Di Nunzia Di Lauro
Ho sempre odiato leggere qualcosa di troppo lungo, la mia mente non ha mai amato concentrarsi su qualcosa per molto tempo.
Non leggo molti libri e le poche volte che lo faccio non arrivo neanche a metà che già ho perso la voglia di continuare; sono pochi i libri che mi hanno appassionato e che ho finito, ma ci ho sempre messo secoli per leggerli.
Pensavo che questa restrizione forzata mi avrebbe portato a leggere di più, invece no, ho iniziato qualche libro ma si è disperso per casa e non ho mai avuto voglia di completarlo.
È la mia più grande pecca da sempre. Quando i miei amici leggevano io ricordo che mi dedicavo al teatro o al cinema: a dieci anni ricordo che mi ritrovavo a guardare il grande Fellini, De Filippo, De Sica e in loro trovavo quello che non ero mai riuscita a trovare nei libri: la passione.
La passione per la recitazione: trasmettere col corpo quello che era scritto sui libri. Così seduta su quel divano ho macinato ore ed ore del mio tempo a guardare Massimo Troisi o un giovane Salemme, che della recitazione hanno fatto la loro vita.
Per me guardare il teatro diventa essenziale come per gli altri leggere un libro; il teatro mi ha reso libera, culturalmente e mentalmente.
Mi spiace per chi in me ha sempre cercato una brava scrittrice oppure una brava lettrice, non lo sono e chissà se lo diventerò ma mi impegnerò, forse. Per il momento questa quarantena la passo a casa a guardare le più grandi opere teatrali o i migliori film di questo secolo.
Per gli altri: spero che leggiate, se non ci riuscite rifugiatevi nel teatro o nel cinema: è cultura comunque e ci renderà liberi.
Dalla rubrica “Diario di una quarantena”:
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