Napoli: cosa fare per il lungomare

di Raffaele Aragona

Si è detto tanto sull’effetto delle mareggiate delle scorse settimane, ci si è molto soffermati sulla questione dell’arco borbonico (che borbonico non era) dilungandosi in questioni storico-filologiche che certamente lo riguardano. Osservando in concretezza la questione, però, non pare che questo sia il principale problema creato dalle libecciate, le quali hanno spazzato via un po’ di tutto sul lungomare. Il libeccio, però, non ha colpa, è innocente! I colpevoli sono tanti: sono coloro che non hanno avuto rispetto della strada concedendo troppo e nulla prevenendo.

Per quanto possa apprezzarsi il proposito della ricostruzione dell’arco, la cosa è poco rilevante, trattandosi, in fondo, di qualcosa di non elevato valore, né artistico né architettonico, ma soltanto di una testimonianza del passato. Resta principalmente da rilevare se sussista una sua funzione, per esempio quella di evitare, in caso di mareggiate, l’ingresso di acqua di mare in risalita nel canale fognario e di provvedere di conseguenza.

Lungomare di Napoli

Da quanto accaduto nasce, però, l’occasione e la necessità di “proteggere” il lungomare, via Partenope in particolare, da ogni genere di aggressioni. Fin dal primo apparire a Palazzo San Giacomo, de Magistris ha concentrato la sua attenzione su quel tratto costiero, ospitandovi eventi svariati, quasi sempre nocivi per l’immagine della città. Un’attenzione iniziata col tentativo di pedonalizzare via Caracciolo, interdendo al traffico automobilistico una primaria arteria di scorrimento e un’essenziale via di fuga. Fu soltanto il crollo di un’ala di Palazzo Guevara a far cancellare quel dispositivo che pure era stato valutato come implicante una rilevante perdita economica e un consistente aumento dell’inquinamento dell’intorno, così come avvenuto con la pedonalizzazione della sola via Partenope; la recente chiusura della galleria della Vittoria ha costretto l’amministrazione a cambiare rotta ancora una volta, riaprendo la strada alle auto. Sembra quasi che le avversità giochino a correggere gli errori.

Porto di Napoli

La recente mareggiata ha sconvolto buona parte di via Partenope con danni a parapetti, balaustre, pavimentazioni oltre che alle strutture amovibili, la cui sistemazione fu consentita nonostante i vincoli paesaggistici esistenti sul lungomare. L’amministrazione dovrà ora impegnarsi a riparare tutto ciò, senza baloccarsi in progetti come quello del contestatissimo restyling di via Partenope. Sono lavori urgenti che, come ha scritto Fabio Mangone su queste pagine, «devono costituire l’occasione per una riflessione finalmente concreta e seria sul lungomare»; e Mangone continua chiedendo «di sapere se, a fine sindacatura, dopo la sfortunata (o fortunata?) chiusura del tunnel, vale ancora la necessità di una completa pedonalizzazione, se ha ancora credito la visione populista del lungomare liberato».

Quella di oggi è l’occasione per interventi che contemperino le varie esigenze e destinazioni di via Partenope: quella di apertura al traffico automobilistico per le giuste e ordinarie esigenze di circolazione, oltre che come via di fuga, quella del passeggio e anche quella della ristorazione, a patto, però, di una coordinata e contenuta valutazione degli spazi a ciò destinati.

Napoli

Ci si augura che, pur in dipendenza dei pochi mesi ormai a disposizione di questa Giunta, dimenticando ogni effimero progetto, si pensi all’idonea sistemazione di quanto è andato distrutto e, di concerto con gli Enti competenti, anche a una più efficiente protezione della linea di costa. Un intervento la cui necessità è pure contenuta in un documento risalente al 2009 nel quale veniva ben evidenziato il pericolo di mareggiate sul tratto di via Partenope. Un allarme rimasto nel cassetto per oltre dieci anni, senza aver mai dato luogo ad alcun provvedimento. Anni nei quali è stata anche messa a repentaglio l’incolumità di persone incentivando, di contro, l’occupazione di buona parte di quell’area da parte di attività di ristorazione, con strutture irrispettose di qualsiasi decoro, prive di un organico progetto e in spregio a quello che è sempre stato ideato e considerato un luogo elegante. Per la completa protezione della linea di costa, sarebbe auspicabile la rimozione delle scogliere a ridosso del muro di ripa parabolico e la realizzazione di scogliere soffolte tali da costituire una valida barriera all’aggressione del mare. E sarebbe auspicabile che tutto ciò diventi argomento di discussione da parte dei candidati alle prossime amministrative, nonché delle forze politiche e civiche che li sostengono; e resta da sperare che da questi ultimi eventi possa nascere un ricostituito decoro per quella che si vorrebbe continuare a pensare come la più bella passeggiata del mondo.

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Il crollo annunciato dell’arco

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Raffaele Aragona

Raffaele Aragona (Napoli), ingegnere, ha insegnato Tecnica delle Costruzioni all’Università di Napoli “Federico II”. Giornalista pubblicista, ideatore e promotore dei convegni di caprienigma, è tra i fondatori dell’Oplepo. Per la “Biblioteca Oplepiana” ha scritto La viola del bardo. Piccolo omonimario illustrato (1994) e molti altri lavori in forma collettanea. Autore di Una voce poco fa. Repertorio di vocaboli omonimi della lingua italiana (Zanichelli, 1994), ha curato per le Edizioni Scientifiche Italiane, i volumi: Enigmatica. Per una poietica ludica (1996), Le vertigini del labirinto (2000), La regola è questa (2002), Sillabe di Sibilla (2004), Il doppio (2006), Illusione e seduzione (2010), L’invenzione e la regola (2012). Sono anche a sua cura: Antichi indovinelli napoletani (Tommaso Marotta, 1991, ried. Marotta & Cafiero, 1994), Capri à contrainte (La Conchiglia, 2000), Napoli potenziale (Dante & Descartes, 2007) e il volume Italo Calvino. Percorsi potenziali (Manni, 2008). Ha pubblicato il volumetto Pizza nella collana “Petit Précis de gastronomie italienne” (Éditions du Pétrin, Paris, 2017). È autore di due volumi per le edizioni in riga (2019): Enigmi e dintorni e Sapori della mente. Dizionario di Gastronomia Potenziale. Il suo Oplepiana. Dizionario di letteratura potenziale è pubblicato da Zanichelli (2002).

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