringhe, seducenti persino nell’inconsistenza, si accingono ad essere ricoperti, sotto la guida di Conte, da pasta di castagne e panna e trasformati in più celebrali Mont-Blanc.
Enrico Letta tenterà di riunificare la simpatica varietà del Partito democratico, le sue mousse, i solidi quanto vanitosi pasticcini, la forte passionalità delle crostatine.
Nei banchi della sinistra più tradizionale non si annunciano grandi cambiamenti, e rimangono le memorie stratificate dei millefoglie e l’ideologia determinata dei cannoli.
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