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Salvini insiste sulla flat tax, il Mef frena

Salvini è tornato all’attacco sulla flat tax. «Noi non abbiamo smesso di lavorarci giorno e notte», ha detto il leader della Lega, spiegando che «nel 2019 vogliamo entrare anche nelle case delle famiglie dei lavoratori dipendenti». Ma il premier Conte frena e il ministero dell’Economia avverte: «La flat tax a due aliquote sul reddito familiare avrebbe un costo di 59,3 miliardi». È un calcolo che si basa su una simulazione dello scorso 8 febbraio circolata in queste ore in ambienti parlamentari della maggioranza.

Del costo totale della misura, il peso della clausola di salvaguardia, secondo il documento, sarebbe di 4,4 miliardi. Nella simulazione si fa riferimento a una flat tax che preveda una deduzione di tremila euro per ciascun componente del nucleo familiari con reddito fino a 35 mila euro e nessuna deduzione per i redditi superiori ai 50 mila euro all’anno.


«Le elezioni europee non si vinceranno solo sui temi dell’immigrazione, del sovranismo, dei nuovi equilibri politici a Bruxelles. Gli slogan sulla nuova Europa con meno finanza e burocrazia, più lavoro e sicurezza potrebbero non bastare a Matteo Salvini per confermare quel 33-35% previsto dai sondaggi di cui lui diffida sempre. Ha bisogno di altro carburante, di proposte più concrete e quelle che arrivano direttamente nelle tasche degli italiani in genere sono le più convincenti.

“Nella manovra economica per il 2020 vogliamo passare alla fase due della flat tax che riguarda le famiglie”, spiega Armando Siri che sta lavorando al progetto chiamato “Reddito familiare” e che verrà portato dopo l’estate sul tavolo degli alleati di governo.

La nuova curva dell’Irpef non verrebbe più disegnata sul singolo contribuente, ma sulla famiglia fiscale. In questa nuova categoria rientrerebbero le situazioni più disparate, non solo quelle di persone legate dal vincolo matrimoniale, ma qualunque tipo di convivenza regolarmente registrata, anche quella ad esempio di un nonno con i nipoti. L’aliquota unica del 15% verrà applicata ai redditi fino a 50 mila euro, sommando tutti quelli del nucleo familiare» [La Mattina, Sta]

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Giorgio Dell'Arti

Nasce a Catania il 4 settembre 1945. Giornalista dal ’69 a Paese sera. Passa a Repubblica nel ’79: inviato, caposervizio, redattore capo, fondatore e direttore per quattro anni del Venerdì, editore del mensile Wimbledon. Dirige l’edizione del lunedì de Il Foglio, è editorialista de La Stampa e La Gazzetta della sport e scrive per Vanity fair e Il Sole 24 ore. Dell’Arti è uno storico di riconosciuta autorevolezza, specializzato in biografie; ha pubblicato (fra gli altri) L’uomo di fiducia (1999), Il giorno prima del Sessantotto (2008) e l’opera enciclopedica Catalogo dei viventi - 7247 italiani notevoli (2008, riedizione de Catalogo dei viventi - 5062 italiani notevoli, 2006). Tra gli ultimi libri si ricordano: Cavour - Vita dell’uomo che fece l’Italia (2011); Francesco. Non abbiate paura delle tenerezza (2013); I nuovi venuti (2014); Moravia. Sono vivo, sono morto (2015); Bibbia pagana (2016).

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Tag: flat tax

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