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La caccia ai responsabili

«Nel cortile di Montecitorio il rumore della fontana copre i bisbigli dei capannelli. Hanno una caratteristica, i responsabili, o “costruttori”, come amano ora definirsi tentando di rubare credibilità alle parole di fine anno di Sergio Mattarella. Hanno tutti lo sguardo basso, anche quando parlano l’uno con l’altro. La posa del fedele che si confessa, con in tasca il registratore acceso. Racconta – uno dei papabili, dietro la promessa di un rigido anonimato – che lui, quando arrivano le offerte, registra. “Accendiamo il telefonino – dice – perché non si sa mai, magari la ritirano. O magari serva a ottenere qualcosa in più se mostri fedeltà e rimani”» [Cuzzocrea, Repubblica].

«I “costruttori”, così vogliono farsi chiamare (“responsabili ha assunto una connotazione negativa”) sono già fra noi. Da Palazzo Chigi fanno girare uno schema: 15-20 senatori pronti a costruire, maggioranza 166-168 voti. Dallo staff renziano diffondono altri numeri, sostenendo che i 5 stelle potrebbero perdere pezzi a vantaggio della Lega e che la maggioranza non arriva oltre i 151 voti, che non basterebbero. Bruno Tabacci sembra sicuro: “Conte ci metta la faccia e un sostegno in Parlamento lo trova, è tutto fatto o quasi: ora alcuni smentiscono, ma quando sarà il momento e ci sarà un gruppo in cui confluire arriveranno. Non hanno alternative, se si va a votare che fine fanno?”» [Carratelli, La Stampa].

«Conte ieri ha passato buona parte della mattina a fare telefonate per blindare l’operazione. Finora aveva delegato solo a emissari, del Movimento. Ieri si è mosso per chiedere e rassicurare. “Non ha promesso posti” giurano. Qualcosa, anzi di più, dovrà dare, è ovvio. Ma il più è fatto» [De Carolis, d’Esposito, IlFattoQuotidiano].

«E poiché ciascuno, centrista, ex grillino, socialista o renziano pentito, ha a cuore lo scranno presente e futuro, il giurista pugliese rivela che sta lavorando a “un grande progetto politico, europeista, liberale e ambientalista, in contrasto totale con le idee sovraniste di Salvini e Meloni”» [Guerzoni, Corriere della Sera].

Nel pomeriggio, poco dopo le 16, il presidente del Consiglio è salito al Quirinale. È rimasto sul colle più alto per circa un’ora.

«Con molta pazienza, viste le difficoltà del momento, Sergio Mattarella ha concesso al premier quasi 24 ore di tempo per schiarirsi le idee […] Giuseppe Conte gli ha confermato che le ministre renziane, Elena Bonetti e Teresa Bellanova, si sono entrambe dimesse in base all’ordine di scuderia; per colmare i due vuoti, assumerà provvisoriamente l’interim dell’Agricoltura e si riprenderà la delega delle Pari opportunità. Espletate queste formalità, il discorso è entrato nel vivo. Conte ha escluso di volere arrendersi senza combattere, manifestando a Mattarella l’intenzione di coinvolgere le Camere e di concludere il dibattito parlamentare con un voto da cui il suo governo potrebbe uscire vittorioso, ma anche con le ossa rotte» [La Stampa].

«Il premier andrà prima alla Camera, lunedì, dove i numeri non impensieriscono. Poi al Senato, martedì mattina, dove invece le geometrie variabili della suspense lasciano molte incertezze» [Lombardo, La Stampa].

«È in atto una grande offensiva mediatica per far vedere che i responsabili ci sono già, che hanno i numeri. Non è così. Serve soltanto ad aprire un problema nel nostro gruppo, a convincere i nostri che è più conveniente andare via. La macchina mediatica di Casalino e amici si è messa in moto, ma anche al Quirinale nutrono dubbi su questi numeri. Dobbiamo essere compatti come una falange macedone» [Matteo Renzi, ribattezzato Demolition Man dal Financial Times].

«Anche se riuscissero a fare un governo di responsabili o supposti tali, quanto durerebbero? Tre mesi al massimo» [Matteo Renzi].

«Trovo incomprensibile e incredibile che l’Italia e in parte anche l’Europa debbano andare dietro le follie di una sola persona» [Enrico Letta].

«Mina la stabilità in qualunque scenario si possa immaginare» [Nicola Zingaretti].

In prima pagina

• Intanto, ieri sera tardi, il governo ha chiesto alle Camere di autorizzare un nuovo scostamento di bilancio per altri 32 miliardi. Serviranno a prorogare il blocco dei licenziamenti, a sostenere scuole, ospedali, e trasporto pubblico, a comprare nuovi vaccini e per un nuovo decreto ristori
• Berlusconi è ricoverato a Monaco per problemi cardiaci. «Sono in buona salute» fa sapere
• In America Trump è sempre più isolato. Biden si prepara al suo insediamento e ha pronto un piano economico per fronteggiare la crisi
• In Germania oggi inizia il congresso della Cdu, che dovrà scegliere il successore di Angela Merkel
• Italiani vaccinati: 930.678
• Il tasso di positività è risalito al 10,7%. Altri 522 morti. I ricoveri ordinari calano (-437), così come le terapie intensive (-22).

Clamoroso

Caro Giorgio,
dall’ultima volta che ti ho scritto il covid è entrato nella mia struttura per anziani ed ha fatto scempio portandosi via quindici vite.
Il 14 novembre scorso alle ore 18:30 sono stato contattato dal servizio di Prevenzione della mia Azienda sanitaria per avvisarmi che, a seguito dei tamponi eseguiti, avevo sei operatori positivi e cosa ancora più grave trentadue ospiti positivi su sessanta. Nel giro di due giorni i trentadue sono diventati quarantacinque mentre il personale ammalato da sei a quattordici su venti operatori addetti all’assistenza.
Nei successivi giorni anche due delle quattro infermiere si sono ammalate. Dopo circa due settimane sono iniziati i decessi, uno dopo l’altro quasi senza preavviso. Le cure somministrate da medici dell’Azienda, poiché il medico degli ospiti si rifiutava di venire a curarli, sono state vane o talvolta insufficienti od errate. Tutto il personale in libera professione è improvvisamente sparito. Non avevamo assistenti, infermiere, fiosioterapisti, medici, nulla che servisse a supportare un’epidemia di queste dimensioni. Ogni notte sul mio cellulare arrivavano i messaggi che aggiornavano l’elenco dei morti. Un bollettino di guerra.
Mancava l’ossigeno, mancavano le bombole.
Sono passati, con oggi, due mesi e la situazione si è normalizzata. Oggi abbiamo fatto il vaccino ai primi diciotto ospiti, quindici dei quali siamo riusciti miracolosamente a non far ammalare. Ho perso diversi chili di peso ma quelli si recuperano, quello che non passerà facilmente è la nausea, il disgusto nei confronti dei miei concittadini negazionisti, nei politici venduti al potere nei professionisti infedeli. Tanta salute

Carlo Dell’Arti

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Giorgio Dell'Arti

Nasce a Catania il 4 settembre 1945. Giornalista dal ’69 a Paese sera. Passa a Repubblica nel ’79: inviato, caposervizio, redattore capo, fondatore e direttore per quattro anni del Venerdì, editore del mensile Wimbledon. Dirige l’edizione del lunedì de Il Foglio, è editorialista de La Stampa e La Gazzetta della sport e scrive per Vanity fair e Il Sole 24 ore. Dell’Arti è uno storico di riconosciuta autorevolezza, specializzato in biografie; ha pubblicato (fra gli altri) L’uomo di fiducia (1999), Il giorno prima del Sessantotto (2008) e l’opera enciclopedica Catalogo dei viventi - 7247 italiani notevoli (2008, riedizione de Catalogo dei viventi - 5062 italiani notevoli, 2006). Tra gli ultimi libri si ricordano: Cavour - Vita dell’uomo che fece l’Italia (2011); Francesco. Non abbiate paura delle tenerezza (2013); I nuovi venuti (2014); Moravia. Sono vivo, sono morto (2015); Bibbia pagana (2016).

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