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Italiani poveri, tra tasse ed evasori

Secondo l’Istat, 5 milioni di italiani sono poveri assoluti e altri 9 sono poveri relativi. Secondo il presidente di Confartigianato, Giorgio Meletti, gli italiani che non pagano neanche un euro di tasse sono 30 milioni [Iacometti, Libero].

Spesa minima mensile di un adulto che non è da considerare “povero” secondo l’Istat: 834 euro al Nord, 749 al Centro, 563 al Sud [ibidem].

Italiani poveri, tra tasse ed evasori

«Su 60 milioni di cittadini residenti il numero di contribuenti che comunica il proprio reddito all’Agenzia delle entrate è di 40 milioni. Dei 20 milioni che presentano la dichiarazione dicono di avere entrate nulle (o addirittura negative) oppure di non aver superato i 7.500 euro l’anno in 10 milioni [ibidem].

«Prendendo per buone, come sono, sia le cifre dell’Istat che quelle della Confartigianato, ballano almeno 16 milioni di italiani, che per il fisco sono nullatenenti, ma per l’Istat hanno tranquillamente di che vivere. Com’è possibile? Non siamo di fronte ad un paradosso spazio-temporale né ad un’anomalia quantistica, ma al problema più antico dell’Italia, che non è il regno dei poveracci e della disperazione, ma dei ladri e dei furbetti. Lo scostamento così elevato tra le due cifre, al netto di chi all’interno del nucleo famigliare è a carico di altri, per l’età o per scelta, si spiega solo con l’enorme esercito di concittadini che vive nell’illegalità. Da una parte quelli che tentano di accedere ai benefici assistenziali pubblici attraverso ogni mezzo, falsificando certificati medici, intestando proprietà ad altri, spostando residenze, dall’altra quelli che lavorano in nero, non emettono fattura, truccano i documenti contabili. Il risultato è non solo, com’è evidente, che i poveri, con tutto il rispetto per chi lo è davvero, sono molto meno di 5 milioni, ma anche che a finanziare la spesa pubblica sono pochissimi italiani, quelli che solitamente vengono presi di mira dai vari provvedimenti di inasprimento fiscale o taglio delle pensioni. A versare oltre il 57% dei circa 160 miliardi di Irpef, infatti, ci pensa il 12% dei contribuenti. Super ricchi? Macché. Lo scaglione più corposo va dai 35mila ai 55mila euro lordi l’anno» [ibid].

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Giorgio Dell'Arti

Nasce a Catania il 4 settembre 1945. Giornalista dal ’69 a Paese sera. Passa a Repubblica nel ’79: inviato, caposervizio, redattore capo, fondatore e direttore per quattro anni del Venerdì, editore del mensile Wimbledon. Dirige l’edizione del lunedì de Il Foglio, è editorialista de La Stampa e La Gazzetta della sport e scrive per Vanity fair e Il Sole 24 ore. Dell’Arti è uno storico di riconosciuta autorevolezza, specializzato in biografie; ha pubblicato (fra gli altri) L’uomo di fiducia (1999), Il giorno prima del Sessantotto (2008) e l’opera enciclopedica Catalogo dei viventi - 7247 italiani notevoli (2008, riedizione de Catalogo dei viventi - 5062 italiani notevoli, 2006). Tra gli ultimi libri si ricordano: Cavour - Vita dell’uomo che fece l’Italia (2011); Francesco. Non abbiate paura delle tenerezza (2013); I nuovi venuti (2014); Moravia. Sono vivo, sono morto (2015); Bibbia pagana (2016).

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