Oggi parliamo di licenziamenti e lavoro con i suoi significati.
Lavoro non è solamente uno stipendio, ma è anche dignità, realizzazione della persona, un senso di scopo.
In questi giorni è notizia di una grande multinazionale svedese degli elettrodomestici che vuole licenziare il 40% delle persone che sono impiegate in Italia.
La motivazione – direi più la scusante – è che vogliono alzare l’EBIT dal 2 al 6%, cioè il profitto prima delle tasse.
Di fronte a queste logiche economiche di massimizzazione del profitto, è evidente che il profitto (che non è il male assoluto) ci sia sfuggito di mano.
Quando centinaia di famiglie vengono sacrificate per un punto di EBIT in più c’è qualcosa che si è rotto, che non va.
Dimentichiamo che dietro a ogni numero c’è una persona, un progetto di vita, una stabilità che crolla. Un’azienda non dovrebbe essere solo una macchina da soldi, ma un attore sociale responsabile del benessere della comunità in cui opera.
Quando la finanza calpesta il lavoro, a fallire non è solo una strategia industriale, ma il patto sociale stesso.
Per questo serve un’inversione di rotta immediata, che rimetta la dignità umana al centro dell’economia. Non possiamo accettare che la realizzazione personale e il futuro dei lavoratori siano considerati semplici variabili di costo da tagliare per compiacere i mercati.
Sostenere l’occupazione e difendere i diritti di chi lavora significa proteggere il futuro di tutti noi. Perché una società è davvero ricca solo quando riconosce il valore inestimabile di ogni singolo lavoratore.
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