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Il Tribunale dei ministri chiede di processare Salvini

Il Tribunale dei ministri di Catania ha chiesto l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini per il reato di sequestro di persona nel caso della nave Diciotti.

Diversamente da quanto sollecitato dalla Procura, che aveva chiesto l’archiviazione, i tre giudici Nicola La Mantia, Paolo Corda e Sandra Levanti dopo aver esaminato il fascicolo proveniente da Palermo hanno ritenuto che ci fossero elementi per procedere contro il ministro dell’Interno: Salvini avrebbe abusato dei suoi poteri trattenendo a bordo della Diciotti i 174 migranti soccorsi lo scorso agosto dalla nave militare poi approdata a Catania.

A questo punto, affinché l’indagine vada avanti, servirà l’autorizzazione del senato, il ramo del parlamento a cui appartiene Salvini. Il leader leghista ha prima criticato i tempi della decisione: «Rapidi applausi ai giudici. Ci riprovano. Rischio da 3 a 15 anni di carcere per aver bloccato gli sbarchi dei clandestini in Italia. Paura? Zero».

Poi ha fatto sapere che potrebbe anche chiedere al parlamento di permettere ai giudici di processarlo: «Il Matteo Salvini di popolo è tentato, dico la verità… Sono tentato di dire “andiamo avanti. Processatemi”. Voglio vedere se si può processare un ministro perché fa quello che dice. Non posso credere a quanti magistrati e avvocati mi abbiamo messaggiato per dirmi di andare avanti, che questa cosa non sta in piedi. È per questo che sto riflettendo sull’atteggiamento da tenere in senato. Voglio dormirci sopra».

«Ci sarà da vedere come voteranno i senatori grillini. Negheranno l’autorizzazione, contraddicendo la storica linea giustizialista (è obbligo difendersi in tribunale e non in Parlamento) oppure coerentemente daranno il via libera ai giudici aprendo una crisi difficilmente reversibile? Lo vedremo, ma certo è che una buona parte dei grillini non vede l’ora di mettere all’angolo il più popolare e ormai scomodo, ingombrante e a volte imbarazzante alleato. Solo negli ultimi giorni gli hanno fatto ingoiare lo stop alle trivellazioni in mare, hanno promesso di bloccare la Tav e, con un gioco di magia, messo in pausa la legge sulla legittima difesa. Un attacco su più fronti che, scommetto, non farà che portare altra acqua al mulino di Salvini» [Sallusti, Giornale].

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Giorgio Dell'Arti

Nasce a Catania il 4 settembre 1945. Giornalista dal ’69 a Paese sera. Passa a Repubblica nel ’79: inviato, caposervizio, redattore capo, fondatore e direttore per quattro anni del Venerdì, editore del mensile Wimbledon. Dirige l’edizione del lunedì de Il Foglio, è editorialista de La Stampa e La Gazzetta della sport e scrive per Vanity fair e Il Sole 24 ore. Dell’Arti è uno storico di riconosciuta autorevolezza, specializzato in biografie; ha pubblicato (fra gli altri) L’uomo di fiducia (1999), Il giorno prima del Sessantotto (2008) e l’opera enciclopedica Catalogo dei viventi - 7247 italiani notevoli (2008, riedizione de Catalogo dei viventi - 5062 italiani notevoli, 2006). Tra gli ultimi libri si ricordano: Cavour - Vita dell’uomo che fece l’Italia (2011); Francesco. Non abbiate paura delle tenerezza (2013); I nuovi venuti (2014); Moravia. Sono vivo, sono morto (2015); Bibbia pagana (2016).

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