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COP27: cosa sta succedendo?

Sono venuto in Egitto con un po’ di ottimismo, perché se non sei ottimista non puoi lavorare nella sostenibilità. Però oggi, ad una settimana dall’inizio della COP mi chiedo: tutto qui? Ogni giorno c’è un tema di dibattito diverso per i tanti tavoli di lavoro, ma quello che ne esce è il nulla o quasi.

Nei primi giorni di conferenza si è parlato (più di quanto mi aspettassi) di Loss And Damage. È la prima volta che il tema è stato ufficialmente messo nell’agenda di una COP, in quelle precedenti era stato un argomento abilmente evitato dai paesi più ricchi.

Per farvela veloce, con l’espressione “Loss&Damage” si intendono aiuti economici dei paesi più ricchi a quelli più poveri, per i danni e le perdite subite a causa del cambiamento climatico.

ATTENZIONE: non si tratta di fondi per aiutare l’adattamento di questi paesi alla crisi, si parla di soldi per compensare le perdite.

È giusto che i paesi più ricchi, in virtù del loro debito ecologico e del loro potere economico supportino economicamente i paesi più colpiti dai cambiamenti climatici. Va benissimo, ci piace. Ma non basta. Riparare e adattarsi è fondamentale, ma è quanto mai necessario mitigare, ridurre, ottimizzare e per farlo servono stati coraggiosi.

E’ un po’ come quella cooperazione dei polli, io la chiamo così. Do i polli ai più poveri perché così mangiano. In realtà si risolve il problema di un pasto non del sistema che genera la fame.
Cosa servirebbe? Creare una società in grado di formarsi e poter creare il proprio futuro appoggiandosi a un welfare che ne supporti e, perchè no, migliori l’esistenza.
Partiamo dalla scuola, per esempio.

Ancora una volta. Serve coraggio.

In una settimana ci siamo portati a casa solo l’istituzionalizzazione del Loss&Damage. Bene, ma troppo poco.

Mi aspetto, da professionisti di altissimo livello come quelli presenti qui alla COP27 un’analisi amplia e complessa, non l’esasperazione della semplificazione.

Vorrei sentire idee sulla gestione dell’accesso all’acqua, dell’acidificazione degli oceani, dell’accesso alla sostenibilità economica per le periferie del mondo, le prime cose che mi vengono in mente. Nulla di tutto questo, il focus sembra essere sul business, sul ruolo delle aziende e le opportunità che si generano.

In mezzo a queste voci vuote continuo a pensare che il vero valore stia in chi combatte contro il cambiamento climatico, ogni giorno, con il lavoro, l’informazione e l’attivismo.

C’è bisogno di più azione e #zeroChiacchiere!

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Andrea Pesce

Andrea Pesce è da sempre impegnato nella sostenibilità ambientale, nell'educazione e nell'innovazione, dividendo il suo tempo tra l'Italia e il Sud America. E’ il fondatore di zeroCO2, una start-up che si occupa di riforestazione ad alto impatto sociale in diversi paesi del mondo che in meno di due anni ha piantato oltre 400'000 alberi e supportato 40'000 contadini. È anche il fondatore di Comparte onlus, una no profit che si occupa di educazione e innovazione nei paesi in via di sviluppo. Andrea è laureato in Relazioni Internazionali e ha esperienza nella cooperazione internazionale in diverse regioni del mondo, tra cui Africa e America Latina. Dopo un'esperienza lavorativa nelle istituzioni europee a Bruxelles, ha deciso di dedicarsi alla cooperazione gestendo diversi progetti in Guatemala. Le ragioni che hanno ispirato il suo lavoro possono essere ricondotte al suo amore per l'ambiente naturale e alla sua volontà di proteggerlo.

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Tag: cop27

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