Il piacere dei sensi

Parlare con le cose

I due “ragionamenti” di monsignor Paolo Giovio e di Girolamo Ruscelli, racchiusi in un unico libricino del ‘500, trattano diffusamente di “imprese” e di cifre figurate. Vi si trovano pure «disegni d’arme e d’amore», veri e propri rebus, spesse volte costruiti su ingegnose e bizzarre trovate; così certamente originale fu l’idea che Bastiano del Mancino mise in atto per la sua amata Margherita: l’ameno cavaliere prese ad andare in giro con una piccola suola di scarpa infilata nel cappello avente nel mezzo una lettera T e una gran perla in punta, volendo così dichiarare ai quattro venti: margherita (la perla) T è sola (suola) di coramo (cuoio) = Margherita, te sola di cor amo! E non basta, giacché il racconto continua con la risposta del rivale, che, adottando una leggera variante (sostituì al cuoio una lamina dorata), lanciò il suo messaggio: Margherita, te sol adoro! Al francese Gilles Ménage pare si debba la tesi secondo la quale il “rebus” trae il suo nome dal De rebus quae geruntur, titolo di quelle composizioni che, durante il Medioevo, andavano pubblicandosi ogni anno ad Amiens e delle quali si è già fatto cenno. C’è pure, però, chi, non d’accordo, giudica tutto ciò una pura invenzione del Ménage e sostiene che ‘rebus’ vuol dire semplicemente “con le cose”, una maniera di esprimere un concetto servendosi di immagini, di “cose”, appunto. Una duplice interpretazione che quasi fa il paio con la distinta terminologia che qualcuno vorrebbe

fosse adottata per il “rebus”moderno facendo riferimento a quanto è riprodotto dal gioco illustrato o a quanto esso suggerisce in termini di azione: «rebus», «rebus crittografico» e «crittografia illustrata».

Viene in mente l’episodio de I viaggi di Gulliver nel quale il protagonista, giunto nel paese della scienza, si imbatte in un gruppo di studiosi intenti a migliorare i modi del comunicare. Tra le tante proposte vi è quella di abolire completamente l’uso delle parole…: ognuna di esse si riferisce a una cosa, perché quindi non provare a portare con sé quanto indispensabile per esprimere di volta in volta il concetto desiderato? Si otterrà pure il buon risultato di non sprecarsi in chiacchiere inutili, che comporterebbero un pesante e voluminoso bagaglio…

Con le immagini è tutto più semplice, e in breve spazio possono esprimersi frasi lunghissime; come quella che risolve questo gioco (8,3,2,7,2,4,1,1,4,2,2,5 = frase: 6,5,7,8,6,2,7) realizzato con molta maestrìa da Nucci.

Quest’altro rebus, anch’esso di Nucci, comporta una frase risolutiva altrettanto estesa (1,3,7,1,1,2,4,2,4,1,1,3,2,1,3 = frase: 2,7,3,1,4,2,6,2,9).

Lasciamo entrambi i giochi da risolvere rimandandone la spiegazione al prossimo appuntamento.

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I rebus in vetrina

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Raffaele Aragona

Raffaele Aragona (Napoli), ingegnere, ha insegnato Tecnica delle Costruzioni all’Università di Napoli “Federico II”. Giornalista pubblicista, ideatore e promotore dei convegni di caprienigma, è tra i fondatori dell’Oplepo. Per la “Biblioteca Oplepiana” ha scritto La viola del bardo. Piccolo omonimario illustrato (1994) e molti altri lavori in forma collettanea. Autore di Una voce poco fa. Repertorio di vocaboli omonimi della lingua italiana (Zanichelli, 1994), ha curato per le Edizioni Scientifiche Italiane, i volumi: Enigmatica. Per una poietica ludica (1996), Le vertigini del labirinto (2000), La regola è questa (2002), Sillabe di Sibilla (2004), Il doppio (2006), Illusione e seduzione (2010), L’invenzione e la regola (2012). Sono anche a sua cura: Antichi indovinelli napoletani (Tommaso Marotta, 1991, ried. Marotta & Cafiero, 1994), Capri à contrainte (La Conchiglia, 2000), Napoli potenziale (Dante & Descartes, 2007) e il volume Italo Calvino. Percorsi potenziali (Manni, 2008). Ha pubblicato il volumetto Pizza nella collana “Petit Précis de gastronomie italienne” (Éditions du Pétrin, Paris, 2017). È autore di due volumi per le edizioni in riga (2019): Enigmi e dintorni e Sapori della mente. Dizionario di Gastronomia Potenziale. Il suo Oplepiana. Dizionario di letteratura potenziale è pubblicato da Zanichelli (2002).

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