nicola zingaretti
Se il PD fosse un grande partito con la vista lunga, consapevole che questo è il momento di lasciarsi alle spalle gli impacci di ideologie ambigue, di difese di una “ditta” senza piu’ giustificazioni, se fosse dunque un partito che prepara una ampia federazione progressista per lasciare a casa tanto la destra quanto i populisti, ebbene prima di martedì metterebbe in campo qualcuno – qualcuno di autorevole e rispettato – per dire che, come il Pd stesso in varie riprese ha detto, che il governo della pandemia ha avuto problemi e insufficienze, che la preparazione del Piano (in prima versione) e’ stata inaccettabile, che le critiche portate in modo serrato nell’ambito della maggioranza da luglio da Matteo Renzi, hanno avuto fondamento e che lo strattonamento ha messo in movimento decisioni bloccate.
Al di la’ di posti e forme, questo passaggio avrebbe un senso etico nel quadro politico che nel 2021 ha una priorità su qualunque altra cosa: non sbagliare orientamento nel contrasto alla pandemia. Punto e a capo.
Poi si facciano le alleanze possibili, poi ci si schieri a favore e contro con il coraggio e la coerenza che fin qui non hanno avuto tutti.
Ma si smetta di dire agli italiani che gli atteggiamenti critici in guerra con il virus non sono ammissibili e,peggio, che passi lo stalinistico paradigma che chi critica e’ un matto.
Questa opinione è espressa da chi ha fin qui rivolto più critiche che applausi all’ ex-presidente Renzi.
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